Mps, l’ombra dei festini hard. L’ex sindaco: “David Rossi è stato ucciso”

Alle Iene l’intervista choc all’ex sindaco di Siena: “C’era una villa in cui facevano festini. Ecco perché la magistratura non ha indagato”

Claudio Cartaldo per

La morte di David Rossi, capo comunicazione di Monte dei Paschi di Siena, è ancora avvolta nel mistero. Per la procura senese si è trattato di suicidio (due archiviazioni), ma la famiglia dell’ex banchiere non è convinta.

Ci sono quel video, la caduta di schiena e le ferite sul corpo di Rossi che lasciano molti interrogativi aperti.

Ieri, durante la puntata domenicale de Le Iene, l’inviato Antonino Monteleone ha costruito – di nuovo – uno servizio sul presunto suicidio di Rossi. Per giorni la Iena ha cercato di parlare con molti testimoni validi, registrando però solo “omertà”. Questa volta sono presenti anche dichiarazioni “bomba” dell’ex sindaco di Siena (1993-2001) ed ex dirigente della banca, Pierluigi Piccini.

“Ma se uno volesse ipotizzare che quello di David è stato il suicidio di un ragazzo che ha vissuto la cresta dell’onda?”, chiede Monteleone all’ex sindaco. “Tutte cazzate”, risponde l’interlocutore. “Lui ha gestito più di 50 milioni di euro in 4 anni…aveva le porte aperte dappertutto”.

Davanti alle telecamere Piccini precisa di avere “seri dubbi” sull’ipotesi del suicidio. Ma quando non sa di essere ripreso aggiunge: “David fa un errore storico: lui dice che sarebbe andato dai magistrati a raccontare tutto e dice: ‘Io di questa città conosco tutto, dai tempi del Piccini ad oggi'”. Insomma: qualcuno avrebbe voluto chiudere la bocca a Rossi per evitare che parlasse? “La città è convinta che sia stato ucciso”.

Un’altra anomalia riguarda l’assenza di memorie e appunti da parte di Rossi. Non viene ritrovato alcuno scritto sul suo conto. “Mi sembra strano”, dice Piccini a Le Iene, visto che lui era solito prendere molti appunti quando era il suo capo ufficio stampa. Piccini conosce bene la storia del presunto suicida. Perché i rapporti banca, partito, città erano molto stretti. E chi si trova nell’ufficio stampa di un sindaco conosce i legami con Mps. È inevitabile. “Che lui avesse un particolare appeal all’interno della banca – aggiunge l’ex sindaco – anche perché era il braccio destro di Mussari e potesse gestire tanti soldi…questo sì”. Ma poteva essere anche all’interno delle decisioni chiave della banca? “Questo sì”, dice Piccini. “Come addetto stampa per forza doveva saspere le operazioni, quelle da dire, quelle da non dire…”.

Insomma: Rossi non poteva essere un uomo distrutto che si è lasciato andare al suicidio. “Ha dialogato con tutti i direttori di tutti i giornali d’Italia – dice Piccini – non aveva un problema di lavoro”. Dietro ci sarebbe “una storia parallela”. “Un avvocato romano – rivela Piccini – mi ha detto: ‘Ma perché vi rigirate tanto i coglioni’. Ma scusa perché? Era un’amica mia dove marito era nei servizi…ma guarda, dice: ‘Devi indagare su alcune ville tra l’aretino e il mare…e i festini che facevano lì. Perché la magistratura potrebbe anche aver abbuiato tutto perché scoppia una bomba morale, non so se mi sono spieagato. Questo filone non è mai stato preso”. E ancora: “Questo mio amico avvocato romano mi ha detto: ‘Non state lì a girare tanto le scatole. C’è una villa tra Siena e Arezzo e c’è una villa al mare, dove facevano i festini’. Chi andava a queste feste? Ci andavano anche i magistrati senesi, ad esempio? Mah…Ci andava qualche personaggio nazionale? Mah…La cocaina gira a fiumi in questa città”.

Possibile sia questo il motivo delle due archiviazioni sulla morte di David Rossi? “Io a un certo punto io posso anche capire magistratura che di fronte ad una cosa del genere cerchi di chiudere perché altrimenti diventa una cosa molto difficile”. Se anche fosse vera la dichiarazione di Piccini sulla magistratura, su cui però al momento non ci sono riscontri, resta da capire perché allora l’ex capo comunicazione di Mps sarebbe stato ucciso. “Si sono mangiati una banca – dice l’ex sindaco – Perché si sono mangiati una banca?”

Alla fine dell’intervista “rubata”, l’ex (e forse futuro) sindaco ha scoperto i microfoni nascosti degli intervistatori: “Se esce una mezza parola vi denuncio… Io sono candidato a sindaco, mi volete mettere contro la magistratura?”, ha detto. E un giorno dopo la realizzazione dell’inchiesta ha annunciato querela contro le Iene.

Pierluigi Piccini

Intervistato dalle “Iene” l’ex sindaco rosso di Siena riapre il caso: “Quelle ville frequentate da politici e giudici…”

Luca Fazzo per

«Se esce una mezza parola vi denuncio… Io sono candidato a sindaco, mi volete mettere contro la magistratura?». Alla fine della lunga chiacchierata, l’ex sindaco (e forse futuro sindaco) di Siena Pierluigi Piccini mette in chiaro che lui quelle cose terribili le ha dette in confidenza: e quando scopre che l’inviato delle Iene Antonino Monteleone ha registrato tutto con un microfono nascosto gli fa una scenata, urla, gesticola.

Chissà se è davvero arrabbiato, o ha consapevolmente voluto lanciare il sasso nascondendo la mano. Più che un sasso, d’altronde, si tratta di un macigno che irrompe nella quiete forzata di Siena, in quella sorta di congiura che circonda da quattro anni il mistero della morte di David Rossi, il portavoce del Monte dei Paschi volato da una finestra la sera del 6 marzo 2013, nel pieno della bufera che aveva investito la banca.

«Ho seri dubbi – dice Piccini – che David si sia suicidato»: e fin qui nulla di nuovo, perché i dubbi ce li ha mezza Italia. Ma quando non ha davanti la telecamera, l’ex sindaco – che prima di essere eletto lavorò a lungo al Monte – tira fuori una «storia parallela» da brividi. Parla di «alcune ville tra l’aretino e il mare», e dei festini che «si facevano lì». «La magistratura potrebbe avere abbuiato tutto perché scoppia una bomba morale», dice. E aggiunge: «Chi andava a queste feste? Anche i magistrati senesi? Mah! Anche qualche personaggio nazionale? Mah! Ad un certo punto posso anche capire la magistratura che cerchi di chiudere, perché altrimenti diventa una cosa molto difficile». Piccini accampa una fonte, un’amica avvocata romana col marito nei servizi segreti; ma sembra – nel tono, nella convinzione – parlare in realtà di cose che conosce bene. E che vanno a combaciare con il mormorio che si aggira per Siena, dove di ville, di feste, di magistrati (con nome e cognome) si parla da sempre. Per due volte, la Procura di Siena ha chiesto e ottenuto che la morte di David Rossi fosse archiviata come suicidio: adesso l’ex sindaco mette in relazione diretta il duplice affossamento dell’inchiesta con il timore di verità scandalose che sarebbero venute fuori scavando davvero sull’uccisione di Rossi, inguaiando giudici e personaggi nazionali.

Che di uccisione si sia trattato, lo dice da sempre la moglie di Rossi, Antonella: e potrebbe sembrare il consueto, umano rifiuto della realtà cui si assiste in drammi analoghi. Ma a rinfocolare i dubbi ci sono le immagini crude che le Iene mandano in onda: non solo quelle ormai arcinote del corpo che cade quasi all’impiedi, e dei due colleghi di Rossi che mezz’ora dopo si avvicinano al morto, lo guardano e se ne vanno senza chiamare aiuto; ma anche quelle del corpo di Rossi sul tavolo dell’obitorio, spogliato, cosparso di segni e ferite che il volo non spiega. Tutti elementi che il nuovo decreto di archiviazione, depositato in luglio dal giudice preliminare Roberta Malavasi neppure affronta: arrivando comunque alla «ragionevole certezza del suicidio» sulla base dell’unico «riscontro fattuale», i biglietti d’addio alla moglie vergati da Rossi e trovati nel cestino del suo ufficio.

Da quattro anni nessuno azzarda un movente: chi pensa che Rossi si sia ucciso non sa dire perché mai lo avrebbe fatto, e chi è convinto che sia stato ammazzato non si azzarda a indicare un possibile colpevole. Nel suo «fuorionda» alle Iene, l’ex sindaco Piccini – che ebbe a lungo proprio David Rossi come capo dell’ufficio stampa – non fa ipotesi, non indica il mondo dei festini eccellenti come mandante del delitto. Ma sembra pensare, e in qualche modo giustificare, che la scelta di chiudere tutto e in fretta sia stata compiuta perché altrimenti si sarebbe scoperchiato altro. I video di sorveglianza manomessi, le telefonate che partono dal cellulare di Rossi dopo la sua morte, i vestiti che indossava distrutti su ordine del pm: l’inchiesta sul presunto suicidio gronda inconseguenze. La Procura di Siena però, furibonda per la trasmissione, annuncia che trasmetterà la registrazione a Genova. Il capo della procura Salvatore Vitello esprime «profonda indignazione per questa continua aggressione nei confronti dei magistrati di questo ufficio. Restiamo sereni anche di fronte a questi nuovi indicibili attacchi e continueremo a lavorare con l’equilibrio, l’imparzialità e l’indipendenza, che hanno sempre contraddistinto il nostro operato». Vitello dice che «ben sette magistrati sono stati titolari di indagini riguardanti il decesso di Rossi; magistrati intervenuti in diversi momenti, con approfondimenti investigativi ed accertamenti, i cui risultati sono stati da tutti ritenuti convergenti verso l’ipotesi suicidiaria». E difende le archiviazioni: «Ampiamente motivate».

L’ex sindaco di Siena a ‘Le Iene’: ‘La villa dei festini’

LE BOMBE DI PICCINI ALLE ‘IENE’ SU DAVID ROSSI, I MAGISTRATI E I ‘FESTINI’ FINISCONO ALLA PROCURA DI GENOVA. È IL PROCURATORE DI SIENA A INVIARE LE REGISTRAZIONI: ‘UN INACCETTABILE ATTACCO, UNA STORIA PARALLELA MAI EMERSA PRIMA, EPPURE BEN SETTE MAGISTRATI HANNO INDAGATO SU DAVID ROSSI’ – L’ATTUALE PROCURATORE CAPO È ARRIVATO UN ANNO E MEZZO DOPO LA MORTE DI ROSSI, QUINDI CON LE INDAGINI FATTE MALE NON C’ENTRA…

MPS: MORTE ROSSI: PROCURA, REGISTRAZIONE ‘IENE’ A GENOVA

Il procuratore della Repubblica di Siena Salvatore Vitello invierà alla procura di Genova, competente per territorio su vicende che riguardano i magistrati senesi, la registrazione della puntata di ieri sera de Le Iene dedicata alla morte di Davide Rossi, il capo comunicazione di Mps, nella quale l’ex sindaco Pierluigi Piccini ha detto di aver saputo di “festini” ai quali avrebbero partecipato importanti personaggi della magistratura e della politica.

In una nota Vitello afferma che “trattandosi di accuse penali rivolte ai magistrati degli uffici di Siena” ha trasmesso la registrazione della trasmissione alla procura di Genova “cui spetta ogni competenza in merito”. “Si racconta di una ‘storia parallela’, – spiega il procuratore – mai emersa nel corso delle indagini svolte da questo ufficio e mai denunciate dallo stesso interlocutore che vedrebbe coinvolti vari soggetti, tra cui i magistrati senesi in ‘festini’ a base di ‘cocaina’ che si sarebbero tenuti in due ville, una in una località tra Siena e Arezzo ed un’altra in zona di mare”.

CASO DAVID ROSSI, LA PROCURA SU PICCINI: “INACCETTABILE ATTACCO”

Sulla vicenda delle rivelazion di Pierluigi Piccini alle Iene sulla morte di David Rossi, interviene il procuratore della Repubblica Salvatore Vitello con una nota che pubblichiamo di seguito.

“Con riferimento alle affermazioni rese al giornalista della trasmissione televisiva Le Iene, andata in onda nella serata di domenica 8 ottobre 2017, si prende atto che l’interlocutore del giornalista ha espresso gravi accuse nei confronti dei magistrati di Siena.

In particolare si racconta di una “storia parallela”, mai emersa nel corso delle indagini svolte da questo Ufficio e mai denunciate dallo stesso interlocutore, che vedrebbe coinvolti vari soggetti, tra cui i magistrati senesi, in “festini” a base di “cocaina” che si sarebbero tenuti in due ville, una in una località tra Siena e Arezzo ed un’altra in zona di mare.

Secondo quanto prospettato nell’intervista, le indagini sul decesso di Davide Rossi, non si sarebbero spinte oltre per evitare lo scandalo nei confronti di magistrati o di altre personalità di rilievo nazionale, che avrebbero preso parte ai “festini”.

Trattandosi, all’evidenza, di accuse penali  rivolte ai magistrati degli uffici di Siena, ogni competenza in merito spetta alla Procura della Repubblica di Genova, cui viene trasmessa la registrazione della trasmissione.

Per quanto riguarda questo Ufficio si ricorda che:

1. Ben sette magistrati sono stati titolari di indagini riguardanti il decesso di Davide Rossi; magistrati intervenuti in diversi momenti, con approfondimenti investigativi ed accertamenti progressivi nel tempo, i cui risultati sono stati da tutti ritenuti convergenti verso l’ipotesi suicidiaria;

2. E’ giusto e comprensibile che i familiari abbiano dubbi sulla causa della morte del loro congiunto ed è legittimo che essi esprimano critiche sull’operato dei magistrati che hanno seguito la vicenda, utilizzando, come hanno fatto, gli strumenti consentiti dalla procedura, con investigazioni difensive e opposizione all’archiviazione;

3. Ben due Giudici delle Indagini preliminari hanno emesso ordinanze di archiviazione ampiamente motivate, sulla base di un ampio contraddittorio instaurato con le difese delle persone offese, su tutti i punti controversi.

E’ assolutamente inaccettabile, viceversa, la sistematica delegittimazione, come quella da ultimo operata dall’interlocutore delle Iene (rilanciata scientemente senza alcun filtro e con la consapevolezza di non aver compiuto alcun riscontro), che senza alcuna conoscenza diretta della complessa attività di indagine, dei risultati degli accertamenti tecnici, degli immani sforzi compiuti per dare spiegazione ad ogni elemento di criticità, sulla base di un pregiudizio personale, senza indicare alcun argomento di merito, tenta di accreditare, con esternazione ignote per provenienza, una propria tesi personale suffragandola con pesantissime accuse ai danni dei magistrati che hanno seguito la vicenda giudiziaria, additandoli come partecipi di un oscuro disegno criminoso.

Pur esprimendo profonda indignazione per questa continua aggressione nei confronti dei magistrati di questo ufficio, restiamo sereni anche di fronte a questi nuovi indicibili attacchi e continueremo a lavorare con l’equilibrio, l’imparzialità e l’indipendenza, che hanno sempre contraddistinto  il nostro operato”.

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