Le “verità” su Orlandi, il terrore di Sophie e quel piccolo errore…

Continuano le oscure rivelazioni della giovane “accolta” dalla curia di Avignone

GIANLUIGI NUZZI

Di fronte alle verità di Sophie sulle ragazze scomparse a Roma agli inizi degli anni Ottanta c’è da aver paura. Anche perché le sue email concludono sempre con un’incalzante, crescente espressione di terrore. «Il vescovo è partito per Israele e io mi ritrovo qui sola – scrive nel pomeriggio del 15 ottobre 2021 –. Di fronte a un’organizzazione che mi sfugge e mi terrorizza. Signor Nuzzi, sappia che farò tutto il possibile per aiutarla a scoprire la verità su tutti questi orrori, ma spero sinceramente di avere il tempo… Questa è la mia più grande paura, e credo che lei stesso sappia di cosa sono capaci… In una prossima email, se sarai interessato, forse ti racconterò più dettagliatamente cosa sto vivendo con questi uomini. Spero che questo vi permetta di comprendere meglio questa triste realtà che sta accadendo in relazione ai potenti del Vaticano. Naturalmente dipende se lo si desidera o meno. Capisci che voglio solo una cosa: la verità. Prego per te e la tua famiglia. Sofia +». E poi un post scriputm: «Per essere completamente onesta con te, nelle ultime ore sono stata sottoposta a così tanta pressione e minacce che ho avuto voglia di rinunciare a tutto».

Quindi, urge capire da subito se la giovane francese, portata in palmo di mano dagli alti prelati di Avignone, conosca davvero retroscena inediti sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. E, nel caso, esiste un suggeritore, chi è costui? Se inventa, ancor più bisogna comprendere quali dinamiche le hanno consentito di acquistare tanto credito nella curia avignonese da smuovere esperti e medici: cosa si nasconde sotto quest’affaire?

Per far calare le carte a Sophie chiedo a chi è vicino a Pietro Orlandi di formulare qualche domanda su Emanuela alle quali solo chi la conosce bene potrà rispondere. Ricevo quattro questioni scritte da Pietro, semplici, precise, lineari che il 17 ottobre giro a Sophie: «Nell’aprile del 1983 Emanuela andò dal medico per un problema di salute. Qual’era la diagnosi? Ho sempre chiesto a Emanuela di suonare al pianoforte due brani classici che mi piacevano particolarmente, uno era il Notturno di Chopin, l’altro? Durante un viaggio in una città europea, condivise la stanza con un’amica con cui andava molto d’accordo. Come si chiamava questa compagna? Che città era?». E, infine, «quando Emanuela si addormentava, legava i capelli con la riga in mezzo, io la chiamai con un certo nome per prenderla in giro. Tipo, come?».

La cattedrale di Avignone

In cuor mio penso, prevedo che la giovane eviterà di rispondere, dimostrando il bluff di questa storia e lasciando così alcuni esponenti della curia di Avignone a dover spiegare un giorno perché Sophie trova tanto credito. Invece, passano due giorni, arriva la risposta, una lunga missiva divisa in due parti. Nella prima replica alle domande su Emanuela, poi indica altri dettagli.

«Da parte mia – esordisce la email –, ti chiedo scusa, ma durante il nostro incontro a Milano ho commesso un errore. Quando ti ho detto che Emanuela Orlandi mi è apparsa tramite apparizioni (per il ritrovamento delle sue spoglie), mi hai chiesto se fosse possibile rivolgerle delle domande a nome del fratello, per verificare che fosse proprio lei. Con la forte emozione che ho provato durante questo incontro e la stanchezza del viaggio, ti ho detto: “sì, certo”. Questo è stato il mio grande errore, perché all’epoca non ho tenuto conto della dottrina della Chiesa cattolica, che condanna questa pratica. Mi scuso ancora una volta con tutto il cuore per questa goffaggine. Penso sia importante chiarire che non sono una medium né una chiaroveggente e non pratico la spiritualità né altro. Ho delle apparizioni e/o delle rivelazioni dal cielo, ma queste sono solo apparizioni permesse da Dio. Non faccio mai nulla di mia iniziativa. La sera stessa del nostro incontro mi sono resa conto dell’errore nelle mie parole in risposta alla tua richiesta. Mi sono presa allora il tempo di pregare, di chiedere il discernimento del vescovo, ma anche di attendere gli insegnamenti di Padre Pio su questa questione, consapevole del fondamento iniziale di questa richiesta. Per rassicurare il signor Orlandi. Padre Pio mi ha incoraggiato a rivolgermi alla Bibbia, dove sono tutte le risposte. Dopo aver letto diversi passaggi e averne discusso con il vescovo, vorrei condividerne alcuni con voi, affinché possiate constatare personalmente la posizione della Chiesa».

E qui Sophie argomenta il suo inatteso diniego, citando diversi passi delle scritture. Un fatto strabiliante se solo si pensa che la giovane francese mi era stata presentata come persona senza cultura e priva di mezzi telematici a disposizione. È palese che qualcuno la stia aiutando. «Signor Nuzzi, lei capirà che, oltre a essere consapevole della necessità del signor Orlandi di essere rassicurata circa le mie rivelazioni, mi è impossibile andare contro gli insegnamenti della Chiesa e ritengo mio dovere usare grande cautela al riguardo. Andare contro questo principio significherebbe anche aprire le porte ai trucchi del demone, il che equivarrebbe a far fallire la missione. Emanuela mi sembra alla ricerca della verità, le informazioni che mi fornisce sono principalmente legate a questa verità. Come avrete capito, non posso fare domande direttamente a nome della sua famiglia, d’altro canto, i defunti che mi appaiono con il permesso di Dio, possono liberamente condividere con me ciò che desiderano e ciò che Dio accetta».

E aggiunge: «A questo proposito, ecco alcuni elementi forniti da Emanuela Orlandi, che spero possano soddisfare suo fratello e voi: “Avevo l’astigmatismo all’occhio destro, dovevo indossare occhiali brutti per ascoltare la musica e avevo problemi renali. Ero piena di vita e di gioia. Felice nella mia famiglia, ma diffidente e timida con gli estranei. Mi sono trovata bene in Vaticano, ci sono nata e ci vivo ancora. I giardini erano un incredibile parco giochi e qualche volta il Papa veniva a chiacchierare amichevolmente con noi. Finché la mamma non ci ha chiamato dalla finestra per mangiare. Sapete, il Papa era stufo della situazione, sapeva tutto quello che era successo ma è stato messo a tacere. Ha fatto di tutto per cambiare il corso delle cose. Ha provato di tutto, ma è stato davvero pessimo. Il giorno del mio rapimento, prima di partire ho litigato con Pietro. Volevo che mi portasse a lezione di musica a causa dello sciopero degli autobus del giorno prima ma lui non ha voluto per via di Ana. In quel momento mi arrabbiai. E poi mi piaceva così tanto andare in moto con lui. Da piccola sono caduta una volta ma non ho avuto paura.

Padre Pio

Da allora so che si è pentito molto di avermi detto di no, non avrebbe dovuto. Se non fosse stato quel giorno, sarebbe stato un altro giorno. Digli che non è colpa sua. Non ho preso l’autobus 64 come al solito perché avevo paura che non sarebbe partito a causa dello sciopero. Ho camminato e ho attraversato l’interno di Piazza Navona per andare un po’ più veloce”». Una lunga missiva generosa di dettagli se non fosse per un errore, piccolo ma fondamentale.