Caro direttore,
qualche sera fa ho rivisto in tv il bel film di Alfred Hitchcock «Il sipario strappato», la cui trama si svolge nell’Europa della guerra fredda. Abbiamo così potuto rivedere uno spaccato di realtà quotidiana nei Paesi del blocco comunista. Ho visitato come giovane turista negli anni ‘60 alcune di quelle nazioni e i ragazzi della mia età mi invidiavano «perché vivevo nell’Europa libera». Oggi tutto è cambiato. Abbiamo il primo ministro ungherese che, dimentico del feroce e drammatico intervento sovietico contro il suo Paese nel 1956, ammira il dittatore Putin e si prende la libertà di snobbare l’Europa, mentre il presidente degli Stati Uniti Trump fra le tante cose che dice e fa, si permette di giudicare «illegali» i giornali che lo criticano, senza contare i suoi sprezzanti giudizi nei confronti di procuratori e magistrati. Che tristezza!Giorgio Tescari

Caro Tescari,
Nel nuovo mondo globale sono sempre più evidenti alcuni capovolgimenti della realtà. Noi occidentali, abitanti dei Paesi liberi e democratici, siamo spesso giudicati dalle potenze emergenti alla stregua di «residuati storici», sostenitori di valori non più attuali e che per questo finiranno nella polvere. Putin ha rivendicato, quando prova a elaborare testi «teorici», la superiorità del modello russo di civiltà. Lezioni simili sono arrivate dal presidente cinese Xi e da vari autocrati sparsi nel mondo. Ormai sono considerate normali le «democrature», dove l’esercizio democratico si limita al giorno delle elezioni. Il vincitore, da quel momento in poi, si sente investito di un potere assoluto: l’esempio è Orbán ma anche Trump ha ideologia e comportamenti di questo genere. È sempre più diffuso il fastidio verso tutti i bilanciamenti e verso tutte le istituzioni che non derivano dal voto (Corti costituzionali, magistratura, autorità indipendenti). Anche la funzione di controllo esercitata dalla libera informazione è mal sopportata se non repressa. C’è un grande interrogativo che dobbiamo porci seriamente: si sta diffondendo una disponibilità a barattare diritti e procedure democratiche in cambio della promessa di protezione e di difesa rispetto alle crisi globali? Le ricette nazionaliste hanno la funzione di «catturare» questo spirito dei tempi? Se vogliamo una nuova Europa dobbiamo capire che accanto a libertà economiche, diritti civili e democratici dobbiamo saper rispondere alle domande di sicurezza e di riduzione delle disuguaglianze. Dobbiamo ritrovare la forza di credere nei nostri valori per far diventare l’Unione un vero punto d’attrazione e non una costruzione astratta per le élite. Se ogni Stato europeo va però per la sua strada allora rassegniamoci alle lezioni di Putin.