Il rischio dell’epidemia di Covid-19 per i giornalisti

e come possono difendersi

Valeria Palumbo

Qualche nome era uscito. Per esempio Paolo Micai, giornalista e teleoperatore genovese. O Maria Mercader, 54 anni, delle news della Cbs, che aveva combattuto anche contro il cancro. Oppure Zorro Makamba, ucciso da Sars-Cov-2 a 30 anni in Zimbabwe. Ma in effetti sui rischi corsi dai giornalisti per coprire l’emergenza Covid-19 si è parlato poco.

Lo fa il settimanale colombiano La Semana, ricordando i quattro giornalisti morti in Ecuador e la malattia (curata) del commentatore sportivo della trasmissione spagnola El Chiringuito, che si è contagiato durante una partita di Champion League. Ma soprattutto, l’articolo colombiano elenca le istruzioni che il ministero della Salute ha dato proprio ai reporter, fotografi e operatori che, in tutto il mondo, non solo non hanno rallentato il loro lavoro, ma l’hanno moltiplicato. E i lettori hanno dato loro ragione, anche in Italia, come segnalava qualche giorno fa articolo21.org.

Quanto alle indicazioni, si va dal suggerimento dell’uso della pellicola trasparente per coprire i microfoni al consiglio di non usare le mascherine perché si tende a toccarsi molto il viso per aggiustarle. Occorre invece lavare spesso le mani, cosa non banalissima se si è in giro, e fare le interviste alla distanza di almeno un metro, come per altro, i nostri giornalisti televisivi hanno subito imparato a fare: il problema, tutt’al più, è per i poveri operatori costretti a inquadrature fantasiose o campi lunghi in cui tutti diventano piccoli piccoli. Tutto questo contribuisce a pensare che stiamo vivendo una situazione senza precedenti. Invece come racconta Elizabeth Outka in un libro imperdibile, Viral Modernism, uscito nell’ottobre 2019 per la Columbia University Press, i giornalisti si trovarono in una situazione ben peggiore con un’altra pandemia di influenza (chissà perché molti credono che dire «influenza» significhi parlare di una malattia poco pericolosa o non pericolosa per tutti): la «spagnola».

Chi fosse curioso di sapere che cosa fu scritto in quella circostanza tragica (da 50 a 100 milioni di morti, dei quali la maggioranza concentrati in 12 settimane tra settembre e dicembre 1918) c’è un archivio interessante: quello degli statunitensi Centers for Disease Control and Prevention che il presidente Donal Trump ha attaccato per la loro difficoltà a fronteggiare Sars-Cov-2 ma ai quali, fino a qualche giorno fa, voleva tagliare i fondi.. A fine marzo, Time ha anche ripubblicato le vecchie pubblicità del 1918 in cui si suggeriva di lavarsi le mani e indossare la mascherina. Non bastò a un giornalista (e ricco banchiere) americano dell’epoca, Willard Dickerman Straight, che morì il 1° dicembre 1918: a 38 anni. Perché la «spagnola» scelse le sue vittime tra i venti-trentenni.