Gira l’economia

Spendaccione per vocazione: vivo da solo

Andrea Cuomo per

Sono single. Di ritorno, ma che importa? Sono single e mando avanti l’economia. O almeno così dicono.

Sono single e non sto a casa a infliggermi Tale e Quale show (qualunque cosa sia). Al massimo qualche serie su Netflix, da guardare a spizzichi e bocconi perché il palinsesto della vita io me lo scrivo da solo. L’aperitivo non lo faccio per ragioni di servizio, l’apericena lo odio, ma vado a cena fuori più spesso di chi ha una famiglia, e quando ho un’accompagnatrice pago io, perché sono single e anche galantuomo (anche questo dicono). E nel dopocena c’è sempre spazio per un Gin tonic. Gira lento lo spoon del bartender barbuto (i bartender sono sempre barbuti) e gira un po’ anche l’economia. Cin.

La vita da single, che volete, ha le sue responsabilità. Bisogna restare in forma e quindi andare in palestra. Sull’ellittica io la mattina leggo tutti i quotidiani sull’iPad. Ah, non sapete che cosa sia l’ellittica? E certo, mica siete single, voi. Bisogna essere alla moda, bisogna spostarsi, anzi essere i mobility manager di se stessi (taxi-metro-bikesharing-carsharing-tram-blablacar-ancora taxi), bisogna vestirsi, bisogna andare ai concerti e alle feste. Noi single – dicono le statistiche – siamo più flessibili, più aperti, tappiamo i buchi dei colleghi che devono accompagnare i marmocchi, facciamo meno assenze, se c’è da far tardi in ufficio siamo sempre gli eletti. Alla fine siamo più affidabili nella nostra proverbiale inaffidabilità. Utili idioti con la sindrome da Peter Pan.

Certo, anche i tengo-famiglia, che sono sempre la maggioranza anche se perdono terreno, hanno le loro specialità. I pannolini, i corsi di danza e di tennis per i figli, le confezioni grandi di cereali, i matrimoni con duecentosedici invitati. Tutto vero. Ma le famiglie praticano l’economia di scala: più si è meno si spende. Noi invece paghiamo tutto caro con i nostri vizi, le nostre monoporzioni, le nostre spese all’Esselunga all’insegna dell’acquisto di impulso, le nostre lattughe che avvizziscono in frigo perché la verdura fa bene in teoria ma in pratica sono cinque sere consecutive che mangiamo fuori, i nostri Just Eat e i nostri Deliveroo, perché per cucinare per noi stessi ci vuole amor proprio. Se l’Italia fosse un Paese di single saremmo la prima economia mondiale e non esisterebbero le suocere. Chi ha detto: paradiso?

E io compro per necessità: tengo famiglia

Antonio Ruzzo per

L’economia gira. E non solo l’economia. Così quando i figli da tirar grandi sono tre ti rendi conto che dei primati poco importa.

Chi fa girare l’economia? I single, le coppie giovani, le famiglie con uno, due, tre, ics figli? Oppure, come spiegava bene il Censis qualche tempo fa, gli anziani, gli unici negli anni della crisi ad aver aumentato la spesa per i consumi. Numeri e conti che spesso non tornano, buoni per le statistiche o qualche studio di settore. Nulla più. Alla fine non importa chi spende di più, ma chi spende. E noi, «famiglie numerose», spendiamo parecchio. Un terzo del budget se ne va per le spese di casa, per il carburante e per altri combustibili. Un’altra in cibo e bevande con una percentuale di incidenza sul reddito che cresce proporzionalmente all’età dei «pargoli» che, dai 12 anni in poi, si trasformano mostri voraci dall’appetito infinito pronti a svuotare dispense e frigoriferi a qualsiasi ora del giorno e della notte. Come si diceva una volta meglio comprar loro un vestito che invitarli a cena e infatti chi ha tre figli o più a cena fuori ci va davvero poco: anniversari di nozze, compleanni (non tutti) battesimi, comunioni e via così. Ma anche vestirli i «piccoli» è una spesa non da poco. Finché si può (ma dura poco) si «scala» cioè i pantaloni, il giaccone, il cappotto del primo passano al secondo e poi al terzo. Ma se già il terzo è una femmina la spesa «vestiti» lievita. Anche perché le ragazzine, che sono sicuramente più sveglie dei maschietti, hanno già da piccole armi affilatissime per convincere più papà che mamma che quel vestitino, quella camiciola, quelle scarpe a riporto con il fermacapelli rosso sono assolutamente indispensabili e irrinunciabili. Insomma le difese sono basse e si capitola in fretta. Capitolo scuola. C’erano una volta il libro di lettura e i sussidiario oggi già da medie ed elementari i testi a corredo fanno invidia a un corso universitario. E qui non si «scala» perché ogni anno cambiano. Poi quaderni, quadernoni e quadernetti, penne, evidenziatori, pennarelli, righe, squadre, calcolatrici. E ancora: la ricarica per lo smartphone, l’abbonamento ai mezzi pubblici, alla piscina, al centro sportivo, la bici, il casco, le scarpe per il triathlon, il cinema con gli amici, la pizzata con la classe… Tutto drammaticamente moltiplicato per tre. Cosa resta? L’orgoglio e la gioia di tirarli grandi. Che non ha prezzo…