ITALIANI IN PARADISO (FISCALE)

TRA I PEZZI DA NOVANTA DE’ NOANTRI CON I CONTI OFFSHORE C’E’ ANCHE MARCO DRAGO, PRESIDENTE DEL CDA DI DE AGOSTINI – E POI NOBILI, SACERDOTI, COMMISSARI GIUDIZIARI E COMMERCIANTI – I “LEGIONARI DI CRISTO” PRECISANO: “LE SOCIETA’ A CUI FANNO RIFERIMENTO I PARADISE PAPERS RISALGONO AGLI ANNI DI PADRE MACIEL”

 

PARADISE PAPERS: L’ESPRESSO, ‘LISTA SEGRETA’ DEGLI ITALIANI

Imprenditori, manager di grandi aziende, ricchi uomini d’affari. Avvocati e consulenti fiscali, che potrebbero agire in proprio oppure come fiduciari per conto di clienti che non vogliono comparire. Ma anche nobili, possidenti, sacerdoti, commissari giudiziari. E perfino piccoli artigiani o commercianti. Sono i primi nomi degli italiani nei Paradise Papers, i documenti riservati dei paradisi fiscali, pubblicati da L’Espresso nella versione online.

Sono soggetti registrati dallo studio Appleby – al centro della grande fuga di notizie ottenute dal consorzio giornalistico Icij – come azionisti o dirigenti di società offshore. In alcuni casi nei documenti delle Bermuda o di altri paradisi fiscali c’è solo un nome e un generico riferimento alla cittadinanza: Italy. Il settimanale pubblica l’elenco ‘segreto’ solo con i nomi delle persone che ha potuto ‘identificare con certezza, confrontando i dati registrati da Appleby con le visure societarie italiane’.

Ma promette che la lista, nelle prossime settimane, ‘si arricchirà di altri nomi’, che al momento sta verificando. L’elenco è diviso per nome e cognome, città di provenienza, incarico, società e nazione in cui sono detenuti i conti offshore: dall’Isola di Man a Bermuda, da Jersey alle Cayman.

Fra i ‘big’ presenti nella lista Andrea Bonomi, presidente di Investindustrial; la famiglia Crociani (Camilla, Cristiana, Edoarda) della galassia Vitrociset; Marco Drago, presidente del Cda di De Agostini, controllata dalla ‘sua’ B&D Holding; Carlo Grosso e Federico Ceretti, finiti con la loro Fim dallo scandalo Madoff; numerosi Padulli, dal conte Luca Rinaldo Contardo azionista di Moleskine, a Eugenia Isabella e Luigi di Reale Compagnia Italiana, fino a Maria Maddalena e Maria Vittoria attive nel comparto finanziario. C’e’ anche Umberto Silvestri, ex presidente di Telecom negli anni ’90 pre-privatizzazione.

Paradise Papers, la lista segreta di tutti gli italiani coinvolti

DI PAOLO BIONDANI, GLORIA RIVA, LEO SISTI

Ci sono imprenditori, manager di grandi aziende e ricchi uomini d’affari. Avvocati e consulenti fiscali, che potrebbero agire in proprio oppure come fiduciari per conto di clienti che non vogliono comparire. Ma ci sono anche nobili, possidenti, sacerdoti, commissari giudiziari. E perfino piccoli artigiani o commercianti: una offshore non si nega a nessuno.

Ecco i primi nomi italiani dei Paradise Papers, i documenti riservati dei paradisi fiscali. Sono soggetti registrati dallo studio Appleby – al centro della grande fuga di notizie ottenute dal consorzio giornalistico Icij – come azionisti o dirigenti di società offshore. In alcuni casi nei documenti delle Bermuda o di altri paradisi fiscali c’è solo un nome e un generico riferimento alla cittadinanza: Italy.

In questo elenco L’Espresso pubblica solo nomi di persone identificate con certezza, confrontando i dati registrati da Appleby con le visure societarie italiane. Nelle prossime settimane la lista si arricchirà di altri nomi, su cui al momento stiamo compiendo altre verifiche.

L’Espresso offre a tutti gli interessati il diritto di replica in questo link  pubblichiamo integralmente le lettere di precisazioni e spiegazioni inviate per email alla nostra redazione, firmate in particolare dal commercialista e commissario giudiziario Ignazio Arcuri e dal manager finanziario Mario Barozzi, che chiariscono la loro posizione e sottolineano di avere rispettato tutte le leggi in vigore.

Finora nessuno degli oltre cento italiani identificati da l’Espresso all’interno dei Paradise Papers ha smentitola notizia di essere stato registrato dallo studio Appleby tra gli azionisti o dirigenti di società o trust offshore, con sede in uno dei 19 paesi indicati dal consorzio Icij come paradisi fiscali e societari.  

Paradise Papers, ecco tutti gli italiani coinvolti

PARADISE PAPERS: LEGIONARI CRISTO, NON ABBIAMO NULLA OFFSHORE

In questo momento la “Legione di Cristo non possiede società offshore né possiede risorse in società offshore. Le società, alle Bermuda, Panama, Jersey e Virgin Islands, a cui articoli giornalistici fanno riferimento, sono state create ai tempi in cui padre Marcial Maciel è stato direttore generale e poi sono state chiuse”. E’ quanto afferma una nota dei Legionari di Cristo, replicando a notizie in merito alle società offshore. Padre Maciel, fondatore della congregazione, al centro di un lungo processo, portato a termine per iniziativa di Ratzinger, con accuse di aver avuto figli da più donne, molestato seminaristi, aver fatto fatto uso di droga.

I Legionari spiegano che “le società offshore che hanno avuto qualche relazione con la Congregazione o con i suoi membri, sono state gestite nel rispetto della legalità e non sono state società di comodo usate per attività illecite”.

L’accusa secondo cui “oltre 300 milioni di dollari ogni anno sono stati canalizzati attraverso International Volunteer Services è falsa. Tale società non ha mai avuto fondi economici. La società offshore Oak Management Ltd che gestiva la raccolta di quote per le accademie internazionali è stata chiusa.

Le istituzioni, opere o attività promosse dalla Legione hanno, oggi, società che consentono di operare nel rispetto della legge vigente in quei paesi in cui svolgono la missione pastorale”, prosegue la nota. Le opere educative che hanno relazioni con la Congregazione “agiscono con trasparenza, sono sottoposte ad audit e rispettano le disposizioni legali e fiscali dei rispettivi paesi. Non hanno relazioni né fanno operazioni con società offshore”.

La Legione di Cristo è nata in Messico e si è “sviluppata in modo tale che la sua attività si estende in oltre venti paesi. Nel corso di questi anni, c’è stata solidarietà tra alcuni luoghi e altri per favorire lo sviluppo della missione. Negli anni ’90, c’è stata una forte crescita dei centri educativi. A partire dall’anno 2000, gli investimenti sono stati fatti ricorrendo, in alcuni casi, a finanziamenti bancari”.

Dopo la visita apostolica, disposta da Benedetto XVI, a seguito della vicenda di padre Maciel, il governo della congregazione è stato affidato al Delegato pontificio, card. Velasio De Paolis. Durante quel periodo, dal 2010 al 2014, si è costituita la Commissione per lo studio e la revisione della situazione economica della Congregazione. La relazione dalla Commissione (presentata nel 2014) ha sottolineato che “non sono state trovate malversazioni di denaro o altre irregolarità nella revisione contabile annuale”, spiegando che “il primo aspetto urgente di cui occuparsi” era la “riduzione del debito bancario, risultato di diversi fattori: l’espansione troppo rapida delle opere della Congregazione, la crisi immobiliare mondiale e la riduzione delle donazioni.

In alcuni paesi il debito ammonta a una somma elevata, però è ancora gestibile con le entrate e i beni della Congregazione”. D’altra parte, la Commissione ha segnalato la “necessità, e questo sarà compito del prossimo governo generale, di aggiustare e semplificare la struttura amministrativa per incoraggiare la responsabilità dei superiori territoriali, dei superiori locali, di entrambi i rami di membri consacrati del Regnum Christi e dei direttori delle opere di apostolato.

Il Capitolo generale, come autorità suprema della Congregazione, ha avuto a sua disposizione anche l’ampia e dettagliata documentazione preparata dall’amministratore generale e le relazioni degli audit interni ed esterni delle operazioni finanziarie della Congregazione in tutto il mondo”, conclude la nota.

Legionari di Cristo, le società offshore volute da padre Maciel

I “Paradise papersˮ documentano le casseforti segrete della Congregazione nei paradisi fiscali. Il portavoce padre Smith: «Sono state già chiuse tutte»

Andrea Tornielli per

Non c’è pace per i Legionari di Cristo, l’istituto fondato da padre Marcial Maciel Degollado, che dopo un periodo di notevole diffusione e potenza è passato attraverso un lungo difficile periodo a motivo delle accuse – rivelatesi vere – di abusi sessuali che il fondatore aveva commesso sui seminaristi. Dopo la sua morte, nel 2008, si è appreso che conduceva una doppia vita e che aveva avuto due compagne e tre figli. Benedetto XVI, che prima ancora di essere eletto Papa volle fosse condotta l’inchiesta su Maciel, lo ha definito «un falso profeta». Attraverso un commissariamento da parte della Santa Sede e la revisione degli statuti, i Legionari hanno intrapreso un percorso nuovo. Ma ora nuovi spettri emergono dal passato. La pubblicazione dei “Paradise papersˮ ha infatti rivelato che l’istituto possedeva società offshore.

La trasmissione Report e L’Espresso hanno citato la società International Volunteer Services (Ivs): una cassaforte segreta costituita nelle Bermuda, per custodire i ricavi milionari delle realtà educative dei Legionari. Un modo per gestire in forma anonima le rette pagate da oltre 160mila studenti in tutto il mondo, con entrate pari a 300 milioni di dollari l’anno. La prima offshore era stata creata il 28 luglio 1992. Si chiama “The Society for Better Educationˮ. «I documenti provano – scrive L’Espresso – che tutti i soldi degli istituti educativi venivano gestiti personalmente da padre Maciel, con rigidi poteri sui collaboratori, e spostati segretamente all’estero». L’intera rete di società offshore viene collegata a un indirizzo di Roma: via Aurelia 677, la sede del quartier generale dei Legionari in Italia.

Secondo L’Espresso «la chiusura della rete di offshore dei Legionari non si è ancora completata», dato che «a Panama risultano ancora registrate alcune società aperte negli anni Ottanta, altre a Jersey». E nell’articolo si cita anche il Villaggio dei ragazzi di Caserta, che avrebbe subito perdite per 28 milioni di euro «con drenaggi di denaro all’estero».

Il portavoce dei Legionari di Cristo, padre Aaron Smith, spiega a Vatican Insider: «Oggi la Legione di Cristo non possiede società offshore né possiede risorse in società offshore. Le società, alle Bermuda, Panama, Jersey e Virgin Islands, a cui gli articoli fanno riferimento, sono state create ai tempi in cui padre Marcial Maciel è stato direttore generale e poi sono state chiuse».

Padre Smith tiene a precisare che le società offshore sono state comunque gestite «nel rispetto della legalità e non sono state società di comodo usate per attività illecite». Inoltre afferma che «l’accusa secondo cui oltre 300 milioni di dollari ogni anno sono stati canalizzati attraverso “International Volunteer Services” è falsa. Questa società non ha mai avuto fondi economici». Oggi le istituzioni, le opere e le attività promosse dai Legionari «hanno società che consentono loro di operare nel rispetto della legge vigente in quei Paesi in cui svolgono la loro missione pastorale». Inoltre «le opere educative agiscono con trasparenza, sono sottoposte ad audit e rispettano le disposizioni legali e fiscali dei rispettivi paesi. Non hanno relazioni né fanno operazioni con società offshore».

Padre Aaron fa anche notare che la “Commissione per lo studio e la revisione della situazione economica della Congregazione dei Legionari di Cristo” nel 2014 ha acclarato che non risultano «malversazioni di denaro o altre irregolarità nella revisione contabile annuale». Infine il portavoce dei Legionari spiega che «non ci sono collegamenti tra il Villaggio dei ragazzi di Caserta e le società offshore».

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