Il politologo statunitense critica l’Italia: “Assurdo lo spettacolo di persone in Europa che abbracciano la Cina, quando i cinesi la rifiutano”. E sottolinea: “Il regime cinese cadrà”
Roberto Vivaldelli
Analisti e commentatori si stanno chiedendo in queste settimane quali ripercussioni avrà il coronavirus sul piano geopolitico e sull’ordine mondiale.
Quale potenza ne uscirà più forte? Gli Stati Uniti o la Cina? Secondo il docente di Harvard Stephen M. Walt, oltre a un “arretramento della globalizzazione“, il Covid-19 “determinerà lo spostamento del potere da ovest verso est“, anche se ciò che non cambierà sarà la natura “natura fondamentalmente conflittuale della politica mondiale“.
Secondo Foreign Affairs, la Cina sta approffittando degli errori commessi nelle prime settimane dagli Stati Uniti e si presenta come “leader globale nella risposta alla pandemia“. Di parere opposto il politologo statunitense, Edward Luttwak, secondo il quale il Covid-19 rappresenta è la “Chernobyl di Pechino” e a uscirne più forti saranno gli Stati Uniti.
Luttwak: “Questa è la Chernobyl del regime cinese”
Come spiega in un’intervista a La Verità, “il regime cinese si è messo molto a rischio. Ha causato l’ esplosione della pandemia, non solo mettendo a tacere il medico (Li Wenliang) ma anche insistendo nel procedere con la merenda di 40.000 persone il 19 gennaio a Wuhan: decisioni che sono state prese dal Partito comunista cinese. Il risultato è che – se anche in Italia e nel mondo se ne sono tutti dimenticati – nel mondo cinese (non solo Taiwan, Singapore e Hong Kong, ma anche dentro la Cina) c’ è stata – nonostante la censura – una specie di reazione massiccia di disgusto contro il regime” afferma Luttwak. Inoltre, prosegue nell’intervista, poiché il presidente Xi Jinping “ha voluto personalizzare questo regime (invece di fare come il suo predecessore Hu Jintao, che era primus inter pares), è lui che viene condannato. Nonostante la censura automatizzata, si usano caratteri atipici e linguaggio esopico, per dire essenzialmente che Xi Jinping è una figura che deve andar via. Alcuni vogliono farla finita con lui, altri più o meno con il partito. Questa è la Chernobyl del regime cinese”.
“La politica americana ha iniziato uno scontro che finirà con la caduta del regime”
Sugli aiuti di Pechino al nostro Paese, Edward Luttwak osserva come i cinesi “mandino i loro aiuti e trovino qualche sciuscià che è disposto a pulir loro le scarpe. Hong Kong, Singapore e Taiwan hanno invece deciso che vogliono avere rapporti magari con il Paraguay, ma non con la Cina se non molto, molto profittevoli. Di unificazione politica non se ne parla, ma anche i rapporti culturali sono malvisti. È assurdo quindi lo spettacolo di persone in Europa che abbracciano la Cina, quando i cinesi la rifiutano“. La politica americana, afferma il politologo, “ha iniziato uno scontro politico che finirà con la caduta del regime cinese. Questa è la scelta dei democratici e di tutti, l’amministrazione Trump quindi gode di un consenso totale nella nuova lotta contro la dittatura cinese“. Insomma, secondo Luttwak il futuro è a stelle e strisce: il coronavirus frenerà la crescita di Pechino, alimenterà il malcontento interno fino a portare a un probabile cambio di regime. Sarà davvero così?
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Il “virus della verità”: conversazione con Edward Luttwak
Verdiana Garau
Ci intratteniamo con il Prof. Edward Luttwak, esperto politologo e consulente strategico del Governo degli Stati Uniti d’America, con qualche domanda in merito al coronavirus. Il virus che fa riflettere.
Professore, nell’ultima settimana i dati sempre più allarmanti sul rischio contagio e l’eventuale rischio pandemia hanno fatto il giro del mondo. Intanto l’OMS ha lanciato il preallarme. Tra dieci giorni potrebbe essere decretata ufficialmente la pandemia globale. Ogni paese sta affrontando il problema impiegando le proprie risorse e le differenze e i risultati da paese a paese sono evidenti.
Cosa ne pensa Edward Luttwak del coronavirus?
Il virus è il virus della verità. Arriva in un paese e svela il paese per quello che è. Dove il virus ha raggiunto una certa popolazione ad essere messe in evidenza sono state le criticità di quel paese. In Cina, il partito comunista cinese, quando è partito l’allarme, ha fatto preparare 40.000 merende nonostante i dottori dicessero che il rischio contagio era forte. Ma il partito ha preferito zittire i medici e distribuire queste merende. Subito dopo Xi Jinping ha predisposto la chiusura immediata di Wuhan, ma si è verificato invece il fuggi fuggi. Ben 500.000 persone sono scappate dalla città disperdendosi nelle province e mettendo a rischio l’intero paese. In Cina la dittatura non aiuta. Questo ha svelato il virus. Che la dittatura in Cina è stupida, come tutte le dittature.
In Iran invece molti pellegrini si sono recati verso la città di Qom, dove c’è la moschea di Jamkaran, per venerare il pozzo considerato da molti credenti “il pozzo delle richieste”, che si creda possa riportare la giustizia nel mondo. La gente si è riunita e gli imam si sono rifiutati di chiudere il pozzo nonostante l’allarme del coronavirus. Considerano l’acqua di quel pozzo miracolosa e quindi hanno detto che nessuno avrebbe potuto contrarre il virus in un luogo sacro come quello. Con il risultato che molti imam vicini a Khamenei si sono ammalati e lo stesso il viceministro della salute.
È accaduto poi in Europa, che i cinesi che facevano ritorno verso Prato o comunque in Italia, dopo il 16 gennaio, hanno tenuto nascosto quello che stava accadendo in Cina.
Poi il cittadino tedesco, che asintomatico è stato lasciato libero di circolare. Il paziente sarà quello economico e l’Italia si trova già a zero.
Il virus è il virus della verità, ha svelato ciò che il paese è realmente. In Italia sembra che i politici invece di governare abbiano altre priorità, come quelle di formare e riformare partiti, oppure come il ministro dei trasporti che dovrebbe immediatamente far ripartire i cantieri e non ammette che vengano sottoscritti i contratti necessari se non quelli con le società come il gruppo Salini, bloccando lo schema per dare la priorità a certi gruppi di affari soltanto per tenerli in vita. Sono così venute a galla le debolezze, di ognuno.
Ma in Cina non esistono sistemi di controllo che grazie alla tecnologia riescono a monitorare gli spostamenti di ogni singola persona? I biglietti dei treni sono nominativi, all’ingresso di stazioni ed aeroporti è obbligatorio il riconoscimento facciale…come è potuto accadere questo esodo incontrollato dalla città di Wuhan e la fuga di tutte queste persone verso le province?
Xi Jinping ha la tendenza a credere che rinchiudere la gente come ha fatto con gli Uiguri nei campi sia sufficiente. La tecnologia c’è, ma non funziona bene, non è dappertutto e non si può fare affidamento soltanto su quella. Inoltre i cinesi sono abituati a nascondersi, hanno fatto di necessità virtù data la dittatura che subiscono da lungo tempo e riescono ad eludere ormai i sistemi di controllo. Poi molti sono fuggiti con macchine private e le strade non sono state bloccate. Le zone metropolitane come quelle di Wuhan sono enormi. E non si tratta solo di Wuhan. C’è Hangzhou ad esempio, da cui Shanghai dista soltanto 200km. In quella provincia come nell’area dello Zhejiang ci sono zone totalmente rurali e bucoliche dove la tecnologia non è arrivata. In quelle aree l’epidemia è fortissima. La dittatura non funziona. Pensiamo a Mussolini, che trasformò il sistema amministrativo inquadrando le masse esclusivamente nelle organizzazioni di partito. Pensiamo a Breznev e cosa ha comportato la sua ottusità per la Russia, cooptando nella nomenklatura soltanto i suoi fedelissimi generando altro che corruzione.
Il rischio di non affrontare il problema in modo unanime e in modo sincronizzato, con tutte queste differenze tra la Cina e i paesi più democratici, può costituire un rischio maggiore di diffusione del virus. Serve una governance globale per gestire il problema?
La governance globale già c’è. È quella delle informazioni. Il CDC of China (Central Disease Control) comunica con lo stato americano in modo corretto, le direttive e le informazioni sono trasparenti e comunicate a tutti nel mondo nello stesso modo. Il problema è che i cinesi non riportano le notizie in Cina e la Cina non le recepisce come dovrebbe per diffonderle come dovrebbe. Al contrario le informazioni che arrivano in Cina sono autentiche balle. I cinesi non mettono al corrente in modo corretto Xi Jinping, pur dialogando e riferendo correttamente agli americani. Il loro collega di Wuhan morto, il ricercatore Li Wen-Liang, è stato tradito dal sistema. Nessuno riesce a mettersi contro i funzionari di partito. Il Central Defence Control of China non ha mai mentito. Mentre all’interno i dati sono spesso falsi. Hankou ad esempio era stata già chiusa a Wuhan, ma la notizia non è trapelata, è stata nascosta.
Cosa sta accadendo negli Stati Uniti? Il virus ha colpito anche il paese americano.
Negli Stati Uniti il tasso di letalità ha raggiunto un 2,2%. Qui nel Maryland ci sono stati solo tre casi. Il coronavirus non colpisce affatto i bambini, poco gli adolescenti, qualche adulto e mette a rischio tutti gli anziani. Insomma, il virus colpisce chi è debole e mostra la verità dei fatti.
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“In altri Paesi, molti italiani sarebbero già morti”
Non solo cannonate contro l’Italia e Giuseppe Conte, bollato come “lustrascarpe” di Cina e Russia. Nel corso di DiMartedì – il programma di Giovanni Floris in onda su La7, la puntata è quella di martedì 24 marzo – Edward Luttwak, ospite in collegamento, riconosce anche qualche merito al Belpaese. Lo fa, come sempre, senza giri di parole, senza nascondersi, in modo crudo e diretto insomma. “Se i malati italiani fossero stati in un altro Paese sarebbero già morti – premette il politologo Usa -: l’Italia è stata molto brava a tenere in vita persone molto malate. In America se non sei milionario non hai chance”, conclude Luttwak, ricordando la differenza tra sistema sanitario statunitense e italiano. Una differenza macroscopica e che, al netto di chi lo ha messo nel mirino nei giorni dell’emergenza-coronavirus, ha davvero salvato vite che altrove non avrebbero avuto alcuna possibilità di sfangarla.![]()





