La verità è che Conte vuole fare l’influencer

 

UN PREMIER IN BAMBOLA, UN GOVERNO ALLO SBANDO: DOPO PIU’ DI UN’ORA DI ESTENUANTE  ATTESA (LA DICHIARAZIONE ERA PREVISTA PER LE 22.30), CON IL PAESE CHE VA NEL PANICO ATTACCATO AL TG1, GIUSEPPE CONTE PARTORISCE IL TOPOLINO: “ABBIAMO DECISO DI CHIUDERE NELL’INTERO TERRITORIO NAZIONALE OGNI ATTIVITA’ PRODUTTIVA CHE NON SIA ESSENZIALE”
E POI: VI PARE NORMALE CHE LA TV DI STATO DEBBA CONNETTERSI A FACEBOOK, UN’AZIENDA PRIVATA AMERICANA, PER UNA COSI’ IMPORTANTE DICHIARAZIONE DEL PREMIER? – SENZA GIORNALISTI TRA I PIEDI E COL PARLAMENTO CHIUSO,

SIAMO ANCORA IN DEMOCRAZIA?

La verità è che Conte vuole fare l’influencer

Elisa Serafini per

Mezzo milione di nuovi follower personali: questo il risultato dell’aver trasmesso il messaggio istituzionale del Governo, attraverso la pagina pubblica di Giuseppe Conte. Una strategia, perché di questo si tratta, che non è passata inosservata tra gli addetti ai lavori della politica e della comunicazione. Una scelta senz’altro utile per Conte, che in poche ore riesce ad aumentare i suoi fan del 35 per cento, una strategia che con tecniche di inserzioni Facebook a pagamento sarebbe costata tra i 500.000 e il milione di euro.

Una scelta, che, però, deve far riflettere tutti: un messaggio istituzionale è un asset, ha un valore inestimabile (anzi, in questo caso stimabile nella cifra sopra riportata), e proprio per questa ragione deve essere veicolato seguendo la più corretta deontologia.

Gli Stati Uniti conoscono bene questa tematica: per questa ragione negli USA il presidente degli Stati Uniti utilizza l’account @Potus – President of the United States, oppure l’account @WhiteHouse per dare informazioni istituzionali.

Restano presenti anche gli account personali, ma in fase di trasmissione di comunicazioni istituzionali, si preferiscono gli strumenti non personali. La filosofia è che i presidenti passano, e in Italia pure più velocemente, ma gli strumenti devono restare un asset pubblico.

In Italia, al contrario, la pagina istituzionale “Palazzo Chigi- Presidenza del Consiglio dei Ministri” non solo non ha pubblicato contenuti originali, ma ha condiviso il post del profilo di Giuseppe Conte, come avrebbe fatto qualunque fan dell’influencer di turno.

Può sembrare un dettaglio irrilevante, ma mezzo milione di nuovi fan alla pagina istituzionale della Presidenza del Consiglio avrebbero rappresentato un asset per il Paese, conservabile nel tempo, e valorizzabile nell’interesse generale.

Nemmeno la Rai, azienda pubblica che vive di pubblicità e di canone dei cittadini, ha potuto valorizzare questo messaggio. E dire che un aumento medio degli ascolti sarebbe stato utile, in ottica di attrazione di investimenti pubblicitari.

Va aggiunto che la diretta Facebook presenta una particolarità rispetto a normali post: gli spettatori ricevono sempre una notifica di invito a seguire la pagina. E quale cittadino in Italia, in una fase di pandemia, non desidera rimanere aggiornato sugli sviluppi che riguardano il Paese, l’economia e la salute?

Con questa mossa, Conte è arrivato a 2.139.000 follower, poco meno della metà di Salvini, che a questo ritmo potrebbe però essere raggiunto in due o massimo tre nuove dirette Facebook.

Se questa è la strategia, non è una buona notizia. La personalizzazione del ruolo istituzionale rappresenta un punto di non ritorno della politica italiana. Un pericoloso divismo che supera i normali codici deontologici della politica e della comunicazione e che può fare danni a tutti: cittadini, media e classe politica.

La nota di Palazzo Chigi

Le dichiarazioni del Presidente del Consiglio di sabato sera sono state diffuse secondo la consueta modalità utilizzata dalla Presidenza del Consiglio. In caso di importanti dichiarazioni pubbliche del Presidente del Consiglio, infatti, i principali canali televisivi pubblici e privati – avvisati per tempo – accedono attraverso collegamento diretto al segnale audio-video fornito dalla sala regia della Presidenza del Consiglio. Contemporaneamente le dichiarazioni vengono trasmesse in streaming sul canale You Tube della Presidenza del Consiglio e sulla pagina Facebook di Giuseppe Conte. Per conseguenza, anche le dichiarazioni di sabato sera sono andate in onda, per volontaria iniziativa, su RAI1 (edizione straordinaria TG1), Rainews24, La7, SKYTG24, Canale5 (edizione straordinaria TG5) e Rete4 e contemporaneamente su YouTube e sulla pagina Facebook di Giuseppe Conte. Questo ha permesso di raggiungere un ampio numero di destinatari, ivi compresi le persone sorde e con ipoacusia che hanno potuto seguire le dichiarazioni del Presidente con traduzione Lis sul segnale YouTube della Presidenza del consiglio a loro dedicato.

Giuseppe Conte, annuncio a tarda sera e lunga attesa?

“Così ha ottenuto mezzo milione di like”

La comunicazione istituzionale definita da tutti “disastrosa”, quella con cui Giuseppe Conte in gran ritardo ha annunciato il decreto chiudi-tutto, è per Rocco Casalino un’arma vincente. Lo spin doctor di Palazzo Chigi monitora di ora in ora i sondaggi del suo premier. Risultato? Agli italiani “il nuovo Conte” che chiude le fabbriche a mezzanotte con una diretta Facebook senza neppure il testo del Dpcm (Decreto ministeriale ndr), piace. Quella che è stata definita dall’opposizione una mancanza di rispetto è, per Il Giornale, l’ultimo tassello di un piano ben definito in un momento cruciale come questo. Ma se Casalino tiene a bada i giornalisti, il vero braccio armato dei social è Dario Adamo.

Originario di Caltanissetta, Adamo è il social media manager di Conte, addetto anche ad aggiornare il sito internet del governo. Il suo lavoro ha indubbiamente giovato a Conte. Il premier oramai non viene reputato solo affidabile, ma anche un vero e proprio sex symbol meritevole di una pagina web dedicata interamente a lui. Da un milione 657mila in una sola serata Conte ha raggiunto 2 milioni 143mila seguagi. Questi, per lui, sono i numeri che contano.

Ma c’è di più. Un “di più”, clamoroso, che viene notato da Tpi, che dà una ulteriore e più raffinata chiave interpretativa circa la diretta notturna di Conte: ha guadagnato mezzo milione di nuovi follower. Una conseguenza del messaggio istituzionale a tarda notte. “Una strategia, perché di questo si tratta, che non è passata inosservata tra gli addetti ai lavori della politica e della comunicazione. Una scelta senz’altro utile per Conte, che in poche ore riesce ad aumentare i suoi fan del 35 per cento, una strategia che con tecniche di inserzioni Facebook a pagamento sarebbe costata tra i 500.000 e il milione di euro”, mette in evidenza Tpi. Un dato clamroso.

 

Tra sabato e domenica non si è discusso d’altro che di Giuseppe Conte, di bozze, di decreti e di veleni con le Regioni. Il premier ha questo strano vizio di parlare prima di firmare e di conseguenza le sue comunicazioni possono generare confusione, non essendo supportate da carte alla mano. Ma stavolta la mossa comunicativa è stata molto particolare, al punto che qualcuno l’ha definita “alla Grande Fratello”, il reality tanto caro al portavoce Rocco Casalino. All’improvviso Conte ha annunciato una conferenza in piena notte (di nuovo) e poi si è presentato con quaranta minuti di ritardo rispetto all’orario indicato: tempo che ha generato un po’ di ansia, ma che soprattutto è servito a raccogliere tanti spettatori.

Oltre mezzo milione di persone ha seguito la diretta trasmessa sulla pagina Facebook del premier, che per l’occasione ha guadagnato circa 600mila nuovi follower, sfondando il muro dei 2 milioni. In pratica in un quarto d’ora ha aumentato i fan del 35%, segno che Conte (e chi lo consiglia) ha capito che tutto sommato l’emergenza potrebbe essere anche un’occasione politica. Il premier sta aumentando il consenso personale sia nel Paese reale che in quello sui social, però deve fare attenzione a non tirare troppo la corda. Anche perché sono diverse le cose che fanno storcere il naso in merito all’ultima comunicazione. “Ha bloccato l’Italia per non dire niente“, hanno esclamato in tanti dopo averlo sentito parlare. Ed effettivamente niente ha detto di così importante o di nuovo da giustificare un intervento di notte e senza preavviso: la sua è sembrata una normale comunicazione di servizio, una di quelle che poteva aspettare il mattino seguente, meglio ancora se dopo aver firmato il decreto.

Inoltre i più maligni sostengono che il premier abbia voluto togliere la scena alle Regioni, in particolare a Lombardia e Piemonte che stavano per prendersi le prime pagine dei giornali dopo aver emanato poche ore prima delle ordinanze che chiudevano tutte le attività non necessarie. Conte non ha fatto altro che adeguarsi alle nuove misure restrittive, anzi le ha solo annunciate senza averle messe nero su bianco, dato che sono poi servite le 24 ore seguenti per scrivere e firmare il dpcm. Oltre al contenuto della comunicazione, anche il contenitore ha destato delle perplessità. È giusto utilizzare la propria pagina personale per trasmettere in diretta un messaggio istituzionale? Addirittura Conte si è servito della pagina ufficiale della Presidenza del consiglio dei ministri per rilanciare la diretta: il contrario di ciò che normalmente dovrebbe venire. Al di là dei giudizi sui metodi comunicativi, va però detta una cosa: se Conte è bravo a fare il premier la metà di quanto Giuseppe lo è a fare l’influencer, allora siamo salvi.

 

L’importanza di comunicare nel modo giusto durante l’emergenza

Forse, per ribadire il senso dello Stato, sarebbe meglio usare il servizio pubblico, non Facebook: serve più attenzione nel parlare ai cittadini

di Aldo Grasso

Oggi mi sarebbe piaciuto commentare Rosario Fiorello, la replica del suo Viva RaiPlay, il pupazzo Mollica; magari mi sarebbe piaciuto rileggere quel pezzo di Edmondo Berselli Parte il missile Fiorello dove si ricostruisce la storia dei suoi esordi artistici; insomma, mi sarebbe piaciuto parlare d’altro. Ma, domenica sera, il programma è stato interrotto da un’edizione speciale del Tg1 per fare spazio a un intervento del presidente del Consiglio Giuseppe Conte su Facebook: «Siamo di fronte alla più grave crisi che il Paese sta vivendo dal secondo dopoguerra», ha detto il premier, prima di annunciare la decisione di «chiudere, in tutta Italia ogni attività produttiva non strettamente necessaria». Per questo, mi permetto di suggerire qualche piccolo accorgimento in termini di comunicazione per evitare ogni tipo di confusione.

L’intervento era stato annunciato per le 22.45 ma è andata in onda mezz’ora dopo. Una mezz’ora di inquietudine di troppo. Forse è meglio non diramare orari precisi. Forse, per ribadire il senso dello Stato, sarebbe meglio usare il servizio pubblico, non Facebook. Non basta togliersi la pochette dal taschino. Il quotidiano bollettino della Protezione civile così non funziona, è solo un bollettino di guerra, se non di morte. Siamo in democrazia, le informazioni vanno date e tutte. Ma c’è modo e modo. Nessuno discute le qualità organizzative di Angelo Borrelli, commissario per l’emergenza Coronavirus, ma non è un gran comunicatore. Bertolaso e soprattutto Gabrielli trasmettevano più sicurezza. Per non parlare delle sinistre gag di certi ministri. Anche i comunicati delle ordinanze regionali (supermercati, sport, mercati…) non sono il massimo della chiarezza e possono generare equivoci. Forse un po’ più di attenzione nel comunicare (non serve punire, bisogna spiegare) aiuterebbe tutti noi a scacciare dubbi e paure.