Mercoledì 3 gennaio parte Mifid 2

la direttiva Ue che pone più tutele al risparmio e maggiore trasparenza a banche, sgr e sim.

Risparmio, arriva la Mifid 2. Le novità: più tutele per chi investe. E costi chiari

Un prospetto semplificato informerà sui costi dei gestori e sui rendimenti (o perdite) futuri. Più chiare le commissioni di performance

 

Fabrizio Massaro, Marco Sabella per

Quanto vi costa davvero un fondo o un altro investimento finanziario? Quanto vi rende? Quante commissioni di gestione pagate effettivamente? Quanto si paga per entrare e uscire da un investimento? Quanto pesano le commissioni di performance? E siete davvero certi che l’investimento sia adeguato alla vostra competenza finanziaria, sia davvero nel vostro interesse, che siete davvero pronti a far fronte alle eventuali perdite? Finora tutte queste domande potevano restare senza una risposta puntuale; da mercoledì 3 gennaio, con l’entrata in vigore della nuova direttiva europea sui servizi finanziari «Mifid 2», le risposte che il cliente-investitore otterrà dovrebbero essere più chiare, più esaustive, più trasparenti. Per esempio, sarà ben specificato che solo per entrare e uscire da un investimento si pagano commissioni perfino del 5% del valore.

Lo scopo della nuova normativa europea, entrata in vigore con un anno di ritardo rispetto alle previsioni iniziali, è proprio l’introduzione di maggiore tutela dei risparmiatori: il principio è che le imprese di investimento devono agire in maniera onesta e professionale nel servire i clienti, fornendo loro maggiori informazioni e consulenza adeguata. In particolare, quando vengono consigliati più prodotti o servizi, la valutazione di adeguatezza dovrà avvenire in relazione all’intero pacchetto.

Per le banche e le imprese finanziarie il cambiamento di paradigma sarà notevole, anche se in gran parte si sono già adeguate alla nuova realtà. In particolare il focus, dal punto di vista degli intermediari finanziari (banche, sgr, sim eccetera), sarà proprio sulle commissioni di performance, cioè quella percentuale dei guadagni che rimane al gestore, relativamente ai criteri e all’arco temporale del calcolo e sul suo valore assoluto (per investimenti da decine o centinaia di migliaia di euro, è parecchio significativa). Tutto questo dovrebbe essere dichiarato esplicitamente. Non è una novità da poco, considerato che nell’industria del risparmio gestito può succedere — come svelava una recente indagine del Sole 24Ore — che il gestore guadagni più del risparmiatore che rischia il denaro.

Una guida alla Mifid 2 pubblicata a fine anno dall’Abi evidenzia le varie novità. Un ulteriore aiuto al risparmiatore dovrebbe arrivare, con il regolamento cosiddetto «Proops», dall’introduzione di un documento informativo, il «Kid» («Key information document»), cioè un prospetto riassuntivo di poche pagine nel quale vengono rappresentati indicatori di rischio, costi e performance ipotetiche. Un elemento di confronto — e, si spera, di semplificazione — per comprendere e confrontare prodotti complessi, come gli strutturati o i fondi d’investimento alternativi. Devono essere collocati su una scala di rischio, da 1 a 7, e verrà ipotizzato il rendimento previsto in base ai vari scenari di mercato. Inoltre, le autorità di vigilanza — l’Esma a livello europeo e, in Italia, Consob e Banca d’Italia — possono bloccare la vendita degli strumenti finanziari se li ritengono pericolosi per gli investitori: uno strumento in più che, se disponibile qualche anno fa, forse avrebbe potuto evitare il collocamento dei famigerati bond subordinati ai risparmiatori delle banche finite in risoluzione.

Novità anche per il ruolo del consulente che propone l’investimento: dovrà essere adeguatamente formato e dovrà sempre qualificarsi come «indipendente» o «non indipendente» specificando la gamma dei prodotti sui quali presta consulenza. Se è «indipendente», cioè non legato a un produttore, può essere remunerato solo con una commissione legata alla consulenza, mentre quelli «non indipendenti» saranno pagati con le retrocessioni.

Arriva la Mifid 2: ecco cosa cambia

Stop ai costi occulti dei fondi. E come le medicine i prodotti finanziari avranno il «bugiardino»

 

Camilla Conti per

Domani entra in vigore la direttiva Mifid 2, la nuova legge europea che disciplina i mercati degli strumenti finanziari ed i servizi di investimento in tutti gli Stati membri della Ue.

Cosa cambia rispetto al passato? Partiamo dalla novità più importante: i costi. Con la Mifid 2, per la prima volta, molti investitori avranno la piena consapevolezza di quanto gli costa realmente investire.

LISTINO PREZZI

L’impatto delle commissioni sul rendimento totale del prodotto non è indifferente, soprattutto se l’investimento è a lungo termine. Il problema è che con la vecchia normativa molte di queste fees spesso sono rimaste nascoste agli occhi del risparmiatore meno esperto. Oggi chi va in banca e sottoscrive un fondo d’investimento riceve soltanto il dettaglio di quella che è la commissione di ingresso. Si tratta di una commissione che va pagata per poter entrare a investire in quel dato fondo (può arrivare anche al 4% del capitale investito). C’è poi la commissione di gestione che può arrivare anche al 2% annuo sul capitale investito. Si tratta di un grande calderone nel quale, oltre ai costi legati alla ricerca e all’analisi dei mercati finanziari, ricadono anche i costi legali, di marketing, quelli legati alla banca depositaria e di struttura che andrebbero esplicitate separatamente. Finora, dunque, la prassi era la seguente: la commissione di gestione era scritta (in percentuale) nel prospetto informativo del fondo che solitamente non lungo meno di cento pagine. Nel caso di un investimento da 100mila euro in un fondo comune, questa commissione di gestione veniva trattenuta direttamente dal valore della quota del fondo e quindi inglobata in questo prezzo. A fine anno il risparmiatore si trovava con il fondo che, per esempio, gli aveva reso il 3%. Da questa performance era però stata tolta la commissione del 2% e quindi in realtà il fondo era salito del 5%. Con la Mifid 2 i costi, dalle commissioni di performance a quelle di consulenza passando per le spese legate alla fiscalità degli strumenti finanziari, verranno scorporati con due comunicazioni: una ex ante con la stima di quello che il cliente andrà a pagare e una ex post con il consuntivo di quello che è stato pagato. Questi costi dovranno essere conteggiati nel dettaglio, a parte, ed espressi bene in euro (e non più solo in percentuale). Il risparmiatore riceverà la rendicontazione a fine anno.

IL MARCHIO DI FABBRICA

La Mifid 2 porterà un’altra rivoluzione. Prima di essere commercializzati e quindi sottoposti alla clientela, i prodotti finanziari dovranno essere analizzati ed approvati da chi li introduce. Chi li distribuisce dovrà a sua volta adeguare la pubblicizzazione del prodotto al tipo di mercato a cui è destinato. Non solo. L’investitore dovrà essere sottoposto ad una «valutazione di adeguatezza», verranno verificate le sue conoscenze e rendicontate eventuali esperienze pregresse sul servizio richiesto; verrà sottoposta ad analisi la sua situazione finanziaria per appurare che sia in grado di sostenere eventuali perdite; verranno valutati i suoi obiettivi per meglio comprendere quanto sia tollerante al rischio. Fino a oggi la tutela del cliente, in termini di trasparenza, era garantita dalla predisposizione dei cosiddetti Kiid e Kid: documenti sintetici sul rischio dell’investimento. Qualora il cliente affermasse di essere un investitore qualificato l’intermediario poteva inoltre prescindere da una serie di obblighi di trasparenza. L’onere principale dell’intermediario dunque era mettere il cliente nella condizione di comprendere l’operazione. Con Mifid 2, la tutela dell’investitore, sin qui riservata con qualche eccezione (ad esempio, la disciplina sui prodotti complessi) al momento della firma del contratto, viene anticipata al momento della creazione del prodotto che dunque sarà costruito ad hoc. Le valutazioni dell’emittente saranno vagliate dai distributori che dovranno mettere il sigillo finale alla compatibilità del prodotto. Come spiegano gli esperti dell’Aduc, facendo un’analogia col mondo farmaceutico, la banca dovrà presentare una sorta di bugiardino scritto dal produttore, che dovrebbero limitare iniziative del singolo «farmacista».

L’INFORMAZIONE

Questi sono i cambiamenti più rilevanti che riporta la nuova direttiva sulla carta. Ma nella realtà come e con quale incisività verrà applicata? Il presidente di Ascosim, Massimo Scolari, ricorda che nel nostro Paese circa il 38% dei risparmiatori, nel decidere i propri investimenti si affidano ai consigli di parenti ed amici; nel 24% dei casi le decisioni di investimento vengono prese in autonomia dal risparmiatore. La conoscenza delle tutele offerte dalla regolamentazione Mifid risulta ancora bassa. Se il sistema finanziario si limiterà a conformarsi al nuovo quadro normativo privilegiando gli aspetti formali e burocratici, l’opportunità di accrescere il grado di fiducia non sarà pienamente colta. Secondo Scolari, dunque, molto dipenderà dalla diffusione di una corretta informazione ai risparmiatori e agli investitori.

Parte la rivoluzione Mifid2. Per risparmiatori e famiglie significherà costi più chiari

Commissioni e retrocessioni saranno dettagliate e messe in evidenza. Ma c’è il rischio boomerang

 

Sandra Riccio per

Il 2018 inizia con una piccola rivoluzione in banca. Riguarderà soprattutto famiglie e risparmiatori. Di cosa si tratta? Il 3 gennaio, dopo numerosi rinvii, entra in vigore la Mifid2. E’ la nuova direttiva europea che ha l’obiettivo di tutelare i risparmiatori e portare più trasparenza sui costi di strumenti di investimento come, per esempio, fondi comuni, polizze vita, piani di accumulo, obbligazioni o compravendita di azioni e di Btp. Una novità non da poco che il Financial Times ha definito come la più grande riforma nel settore degli ultimi dieci anni.

I costi in chiaro  

Gli effetti arriveranno fino nelle nostre tasche. Andando nel pratico, per la prima volta ogni risparmiatore-investitore avrà a sua disposizione un vero e proprio «listino prezzi». Saprà così, nel dettaglio ed espresso in euro (e non più in percentuale) quali sono i costi di ciascun servizio che è legato agli investimenti che fa in banca o con il suo consulente finanziario.

Un esempio? Le commissioni conosciute oggi da tutti gli investitori sono quelle che si pagano all’ingresso di un fondo di investimento. Poco conosciute sono quelle in uscita, vale a dire quelle che si pagano quando si vende. Quasi sconosciuti sono invece i costi di gestione del fondo. Dipendono dalle categorie dei fondi d’investimento, per i fondi obbligazionari possono arrivare all’1% annuo mentre per gli azionari si parla anche del 3% annuo. Su un portafoglio di investimento misto da 100mila euro si arriva anche a 2mila euro di costi medi che da adesso in poi saranno scritti nero su bianco nei rendiconti che ci arrivano a casa. Sono già ben presenti nei prospetti informativi dei fondi ma questa voce verrà messa di più in evidenza perché dovrà essere sottoscritta in maniera puntale dal cliente. La Mifid2 renderà palesi questi esborsi. «Questo creerà concorrenza tra le diverse società di gestione e porterà a una certa riduzione di questa voce di spesa – afferma Mario Ambrosi, Presidente Efpa Italia, l’organismo professionale preposto alla definizione di standard e alla certificazione per i consulenti finanziari -. Tuttavia l’aspetto sui costi rischia di fuorviare l’attenzione sul valore della consulenza che con la Mifid2 è ancora più presente e valorizzata».

La retrocessione

Un altro aspetto importante della Mifid2 è che il costo della retrocessione sarà più evidente rispetto a prima. La retrocessione è il «compenso» che il fondo paga alla banca e al consulente che ha «venduto» il suo «prodotto». Per fare un esempio, con la nuova regolamentazione l’1% di commissione di gestione sul fondo obbligazionario sarà evidenziato in maniera dettagliata. Sul rendiconto di fine anno comparirà la voce espressa in euro, quindi 1.000 euro su un investimento di 100mila. Questi 1.000 euro saranno però dettagliati nelle tre voci che li compongono: un terzo destinato alla banca, un terzo al gestore, un ultimo terzo al consulente che ha proposto e fatto sottoscrivere il fondo.

Il rischio boomerang

La novità in arrivo porterà, molto probabilmente, una riduzione delle spese per chi investe. Il conto finale però potrebbe finire sul groppone di tutti i correntisti. E’ quanto già sta accadendo: «Se gli istituti tolgono redditività da una parte, la dovranno aumentare da un’altra – afferma Ambrosi -. Paradossalmente la trasparenza introdotta sugli investimenti farà sì che il cliente dovrà stare più attento sulle spese per altri servizi perché gli intermediari saranno impegnati a una revisione generale dei costi». Da tenere sott’occhio saranno soprattutto i prezzi di servizi utilizzati tutti i giorni, come i prelievi al bancomat o i bonifici. Che già sono aumentati negli ultimi mesi.