Le visioni della ragazza in mano alla chiesa provenzale: “Farò la stessa fine”
GIANLUIGI NUZZI
Siamo alla vigilia del Natale del 2020, Sophie L., la giovane ragazza che indica ad alcuni alti prelati di Avignone indicazioni su Emanuela Orlandi e altre ragazze scomparse negli Anni ’80, ormai ha conquistato la fiducia dei sacerdoti.
Dalla Provenza mi arrivano notizie tanto incredibili da lasciarmi incredulo: “Con Google Earth – mi scrive uno dei sacerdoti – abbiamo delimitato il perimetro dove si troverebbero i resti di Emanuela, appena ho delle novità vi ricontatto”.
E così con gli auguri di buon 2021 arrivano anche quelli di poter fare presto concreti passi in avanti. In realtà per circa dieci mesi non vengo più aggiornato. Solo successivamente verrò a sapere che alcuni monsignori con Sophie L. sono venuti in missione riservata in Italia per raggiungere Roma e da qui Torvaianica, alle porte di Pomezia, convinti che la tomba di Emanuela sia tuttora sotto un imponente edificio lungomare. I sacerdoti si affidano alle parole di Sophie L. che li aggiorna e rende sempre più precisa la ricostruzione aggiornandoli di quanto viene a sapere durante il fenomeno della bilocazione. A differenza dei preti, nutro profonde perplessità su questa testimone e notizie che fornisce sebbene rimanga spiazzato dall’assoluta dedizione che sacerdoti di potere e d’esperienza vi dedicano. E poi come può questa ragazza sapere queste cose senza aver accesso a libri e rete wi-fi? C’è qualcuno che la imbocca e per quali fini?
Un passo in avanti arriva nell’autunno del 2021 quando un vescovo francese con un altro sacerdote e la stessa Sophie L. decidono di venire a trovarmi.
«Caro Gianluigi – mi scrivono – appena possibile prenoteremo il nostro volo per Milano al fine di incontrarvi e darvi il nostro dossier”. In effetti capisco che hanno stilato una sorta di memoria sulle rivelazioni della ragazza e vogliono ancora confrontarsi.
E così il 9 ottobre ci si incontra più volte, si va a colazione insieme sulla terrazza della Triennale. Conosco Sophie L., è esattamente come l’immaginavo, magrissima, lunghi capelli lisci castani, occhi chiari e sfuggenti. Parla poco, pochissimo, anzi quasi non parla.
Mentre siamo a tavola mi accorgo che ogni volta che dialogo con i suoi amici sacerdoti, lei mi osserva, studia, fissa. Se però ricambio lo sguardo lei subito gira il volto altrove. Le dico chiaramente che bisogna superare dei dubbi e che l’unica strada è quella di accettare delle domande da parte di Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela al quale potrei chiedere di formulare degli interrogativi su degli aspetti di Emanuela non ancora usciti sui giornali e che solo i familiari conosco. Sophie L. comprende la richiesta e si dice disponibile.
Dopo il lunch andiamo a vedere il Cenacolo di Leonardo da Vinci per poi salutarci. Passa qualche giorno e il monsignore di Avignone mi manda una email, questa: «Caro Signore, innanzitutto vorrei ringraziarvi per averci accolto così fraternamente sabato scorso. Sophie è rimasta molto colpita dal vostro incontro. Attende con ansia la tua e-mail e le domande del fratello di Manuela.
Devo farti notare che lei non desidera che padre D. faccia da intermediario tra lei e te. Da domenica Padre Pio la sta inondando di informazioni sulle ragazze scomparse negli anni ’80 e ’90, ma sarà lei stessa a raccontarvelo via email, perché desidera comunicare direttamente con voi.
Anche Manuela gli apparve e le raccontò, tra le altre cose, il soprannome che le aveva dato sua madre... Lascerò che Sophie parli direttamente con te. Resterò al suo fianco, anche se giovedì partirò per Israele per un servizio in una casa del CNC a Gerusalemme. Vi assicuro le mie preghiere per tutte le vostre intenzioni».



La missiva apre uno scambio epistolare direttamente con Sophie. La sua prima email è semplicemente agghiacciante: «Salve signore, grazie per la tua email e grazie mille per aver trovato il tempo di incontrarmi a Milano. Ti chiedo anche perdono per le mie paure. Sono purtroppo profondamente colpita dagli orrori che ho subito per mano di questi uomini. Per non parlare della mia enorme paura delle conseguenze di tutto questo. Va bene per le domande.
Grazie a te e a lui per averci dedicato del tempo. Da parte mia, ho ricevuto molte informazioni da Emanuela, sia sul giorno della sua scomparsa, sia sulla sua vita privata. Le trasmetterò, insieme alle risposte alle domande che mi pone. In modo che tutto sia raggruppato. Devo condividere con voi altre informazioni che ho ricevuto negli ultimi giorni. Hai chiesto i nomi delle altre ragazze corrispondenti al caso di Emanuela per opera del clero (oltre a Mirella), eccoli:
“1° aprile 1975: Alexandra Sandri, 11 anni. Rapita e sequestrata dagli uomini della Massoneria, poi sacrificata per la Pentecoste del 1982. Orchestrato da Mons. Marcinkus
2 dicembre 1981: Stefania Puglizi, 10 anni. Venne rapita e tenuta per diverse settimane presso l’abitazione di un familiare, massone (poi cambiò residenza tre volte, sempre sotto la tutela della Massoneria), finché non venne portata in sacrificio a Roma, durante una messa nera di Natale del 1985. Orchestrato da Marcinkus.
3. Maggio 1983: Mirella Gregori 15 anni. Rapita e tenuta prigioniera per ordine del vescovo Marcinkus. È stata tenuta insieme a Emanuela per circa un mese a Roma, portata a orge sessuali, prima di essere portata all’estero. Vescovo Marcinkus
4 giugno 1983: Emmanuela Orlandi. Vescovo Marcinkus.
5 gennaio 1984: Caterina Skerl, 17 anni. Testimone imbarazzante nel caso Orlandi. Uccisa la sera stessa della scomparsa da un uomo della gang di De Pedis.
6 novembre 1984: Maria Antonietta Flora 27 anni. Venduta da un mafioso (che lei conosceva) a un giro di schiavitù sessuale per membri del clero.



7 giugno 1989: Gisella Orou, 16 anni. Morì durante un rito satanico. La mafia si è sbarazzata del cadavere. Vescovo Marcinkus.
8 settembre 1993: Elisa Claps, 16 anni. Sacrificata durante una messa nera per la Gloriosa Croce il 14 (intrappolata da un parente). Il sacrificio non avvenne a Roma ma a Potenza. Orchestrato da Mons. de Bonis”.
Sembra un film ma non lo è. Sembra il frutto di notizie inventate, assemblate a casaccio o è un mosaico al quale mancano ancora i tasselli principali? Perché scomodare queste povere ragazze, la loro memoria e chi soffre ancora oggi per loro? Se questa donna mente è un’abile e sottile giocatrice ma forse è strumento di qualcuno per motivi ancora sconosciuti. La conclusione dell’email è inquietante, come una partita da giocarsi contro il tempo: «Signor Nuzzi, io penso molto a quello che mi ha detto “bisogna lottare contro il destino” e mi aggrappo il più possibile a questa parola per non perdere la speranza, ma sono terrorizzata e non so come lottare contro tali poteri… Ho molta paura, perché ciò che mi aspetta è terribile, ancora di più dopo le rivelazioni che continuo a trasmettere. Ricevo sempre più minacce e pressioni. Anche il cielo mi conferma tristemente che il tempo stringe… Faranno di tutto per farmi tacere, ma cosa posso fare contro di loro? Come posso combattere il destino che questi uomini hanno pianificato per me?».








