Stati Uniti, quell’allarme inascoltato sull’arrivo di una pandemia

 

 

Il nuovo coronavirus si è insediato anche negli Stati Uniti. Dalle poche decine di casi di qualche settimana fa, Washington oggi deve fare i conti con quasi 4mila casi e circa 200 decessi. La progressione continua senza fermarsi anche se molti esperti considerano queste cifre sottostimate.

Insomma, Donald Trump ha tra le mani un nodo spinosissimo che potrebbe mettere a rischio la sua rielezione come presidente del Paese; tutto dipenderà da come The Donald sarà in grado di gestire l’epidemia del Covid-19, un virus pericolosissimo che ha già messo in ginocchio mezzo mondo.

In ogni caso sono arrivate le prime misure draconiane anche in terra americana. Il governatore della California, Gavin Newsom, ha ordinato ai cittadini di restare a casa. È questo l’ordine contenuto in una direttiva che ha limitato tutti i movimenti non essenziali dei 40 milioni di abitanti dello stato, consentito solo attività e servizi essenziali, come supermercati e farmacie.

Anche il governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo, ha annunciato di firmare un ordine molto simile, che obbligherà il 100% dei lavoratori a stare a casa, con l’esclusione dei servizi essenziali, tra cui farmacie e alimentari. Il Segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, ha invece ribadito la necessità per tutti i cittadini statunitensi di limitare i viaggi per contribuire ad arginare la diffusione della pandemia di coronavirus.

Dal canto suo Trump ha dichiarato che il coronavirus ha reso la situazione negli Stati Uniti come nei tempi di guerra. Il capo dello Stato Usa ha annunciato anche di aver invocato il Defense Production Act, una legge dei tempi della Guerra di Corea che consente al governo di imporre quote di produzione di determinate attrezzature, nel caso particolare mascherine e altri articoli sanitari.

Allarme non ascoltato

Il New York Times ha scritto che l’anno scorso il governo americano avrebbe ignorato una marea di avvertimenti, gli stessi che denunciavano come gli Usa non sarebbero stati pronti ad affrontare una pandemia. Nonostante gli allarmi inascoltati, ben poco è stato fatto per sopperire alle carenze strutturali e oggi la situazione è questa.

In una simulazione contenente una serie di esercizi e svolta a cavallo tra gennaio e agosto 2019, il Dipartimento della salute e dei servizi umani immaginava l’avvento di una pandemia di influenza. Lo scenario da incubo, lo stesso che si sarebbe poi realizzato da lì a pochi mesi, era stato definito Crimson Contagion.

Ebbene i risultati non erano incoraggianti, visto che rimarcavano come il governo federale si sarebbe trovato impreparato, non coordinato e privo dei giusti finanziamenti di fronte alla diffusione di un virus per il quale non esistono ancora cure.

Le criticità fondamentali riguardavano vari aspetti: durante la simulazione le agenzie federali si sarebbero burlate di chi era al comando mentre i funzionari statali e gli ospedali non riuscivano a capire quale fosse l’attrezzatura più adatta.

La cosa più sconcertate è che l’allarme appena citato non è stato il primo avvertimento ma soltanto l’ultimo di una lunga serie. Tre volte negli ultimi quattro anni il governo ha ragionato sul da farsi al cospetto di una pandemia, identificando possibili carenze e raccomandando azioni specifiche.

Muoversi in ritardo

Ora Trump sta lavorando in fretta e furia sul da farsi. Certo, pesa il voltafaccia del presidente, che in un primo momento aveva snobbato il nuovo coronavirus come una sorta di influenza, restando per almeno un paio di mesi fermo con le mani in mano mentre Cina ed Europa subivano gli effetti del Covid-19.

A un certo punto Trump è passato dal dichiarare che la situazione era “sotto controllo” ad annunciare tuoni e fulmini all’orizzonte. Il portavoce della Casa Bianca, Judd Deere, ha assicurato che chiunque sospetto che “il presidente Trump non abbia preso sul serio la minaccia di Covid-19” si sbaglia di grosso.

L’amministrazione si è tuttavia dimostrata lenta nell’introdurre test a tutta la popolazione e nel chiudere scuole e luoghi di aggregazione. Trump ha provato così a rispondere: “Nessuno sapeva che ci sarebbe stata una pandemia o un’epidemia di questa proporzione. Nessuno ha mai visto nulla di simile prima d’ora”.