Ha mentito sul Mes

la prova che incastra Conte

Ecco la vera storia del Mes: cosa ha “dimenticato” Conte

Il Fondo salva Stati come lo conosciamo oggi è nato con Monti. L’affondo di Tremonti su Conte: “Ecco la verità”

Michele Di Lollo

Cerchiamo di ricostruire la storia del Mes, quel meccanismo europeo di stabilità, di cui tutti parlano di questi tempi. Partiamo da una cosa che a molti farà storcere il naso: dire che il quarto governo Berlusconi (2008-2011) sia il padre del Mes è un falso storico. Lo sa chiunque conosca la narrazione di quegli anni.

Anni in cui l’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, martellava chiunque sul tema degli eurobond, che avrebbero dovuto accompagnare la nascita di un fondo europeo. Ma andiamo con ordine.

Il Mes entra in vigore nell’ottobre del 2012 (governo Monti) in sostituzione di altri meccanismi provvisori istituiti di volta in volta per far fronte alle carenze di liquidità dei Paesi in crisi. Nonostante non rientri fra le competenze del Parlamento europeo, è prassi che il Mes scambi con gli eletti di Strasburgo periodiche informazioni sul suo funzionamento. Nel giugno 2013, in una risoluzione sul rafforzamento della democrazia nella futura Unione economica e monetaria, e in diverse altre occasioni, Strasburgo chiede di integrarlo nel quadro comunitario rendendolo responsabile davanti al Parlamento.

Nel dicembre 2017, la Commissione presenta una proposta per creare un “Fondo monetario europeo” ancorato nel quadro giuridico dell’Unione. I compiti e i mezzi finanziari del fondo sarebbero trasferiti al Fme e altri compiti potrebbero essere aggiunti in una fase successiva, ad esempio, fungendo da sostegno comune al Fondo di risoluzione unico della Bce. Il meccanismo di gestione e il processo decisionale sarebbe modificato allontanandosi, in casi selezionati, dal principio dell’unanimità. Che vuol dire: nessun veto. Nessun potere di ricatto dei singoli governi.

In un secondo momento, secondo la proposta di Bruxelles, potrebbe anche sviluppare nuovi strumenti finanziari a sostegno di altri programmi Ue e prevedere una possibile funzione di stabilizzazione per l’economia. La proposta della Commissione prevede anche che il presidente dell’Eurogruppo faccia parte dell’esecutivo comunitario, per ridurre l’influenza di ministri e parlamenti nazionali sul Mes. Aumentando quella delle istituzioni comunitarie.

La proposta della Commissione non ha mai incontrato il favore dei Paesi: le discussioni sulla possibile trasformazione del Mes in Fme (sostenuta dalla Francia di Emmanuel Macron) sono state troncate nel 2018 dalla posizione di 8 Paesi nord europei, la cosiddetta Nuova Lega anseatica, che ha irrigidito il dibattito fra diversi approcci, soprattutto in materia di sostegno finanziario ai Paesi e di condivisione del debito. Nello stesso anno, Francia e Germania elaborano una proposta più soft di trasformazione del Mes in Fme prevedendo però di lasciarlo “intergovernativo” (un gradino sotto la scala di integrazione) almeno in un primo momento. E di integrarlo nel diritto Ue solo successivamente, in ogni caso lasciando il processo decisionale in mano ai Paesi.

Anche il Parlamento, qualche mese fa, elabora un contributo alla discussione, accogliendo in parte la proposta della Commissione. Ma suggerendo di non cambiarne il nome in Fondo monetario. Pur mantenendone in un primo momento la natura intergovernativa, bisognerebbe però stabilire una più stringente interazione con il Parlamento europeo. Solo in una fase successiva si può invece prevedere l’integrazione del Mes nel diritto Ue. Il progetto di riforma si è arenato sul tavolo del Consiglio, l’anno scorso, principalmente per l’opposizione del governo italiano.

Ma torniamo a Tremonti. È il 2008. Sono giorni complicati. La crisi finanziaria è solo all’inizio. Della necessità di finanziare il Mes con gli eurobond, ricorda Dagospia, Tremonti ne parla persino in una lettera a Christine Lagarde, quando l’attuale presidente della Bce è ministro delle Finanze francesi (governo di Nicolas Sarkozy). Il fondo salva-Stati nasce un anno dopo, nel 2009, come strumento di diritto privato e incardinato in Lussemburgo (dove si trova tuttora, anche dopo i nuovi trattati), con un documento stilato da un notaio e fatto firmare ai ministri economici dei Paesi membri.

Il messaggio di rigore sui conti pubblici che i Paesi del Nord Europa diffondono (soprattutto tra i loro elettori) si deve accompagnare a una nuova idea di Ue, pronta ad aiutare chi sia in difficoltà finanziaria. Come finanziare questo fondo? Le due idee che si fronteggiano. L’organismo salva-Stati si deve finanziare autonomamente emettendo bond garantiti da tutti gli stati membri (eurobond), oppure deve essere finanziato dai singoli Stati, ognuno dei quali si sarebbe dovuto indebitare per versare la propria quota, calcolata in proporzione al Pil?

Quanto accade nel salvataggio della Grecia è esemplare. I propositi iniziali sono sepolti dagli egoismi nazionali. In quell’occasione la vittima da salvare non è il popolo greco, ma le banche tedesche e francesi che sono zeppe di obbligazioni elleniche (oltre 200 miliardi di euro). Tanto che il dibattito si fa ancora più specifico: visto che il Mes viene usato per salvare le banche, i conferimenti non dovrebbero essere fatti in base al rischio bancario? L’Italia ha un’esposizione minima verso Atene rispetto a Francia e Germania, che avrebbero dovuto sborsare molto di più. Questa linea, ovviamente, non passa: la quota rimase legata al Pil. E il governo italiano viene fatto fuori nel giro di poco in un “golpe”, dopo anni riconosciuto anche da altri leader europei al governo in quel periodo. Nel 2012 il governo di Mario Monti, e torniamo al principio di questa storia, si occupa di ratificare l’accordo tutto rigore e zero solidarietà che non era certo nei piani del governo Berlusconi.

Interviene su questo punto anche Tremonti. Non lo convince la ricostruzione storica fatta dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, appena ieri in tv. “Ho difficoltà a condividere la ricostruzione sull’origine del Mes”. Tremonti replica alle affermazioni del presidente del Consiglio sull’origine del Fondo salva-Stati e sulle posizioni in proposito in Italia dell’allora governo di centrodestra.

Prosegue Tremonti: “Per quanto mi riguarda e ne ho le prove (a partire dall’articolo di Juncker e Tremonti pubblicato il 5 dicembre 2010 sul Financial Times sotto il titolo “E-bonds would end the crisis”), l’approvazione definitiva del fondo era condizionata all’introduzione degli eurobond: no eurobond no Mes”. Non è stato così. Caduto il governo Berlusconi, il Mes è stato definitivamente approvato nel 2012 dal governo Monti: senza eurobond.

Fa sapere l’ex ministro dell’Economia: “La stessa auto può essere usata per andare in ufficio o per fare una rapina. A partire dal 2012 questo meccanismo è stato utilizzato bene in Irlanda, Portogallo, eccetera. Ed invece malissimo in Grecia, teatro delle terribili gesta della sua Troika”. Da allora, per un quinquennio, questo accordo si è ritirato nell’ombra come uno zombie. Nell’autunno dell’anno scorso è riapparso animato dall’idea europea di assegnargli nuove missioni, ma il passare del tempo non è stato sufficiente per dimenticare quello che ha fatto in Grecia e per ignorare quanto ancora potrebbe fare di male in altri Stati europei. “Per questo – conclude Tremonti – mi pare che molto bene abbia fatto e faccia in Parlamento l’opposizione a votare comunque contro”.

Arriviamo così a oggi. Alle parole dure con cui Giorgia Meloni e Matteo Salvini si oppongono alla logica del fondo salva-Stati. Il centrodestra chiede la convocazione d’urgenza della Commissione di Vigilanza Rai affinché si discuta del grave attacco politico compiuto in diretta tivù dal premier Conte nei confronti di due leader dell’opposizione. Nel lontano 2011 Salvini, allora europarlamentare, e Meloni, all’epoca ministro della Gioventù non hanno mai partecipato alla nascita Mes. Erano entrambi assenti durante le procedure di voto.

Tremonti:

“Ecco cosa è successo davvero in Europa tra il 2011 e il 2012”

L’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, fa un po’ di chiarezza sulla genesi del Mes. È un meccanismo europeo nato per lanciare gli eurobond

Michele Di Lollo

Giulio Tremonti torna sulla questione Mes.

“Papa Francesco invita l’Europa alla solidarietà e a scelte innovative. Come si può essere in disaccordo? A proposito di scelte innovative, mi sono impegnato già nel 2003 e poi ancora nel 2010-2011 sugli eurobond. Fa piacere che in questi giorni anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, abbia parlato di questo strumento! Per mio conto mi assumo tutte le responsabilità sulle origini del fondo salva-Stati, ma una volta chiarita tutta la verità”. A sottolinearlo è l’economista e presidente di Aspen Institute Italia su Mf Milano Finanza.

“Nel corso della prima parte dei 2011, il nostro programma era mirato all’obiettivo finale degli eurobond. Nella prima fase ci siamo concentrati sulla costituzione del fondo europeo (che poi sarebbe stato chiamato Mes). Fase 2: lancio dei titoli di Stato europei. È in questa logica sequenziale che nel luglio 2011 si arrivò alla prima firma su questo meccanismo. In Europa dall’Eurogruppo-Ecofin al Parlamento europeo, da Junker a Gualtieri, tutti sapevano che il nostro piano partiva dal Mes, ma per arrivare agli eurobond”, spiega Tremonti.

“Per noi – ricorda Tremonti, più volte ministro dell’Economia – il Mes senza gli eurobond non avrebbe avuto senso. Per contro, per gli eurobond il Mes era necessario”. A quell’altezza di tempo non erano note ancora le manovre, da ultimo rivelate dal professor Mario Monti. Manovre che a partire dal 5 agosto 2011, da quella che lo stesso Monti chiama la lettera Trichet-Draghi, avrebbero portato alla chiamata dello straniero venuto in Italia in novembre, naturalmente “nel nostro interesse”. Di conseguenza il salva-Sati, che era ancora privo di efficacia, diventa efficace e definitivo con la firma del presidente Monti nel febbraio 2012, ma, piccolo dettaglio, dopo che è stata affossata la funzione per cui era nato: lanciare gli eurobond.

Poi con la Grecia, argomenta Tremonti, il Mes ha rivelato una funzione autonoma, totalmente diversa da quella per cui era stato costituito: non come base per lanciare gli eurobond, ma strumento europeo per la riscossione-estorsione ad Atene dei crediti qui vantati dalle banche tedesche e francesi. E in questi termini che, con la complicità italiana del governo Monti e con la furia finanziaria dei “creditori” franco-tedeschi, il meccanismo europeo di stabilità si trasforma nello strumento che ha straziato la Grecia.

“Non per caso, colpito da questo “stigma”, da questa maledizione greca, il Mes è rimasto nell’ombra per cinque anni, per essere infine, nell’autunno scorso, riproposto in Europa di nuovo, tanto per cambiare, come salva-banche”. Tutto questo orrore è ben diverso dal progetto degli eurobond“Questa – scandisce Tremonti – è la verità sul passato. Quella degli eurobond è ancora oggi la speranza per il futuro”.

Il documento che lo inchioda

Il premier Conte ha provato a scaricare la colpa sul centrodestra ma i fatti lo smentiscono. Il trattato valido oggi è stato ratificato e firmato da Monti nel 2012

Federico Giuliani

Il Mes non esiste da ieri”, ha tuonato pochi giorni fa in conferenza stampa Giuseppe Conte.

Usando queste parole il premier aveva due obiettivi: legittimare il pessimo operato del governo giallorosso in sede europea e respingere le accuse della maggioranza, che lo accusavano, a ragione, di essersi fatto soggiogare da Bruxelles.

Le spiegazioni dell’ormai ex Avvocato del popolo non sono apparse per nulla brillanti. Anzi: assomigliavano molto più a un elegante scarica barile che non a una ordinata narrazione dei fatti. In ogni caso, la domanda che tutti si fanno adesso è: chi ha istituito il Mes? Il quotidiano La Verità ha fatto il punto della situazione.

Il Pd e il Movimento 5 Stelle hanno cercato di attribuire la paternità del Trattato che istituisce il Meccanismo europeo di stabilità ai governanti in carica all’epoca della sua approvazione, e cioè al premier Silvio Berlusconi e al ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti. La realtà è ben diversa e basta dare un’occhiata alle carte ufficiali.

Il ruolo di Mario Monti

La relazione che accompagna il disegno di legge per la ratifica del Mes è stata presentata in Senato il 3 aprile 2012. È stata firmata da Monti, Terzi e Moavero e parla chiarissimo: “Il Trattato che istituisce un Meccanismo europeo di stabilità è stato sottoscritto dai 17 Paesi dell’eurozona il 2 febbraio 2012, in una nuova versione che supera quella sottoscritta l’11 luglio 2011”. Ricordiamo che a partire dal novembre 2011 c’era in carica Mario Monti nelle doppie vesti di presidente del Consiglio e ministro dell’Economia.

Il testo varato dall’Ecofin l’11 luglio 2011, cioè quello firmato da Tremonti, non è “stato avviato a ratifica in nessun Paese dell’eurozona” dal momento che la nuova stesura amplia “sia l’ ammontare massimo di risorse disponibili, sia la tipologia delle operazioni consentite dal Fondo salvastati”.

In altre parole esistono due diversi trattati sul Mes. Uno firmato da Tremonti nel 2011 ma mai entrato in vigore; uno, quello valido oggi, ratificato e firmato da Monti nel 2012. Una domanda sorge spontanea: perché il trattato è stato modificato? Riavvolgiamo il nastro e torniamo al 21 luglio 2011. Al termine del vertice euro, gli allora leader europei spinsero per apportare modifiche sostanziali al primo trattato, specificando tra l’altro di avviare “al più presto le procedure necessarie per l’ attuazione di tali decisioni”.

Di lì a poco – si parla di mesi – varie riunioni tenutesi a Bruxelles portarono alla stesura definitiva del trattato firmato da Mario Monti. Morale della favola: il trattato attribuito a Berlusconi e Tremonti non ha mai visto la luce. Conte ha provato a scaricare la colpa sul centrodestra ma, ancora una volta, è stato smentito dai fatti.

Le fake news sono diventate uno strumento fondamentale per fare stare zitti gli avversari politici di questo governo. Riguardo al Mes abbiamo scritto la cronistoria di come esso è nato e di come sia stato approvato nel 2012 quando al governo c’era Mario Monti eccetto Salvini&Meloni come il presidente del consiglio ha detto in conferenza stampa in prima serata.

Ma siccome molti ancora dubitano. Ed è normale vista la difficoltà della questione. E inoltre nessuno, per usare una metafora, odia le banche in sè, ma evidentemente le condizioni che esse pretendono per darti un prestito, anche per l’istituzione di questo Fondo salva stati (idea buona e giusta) il punto sono i dettagli, le condizioni. E questi sono stati cambiati  in modo a loro favorevole da Germania e Olanda nel 2012 e fatti digerire a Monti, il cui governo li ha approvati. Non credete alla Zuppa di Porro? Leggete la relazione tecnica presentata nel 2012, al momento dell’approvazione, fatta da Monti e dal suo ministro Moavero: si parla chiaramente di una nuova versione.

Onorevoli Senatori, il Trattato che istituisce un Meccanismo europeo di stabilità (Mes) è stato sottoscritto dai 17 Paesi dell’eurozona il 2 febbraio 2012, in una nuova versione che supera quella sottoscritta l’11 luglio 2011 (che non è stata avviata a ratifica in nessun paese dell’eurozona) ampliandone sia l’ammontare massimo di risorse disponibili sia la tipologia delle operazioni consentite. Il Mes sarà un’istituzione finanziaria internazionale, con sede a Lussemburgo, che sosterrà gli Stati membri dell’eurozona nel caso in cui ciò sia indispensabile per salvaguardare la stabilità finanziaria dell’eurozona nel suo complesso e quella dei suoi Stati membri. L’adesione al Mes è aperta a tutti gli Stati membri dell’Ue una volta che questi siano divenuti parte dell’eurozona. Il Mes è destinato prima ad affiancare e poi a sostituire, tra il 2012 e il 2013, il Fesf (Fondo europeo per la stabilità finanziaria) e il Fesm (Fondo europeo di stabilizzazione finanziaria), due strumenti attivati nel 2010 per prestare assistenza finanziaria ai Paesi dell’eurozona come il Portogallo e l’Irlanda sottoposti a gravi tensioni finanziarie che hanno interessato la sostenibilità delle loro finanze pubbliche.

Nelle «Linee concordate di comunicazione» a margine del Consiglio Europeo del 30 gennaio 2012, gli Stati membri dell’eurozona hanno fissato l’obiettivo dell’entrata in vigore del Mes a luglio 2012 e si sono impegnati a rivalutarne l’adeguatezza in termini di dotazione finanziaria nel marzo 2012. A causa dell’indisponibilità della Germania al rafforzamento della dotazione finanziaria del Mes attualmente prevista (il massimale attuale della capacità di prestito congiunta Fesf/Mes, richiamato all’articolo 39 del presente Trattato, è pari a 500 miliardi di euro) il «Vertice dell’Eurozona» del 2 marzo 2012 che avrebbe dovuto trattare il tema è stato annullato.

Il Mes disporrà di un’ampia gamma di strumenti. Potrà concedere prestiti ai suoi membri, fornire assistenza finanziaria precauzionale, acquistare obbligazioni di Stati membri beneficiari sui mercati primari e secondari ed accordare prestiti per la ricapitalizzazione delle istituzioni finanziarie.
Le decisioni relative alla concessione di sostegno alla stabilità saranno adottate di comune accordo. Tuttavia, in situazioni in cui la mancata adozione urgente della decisione di fornire assistenza dovesse mettere a repentaglio la sostenibilità economica o finanziaria della zona euro, le decisioni potranno essere prese a maggioranza qualificata dell’85 per cento dei voti espressi.

Il trattato Mese il nuovo Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance nell’Unione economica e monetaria (Tscg), denominato anche patto di bilancio, sottoscritto il 2 marzo 2012, rappresentano due pilastri fondamentali e complementari della nuova architettura dell’eurozona. Il Mes rappresenta la componente solidaristica della nuova architettura, destinata ad essere attivata in situazioni di emergenza. Il Tscg rappresenta la componente di disciplina, destinata ad assicurare in ciascun Paese una gestione sostenibile delle finanze pubbliche che eviti l’accumularsi di tensioni suscettibili di incidere negativamente sulla stabilità finanziaria.

In particolare, dal marzo 2013, la concessione di assistenza finanziaria a titolo del Mes dipenderà dall’avvenuta ratifica da parte dello Stato richiedente del Tscg e successivamente anche dall’avvenuta trasposizione nell’ordinamento interno della regola del pareggio di bilancio di cui all’articolo 3, paragrafo 2, del Tscg.

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Il Mes è ormai diventato terreno di scontro politico tra le opposizioni, nettamente contrarie all’utilizzo, e la maggioranza dilaniata nella lotta intestina tra PD/Italia Viva (favorevoli) e Movimento 5 Stelle. Lo scontro in seno alla maggioranza fa vacillare pesantemente il Governo, Conte non regge la pressione e attacca l’opposizione nella speranza che lo scontro possa lenire la grave frattura della compagine governativa. La compagine di ultras europeisti si scontra con l’ala populista della maggioranza, che è quella che può mandare a casa Conte. Lo scontro è degenerato nelle accuse insensate, come quella che il MES sarebbe stato votato dal centrodestra nel 2011. Le cose non sono andate affatto così, cercheremo di ricostruirle per metterle a disposizione di chi vuole uscire dal lockdown della ragione.

LA CRISI DEI SUBPRIME ALL’ORIGINE DEL MES

Per comprendere la genesi e lo sviluppo del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), occorre necessariamente ripercorrere alcune tappe cercando di inquadrare il periodo e il contesto storico.

Alla fine del 2006 scoppia la bolla del mercato immobiliare negli Stati Uniti (crisi dei subprime) che culminerà   con il fallimento della banca d’affari Lehman Brothers nell’autunno del 2008 e il successivo crollo di Wall Street, producendo a catena una grave crisi finanziaria nell’economia americana.

La recessione ha poi gradualmente assunto un carattere globale, spinta da meccanismi finanziari di contagio, e perdurante con la spirale recessiva che si è ulteriormente aggravata, in diversi Paesi europei (Europa mediterranea e altri), con la crisi del debito degli Stati sovrani europei.

NEL 2010 TREMONTI PROPONE ALL’EUROGRUPPO GLI EUROBOND

La crisi del debito degli Stati sovrani europei arriva nel 2010 durante il Governo Berlusconi IV con Giulio Tremonti Ministro delle Finanze. I bilanci degli Stati della UE furono gravati dai sostegni alle banche andate in difficoltà per la crisi finanziaria.

Il dibattito su come uscire dalla crisi fu affrontato in seno all’Eurogruppo (riunione dei Ministri delle Finanze dell’Eurozona) e dell’Ecofin (assemblea dei Ministri delle Finanze di tutta la UE). Il Presidente dell’Eurogruppo all’epoca era Jean-Claude Juncker. Il Ministro italiano Giulio Tremonti portò all’Eurogruppo e all’Ecofin la proposta di emettere degli Eurobond per far fronte alla crisi in atto. La proposta italiana divenne a tutti gli effetti la proposta ufficiale, al punto che il Presidente dell’Eurogruppo Juncker e Giulio Tremonti scrissero il 5 Dicembre del 2010 una lettera al Financial Times, raccontando qual era lo strumento con cui la UE avrebbe dovuto far fronte alla crisi sistemica.

IL MES DOVEVA FINANZIARSI CON GLI EUROBOND

Gli Eurobond erano al centro del dibattito politico e finanziario. Accanto agli Eurobond nacque l’idea trasformare il fondo Salva Stati (EFSF) in MES, Meccanismo Europeo di Stabilità, ovvero un ente che doveva servire a intervenire a sostegno degli Stati in caso di difficoltà. La volontà del Governo italiano era quella di finanziare il MES con l’emissione di Eurobond.

La strategia quindi era ben delineata: introduzione di un nuovo fondo Salva Stati insieme all’emissione di Eurobond.

La strategia viene certificata dal Parlamento Europeo, che nella Risoluzione del 23 Marzo 2011 per l’istituzione del MES cita esplicitamente l’introduzione di Eurobond.

La trattativa va avanti fino all’approvazione a livello Europeo del trattato sul MES (Luglio 2011), a cui doveva seguire la ratifica dei Governi e dei Parlamenti nazionali. Il Governo italiano fin lì aveva sempre posto come condizione indispensabile l’emissione di Eurobond prima della ratifica finale del MES.

Però dopo il mese di Luglio qualcosa comincia a cambiare.

IL GOLPE FINANZIARIO SERVIVA A TOGLIERE DI MEZZO IL GOVERNO DI CENTRODESTRA PER FAR PASSARE IL MES SENZA GLI EUROBOND

Il 5 Agosto del 2011 una lettera della BCE firmata Draghi-Trichet detta la linea di politica economica all’esecutivo italiano in carica: cessioni di asset strategici, liberalizzazioni e taglio degli stipendi pubblici, in una sola parola: austerity.

La lettera della BCE fu conseguente alla massiccia speculazione sui Titoli di Stato italiani da parte della Deutsche Bank, che in gran segreto si liberò di 7 miliardi di titoli italiani sugli 8 che ne deteneva. La comunicazione di questa operazione speculatoria avvenuta nel primo semestre 2011 fu resa nota solo il 26 luglio, con i giornali finanziari internazionali che titolavano: “Fuga degli investitori dalla terza economia della UE”. Fu la Deutsche Bank ad innescare la crisi dello spread che montò dall’estate fino all’autunno 2011, con il siparietto tra Merkel e Sarkozy che ridacchiavano in mondovisione quando interrogati sulle sorti del Governo Berlusconi IV.

L’azione congiunta di BCE, Deutsche Bank e dei governi di Francia e Germania fece scoppiare il panico sui mercati finanziari, il fuoco sull’ultimo Governo democraticamente eletto venne alimentato dai nemici interni che sparavano ad alzo zero insieme alla stampa al grido di “Fate presto!”

Il Gran cerimoniere del Golpe finanziario contro l’Italia, Giorgio Napolitano, provvedeva a nominare il professor Mario Monti Senatore a vita. L’uomo di Bruxelles, da lì a poco avrebbe sostituito il Premier in carica.

Ma cosa proponeva di fare Tremonti con il MES che non piaceva alla Germania? Quando nel 2011 si era ipotizzato di utilizzare il MES anche anche per salvare le banche, il Ministro italiano disse che era giusto calcolare la contribuzione nei diversi stati al fondo europeo non solo in base al Pil, ma anche e soprattutto alle esposizioni delle banche.

La contribuzione al fondo andava ripartita in base al rischio sistemico. Questo è il motivo per cui è saltato il governo italiano. Se fosse stato così la crisi greca la avrebbero pagata i tedeschi: questo fatto causò il decisivo cambio di atteggiamento della Commissione Europea nei confronti del Governo Berlusconi. Per dare la misura, la crisi della Grecia sarebbe costata a Francia e Germania complessivamente 200 Miliardi, e appena 20 all’Italia.

IL GOVERNO MONTI ESEGUE L’AGENDA DELLA TROIKA

A golpe compiuto, Mario Monti seguì pedissequamente l’agenda dettata dalla Troika: via gli eurobond e trasformazione del MES in uno strumento di recupero crediti delle banche.

Il MES fu modificato il 9 Dicembre 2011 e approvato dai Governi dell’Eurozona il 2 Febbraio 2012. Poi il Senato approvò l’atto il 12 Luglio del 2012 e il 19 Luglio toccò alla Camera.

Il Mes divenne definitivamente operativo nell’Ottobre 2012, nella versione dello “spezza-pollici” del sistema finanziario. La prima prova fu la crisi Greca, dove il MES agì effettivamente da agente riscossore per conto delle banche tedesche, esposte sui titoli di Stato greci.

Questo è lo scenario in cui va inquadrato il MES, dove interessi finanziari e geopolitici si incrociano per rovesciare un Governo democraticamente eletto. Ed è evidente che il tentativo di imputare l’approvazione del MES all’allora Ministro della Gioventù, che mai approvò nulla sul MES, è ovviamente un’operazione di disonestà intellettuale davvero di basso lignaggio.

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