Il postino di Sarri

 

Il padre dei luoghi comuni recita che neanche i luoghi comuni sono più quelli di una volta. Ed è vero. Lo ha appena scoperto Maurizio Sarri, allenatore sulla graticola. Alla richiesta se sentisse la pressione, lo sventurato rispose:«Se non avessi voluto essere sotto esame, avrei fatto domanda alle Poste». Apriti postamat! Le Poste gli si sono rivoltate contro, peggio di Higuain quando Sarri gli urla di correre. E gli hanno ricordato come la loro sia un’azienda di successo, talmente all’avanguardia che ormai ci si stressa anche lì.

Quando io e Sarri eravamo piccoli ed entrambi non tifavamo per la Juve, le Poste e il Catasto erano considerati gli archetipi del fancazzismo lavorativo. Abbastanza ingiustamente già allora. I burocrati e i pigri si annidavano ovunque, come i laboriosi e gli intraprendenti, ma per qualche ragione il dio dei luoghi comuni aveva deciso di marchiare solo gli impiegati di quei due rami dell’amministrazione. A dire il vero si diceva lo stesso dei bancari, ma Sarri deve averlo scordato, forse perché prima di diventare allenatore faceva il bancario. Il suo pregiudizio verso i postini, e qui mi appello all’autorità di Sconcerti, potrebbe dipendere dal fatto che nel gergo calcistico si designano con quell’appellativo i giocatori che portano palla con insistenza, mentre lui è un fanatico dei passaggi immediati. Ma ormai anche le Poste viaggiano veloci. Sarri perda altre due partite e si accorgerà di come gli recapitano in fretta la lettera di licenziamento.