LA NUOVA SINISTRA? TANTI GENERALI E POCHE TRUPPE- PISAPIA E BOLDRINI, GRASSO, BERSANI E D’ALEMA, SPERANZA E FRATOIANNI FINO A VENDOLA E EMMA BONINO: DIVISI SU TUTTO MA UNITI DALL’ODIO VERSO RENZI – SENZA UN PARTITO UNICO FARANNO LA FINE DEI SORCI: SARANNO SCHIACCIATI DAGLI ELETTORI

Pur disuniti su tutto, i diversi leader detestano il segretario dem Matteo Renzi.
Però, anche in questo caso, con diverse sfumature
Aldo Cazzullo per
C’è un solo problema che la forza nascente alla sinistra del Pd non ha: la mancanza di leader. Le truppe scarseggiano; i generali abbondano. E non uno la pensa come l’altro. A fronte di infinite difficoltà, l’esercito della nuova sinistra ha due certezze: un’ampia pluralità di posizioni; e una vasta schiera di condottieri. Ognuno si considera il comandante in capo, nonché l’ideologo. Peccato che nessuno abbia le stesse idee degli altri.
Ieri, ad esempio, Pisapia ha detto che bisogna fare l’alleanza con il Pd, e la Boldrini ha risposto che al momento non si può fare l’alleanza con il Pd. In platea non c’era un delegato che concordasse con il vicino: chi proponeva l’accordo tecnico, chi l’accordo politico; chi la desistenza nel centro Italia, chi l’arrocco al Nord; chi il patto di ferro, chi la rottura. Titolino Non è in discussione la qualità delle persone: Pisapia ad esempio è stato un buon sindaco di Milano; la Boldrini è stata molto attaccata sul web ma è molto amata dal suo popolo, perché spesso è stata l’unica a dire cose di sinistra. Il punto è la quantità. Pisapia doveva essere il rassembleur, fino a quando non è sceso in campo il presidente del Senato Grasso. Ma Bersani non ha mai rinunciato ufficialmente a essere lui il leader ombra. D’Alema da sempre considera che il posto di capotavola sia là dove siede lui. Però, se il capo di una forza giovane dev’essere giovane, allora chi se non Speranza?
Renzi di fatto è un centrista, almeno su temi fondamentali come economia e lavoro. Anzi, secondo i suoi odiatori è proprio di destra. È normale quindi che alla sua sinistra nasca un nuovo partito. Uno però. Non centomila. Titolino La situazione è ulteriormente complicata dal proliferare di correnti dentro il partito democratico. Orlando ed Emiliano sono usciti allo scoperto con le primarie. Ma il più potente tra i capi interni resta Franceschini. Una corrente non si nega a nessuno, neppure a Damiano; come la qualifica di padre nobile, in attesa nell’affollata riserva della Repubblica. Non è mica finita qui. C’è tutta una galassia di listarelle e leaderini indecisi tra il progetto di Pisapia, l’alleanza con il Pd, la lista europeista della Bonino e la tentazione di presentarsi per proprio conto: i radicali di Magi, i socialisti di Nencini, i verdi di Bonelli e altri che certo stiamo dimenticando. Libertà e Giustizia di Sandra Bonsanti che fine ha fatto? Vogliamo proprio escludere una zampata di Vendola? Un canto del cigno di Bertinotti? Una resurrezione di Occhetto, ieri acclamato alla fiera della Microeditoria di Chiari (Brescia)? Sarebbe anche uno spettacolo bello e variopinto. Il problema è che i mille coriandoli in cui si è frammentata la sinistra rischiano di essere dispersi dal vento. Che in tutto il mondo, Europa e Italia comprese, tira verso destra.





