L’ex premier e le tante inchieste

se non si tratta di complotto l’ex premier ci deve più di qualche spiegazione

L’iscrizione nel registro di Laura Bovoli, che è stata segretata dalla Procura di Firenze, collegata alla visita della Finanza nell’azienda di famiglia. A suo marito contestate pure fatture sospette.

Giacomo Amadori per

La Procura di Firenze ha iscritto sul registro degli indagati sia Tiziano Renzi sia Laura Bovoli, i genitori del segretario del PD Matteo. I nomi del babbo e della mamma sono stati segretati dalla Procura di Firenze. Una decisione che consente ai magistrati di indagare a fari spenti per tre mesi senza la pressione dei media, arginando qualsiasi fuga di notizie, visto che la segretazione viene decisa per tenere all’oscuro gli indagati e i loro legali. E anche in questo caso, ne siamo abbastanza certi, la Procura del capoluogo toscano smentirà. Come ha fatto in passato per altre iscrizioni poi rivelatesi autentiche (vedere caso Aleotti).

Le contestazioni nei confronti dei genitori sono legate al crac della cooperativa fiorentina Delivery Service Italia, fallita nel 2015. Insomma si tratta di reati fallimentari che, nei casi più gravi di bancarotta fraudolenta, possono costare anche 10 anni di carcere. L’ipotesi investigativa è che a tirare le fila dell’azienda dissestata, ma anche di altre società collegate e perquisite, come la EuropeService e la Marmodiv srl, ci fosse la Eventi6, che ha come presidente e rappresentante dell’impresa (con la figlia Matilde) Laura Bovoli ed è di proprietà delle donne di casa Renzi (Laura 8%, Matilde 56% e l’altra figlia Benedetta 36%).

Nel fascicolo risulta indagato pure il consigliere delegato di Eventi6 Roberto Bargilli (il quale il 6 Ottobre ha subito anche una perquisizione domiciliare), l”ex autista del camper di Matteo Renzi durante la campagna per le primarie. Il fascicolo fiorentino ha preso corpo grazie alle carte giunte dalla Procura di Cuneo, titolare di un’indagine sul fallimento di un’altra società del giro. Dalle carte in mano agli inquirenti emerge come la Eventi6 nella sua storia imprenditoriale si sia appoggiata pure ad altre ditte finite in disgrazia per la gestione della forza lavoro. Lo schema lo abbiamo già raccontato in altri articoli: la  capofila ottiene le commesse, tiene per se una cospicua percentuale e appalta la consegna del materiale a chi diventa unico responsabile del rischio d’impresa. Tiziano Renzi è finito pure in un altro filone d’indagine svelato dalla Verità la settimana scorsa. Riguarda un giro di false fatturazioni intercorso con una società  di Luigi Dagostino, imprenditore barlettano indagato per reati fiscali. Dagostino è una di quelle amicizie di Tiziano che suscitano in Matteo Renzi conati di vomito (l’ex premier l’ha scritto al genitore in un sms del Gennaio scorso).

L’imprenditore con la procura ha ammessso di aver realizzato false fatture e ha pagato circa tre milioni all’erario garantendosi il cosiddetto ravvedimento operoso. In questo caso i magistrati hanno messo sotto osservazione due fatture pagate da Dagostino a Tiziano Renzi: una da 10.000 euro e una da 130.000. Per la più piccola è stata utilizzata come veicolo la Party srl, società fondata nel 2015 da Tiziano Renzi (40% di quote), dalla Nikila Invest (di proprietà di Dagostino e della compagna Ilaria Niccolai) e da un terzo socio. Quella da 130.000 euro è stata, invece, pagata dalla Tramor srl, all’epoca riconducibile  a Dagostino. Il 6 Ottobre gli uomini della Guardia di Finanza di Firenze si sono presentati alla Eventi6 con un ordine di esibizione di atti e hanno chiesto conto anche di questa fattura. Una sorpresa che ha messo in agitazione babbo Tiziano, il quale per informare, all’insaputa degli inquirenti, l’indagato Dagostino delle proprie vicissitudini e renderlo edotto della versione comunicata alle Fiamme Gialle, ha fatto ricorso al vecchio sistema del telefono senza fili.

E’ infatti andato a raccontare i dettagli della mattinata trascorsa con gli investigatori a un ex socio affinche li riportasse al comune amico Dagostino. Una fonte riservata interna al Giglio magico (come ai tempi in cui abbiamo anticipato in esclusiva l’inchiesta Consip) ci ha confidato quanto Tiziano avrebbe riferito all sua cerchia ristretta di amici e parenti. Ecco il resoconto.

Alla vista dei finanzieri Renzi senior avrebbe detto:

Mia moglie deve andare fuori, a casa, lei non c’entra niente. Le Fiamme Gialle avrebbero obiettato  che la donna è la rappresentante legale dell’azienda. No, quì chi decide strategie e politiche di marketing sono solo io, quindi il responsabile sono solo io e non lei

avrebbe insistito il babbo dell’ex rottamatore. A questo punto Tiziano avrebbe ricostruito la storia delle due fatture, in particolare di quella da 130000 euro:

C’era un fornitore che aveva bisogno di fare delle fatture un po più alte e io gliele ho pagate, poi lui mi ha restituito la differenza così …..quindi avevo questi soldi e non sapevo come fare …. in azienda c’era bisogno.

Le sovrafatturazione solitamente vengono utilizzate per pagare meno tasse o per costituire eventuali provviste in nero. Però Tiziano avrebbe commesso l’errore di far rientrare in azienda i 130.000 euro che aveva incassato in contanti. Il racconto del babbo del segretario del PD sarebbe proseguito più o meno così:

Il 6 Ottobre, con i finanzieri, sono stato molto preciso e dettagliato sulle attività svolte per Dagostino. Io ho messo i clown all’outlet The Mall, poi abbiamo realizzato un corridoio di hostess che conduceva a un nuovo edificio dove c’erano le firme dell’abbigliamento.

Dopo aver dato le sue spiegazioni alle Fiamme Gialle, Renzi senior avrebbe chiesto di poter rilasciare spontanee dicharazioni. Gli investigatori, presi in contropiede, hanno cercato il procuratore aggiunto Luca Turco (che ha in mano il fascicolo insieme con la collega Christine Von Borries) per ricevere istruzioni su come comportarsi e il magistrato avrebbe risposto di lasciargliele fare. Il contenuto del breve verbale l’ha confidato lo stesso Tiziano a chi ha raccolto il suo sfogo:

Ho dichiarato che Luigi è un imprenditore di grande livello, un ottimo prefessionista, una persona seria , con cui ho avuto eccellenti rapporti.

Quindi ha chiesto al cofessore del momento di riportare le sue frasi a Dagostino. Una premura dettata probabilmente dall’ansia di non indispettire l’amico imprenditore. Il motivo di tanta agitazione ? La solita fonte ben informata prova a dare la sua spiegazione: Tiziano ha paura che le indagini colpiscano la moglie, che è la legale rappresentante della Eventi6. Anche perchè , se venisse coinvolta, susciterebbe molto più scalpore del marito….. .

Gli investigatori scrivevano così:

“E’ lei a gestire i conti delle società”

L’iscrizione sul registro degli indagati di Laura Bovoli, amministratore unico della Eventi6, non è il classico fulmine a ciel sereno. La signora ere già stata attenzionata in almeno altri tre procedimenti penali. I primi a mettere gli occhi sulla mamma di Matteo Renzi sono stati i finanzieri di Genova che l’hanno citata più volte nel fascicolo per la bancarotta della Chill Post. Il Colonnello Dino Bonati ricostruì l’accesso a un mutuo da circa 500.000 euro richiesto dalla Bovoli alla regione. Il 12 Marzo 2009 la signora presentò, a nome della Chil srl di famiglia, una domanda di ammissione alla linea di finanziamento di FidiToscana, previsto per le imprese.

All’epoca la compagine sociale era a esclusiva partecipazione femminile (Laura Bovoli 50%, Benedetta Renzi 25%, Matilde Renzi 25%). La misura prevedeva un importo massimo garantito di 500.000 euro per ogni singola impresa, con una garanzia al massimo del 60%. La copertura saliva fino all’80% quando le richiedenti erano aziende a gestione prevalentemente femminile. A concedere materialmente il mutuo fu la Banca di Credito Cooperativo di Pontassieve dopo due pareri favorevoli del funzionario Marco Lotti, padre del miinistro dello sport. Il 29 Luglio 2009, sette giorni dopo la delibera, le donne di casa Renzi cedono a Tiziano le quote della società, il cui nome viene modificato da Chill a Chill Post. La mossa delle signore viene stigmatizzata dal Colonnello Bonati:

Tutto quanto procede si ritiene possa concretizzare l’utlizzo strumentale della compagine sociale femminile solo al fine di ottenere la massima percentuale di garanzia ammissibile a discapito di FidiToscana spa.

L’8 Ottobre 2010 Tiziano vende un ramo della ChillPost alla moglie per meno di  4000 euro e cede quel che resta della società (con in pancia il mutuo da pagare) al futuro coindagato Mariano Massone. La ChillPost dopo cira 2 anni e mezzo fallisce, lasciando da coprire a FidiToscana gran parte del debito. Il nome della signora ricompare nell’inchiesta sul fallimento della Direkta srl di Cuneo, azienda gestita da due amici di Renzi, Mirko Provenzano ed Erica Conterno. I magistrati piemontesi sono stati i primi ad accendere un faro sulla prassi della Eventi6 di appoggiarsi ad aziende spesso finite in crisi e con le loro investigazioni hanno esplorato i rapporti commerciali tra i vertici della Direkta e quelli della Eventi6, raccogliendo diversa documentazione riguardante tali scambi.

In quest’ottica investigativa hanno depositato un’intercettazione del 30 Marzo 2015 tra la Conterno (indagata) e Laura Bovoli, dove le due signore discutono di pagamenti da effettuare. Tre giorni dopo quella chiacchierata, il 2 Aprile, la Conterno, Provenzano & c. vengono perquisiiti su ordine della Procura di Cuneo. Nel decreto sono contenute gravi accuse nei loro confronti, ma i rapporti tra le due famiglie non si interrompono. Anzi a Dicembre Provenzano viene assunto alla Marmodiv, la coop fondata da persone di fiducia dei Renzi per la distribuzione dei volantini e delle Pagine Gialle.

Nel fascicolo piemontese sono pure state verbalizzate alcune accuse su una presunta falsificazione di documenti provenienti da Rignano sull’Arno. Nei suoi interrogatori l’accusatore (un imprenditore indagato) non ha spiegato se ritenga i Renzi complici di questa falsificazione ai suoi danni. I documenti sono su carta intestata della Eventi6 e firmati da Laura Bovoli. Infine il nome della mamma del segretario del PD riaffiorano nell’inchiesta Consip della Procura di Napoli (fascicolo successivamente trasferito a Roma).

Anche in questo caso la Bovoli è intercettata al telefonino mentre prende accordi con un indagato (Carlo Russo) per un incontro urgente . In una registrazione ambientale parlano della signora lo stesso Russo (sotto inchiesta per traffico di influenze illecite) e l’imprenditore Alfredo Romeo (riarrestato per corruzione nei giorni scorsi). Russo discute di pagamenti per le sue consulenze, ma spiega, è la sintesi degli investigatori, che la sua ritrosia è dovuta la fatto di voler tenere separati i suoi compensi con quelli dei Renzi in quanto già con questa srl l’internet banking e tutto è gestito direttamente dalla moglie di Tiziano, Lalla.

I carabinieri del NOE hanno prontamente sottolineato nella propria informativa la funzione di controllore dei conti della donna:

Un ultima considerazione sul ruolo della Lalla , ovvero la moglie di Renzi Tiziano; orbene, è lo stesso Russo ad indicarla come persona che aiuterebbe in modo determinante il Renzi Tiziano nella gestione economica della società detenedo le chiavi per l’accesso all’home banking.

Insomma l’amministratrice della Eventi6 è un personaggio cruciale, la cui importanza non è sfuggita nemmeno ai magistrati di Firenze che indagano sul fallimento della Delivery Service.