Fase 1, Fase 2, Fase 3: sempre gli stessi errori

Caro direttore,
nella Fase 1 dell’emergenza sembrava che il problema fosse avere i soldi dall’Europa. Nella Fase 2 sembra che il problema sia decidere dove spenderli. Nella Fase 3 il problema sarà essere capaci di spenderli?
Gianfranco Cavi

Caro signor Cavi,
Purtroppo non abbiamo neppure risolto le due grandi questioni della Fase 1 e Fase 2. Quanti soldi avremo dall’Europa non è ancora chiaro: c’è una battaglia in corso sul Recovery fund con alcuni Paesi europei (che si autodefiniscono frugali ma non lo sono per niente, come ha ben scritto Daniele Manca) contrari a concedere all’Italia finanziamenti a fondo perduto.

 

Li continuiamo a chiamare «frugali». Ma probabilmente dovremo trovare un altro aggettivo. Piccoli, magari. I 4 Paesi che si oppongono con diversi accenti e forza alla scelta dell’Europa di andare verso un Recovery plan condiviso sono Austria, Danimarca, Svezia e Paesi Bassi. Vedono quella possibilità esplicitata dai capi di Stato dell’Unione di emettere debito per sostenere le nazioni più colpite dal Covid-19 come una pericolosa deriva. Temono cioè che i Paesi del sud dell’Europa continuino a dissipare risorse ma facendo pesare gli oneri tra tutti i membri dell’Unione.

Eppure nelle «Considerazioni finali» del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco dello scorso 29 maggio, si evidenziava una realtà diversa. «Il debito delle famiglie è basso… a fine 2019 ammontava a poco meno del 62 per cento del loro reddito disponibile, contro il 95 nella media dell’area dell’euro (con una punta di oltre il 200 per cento nei Paesi Bassi), il 96 negli Stati Uniti e il 124 nel Regno Unito — si leggeva nella relazione —. Alla fine del 2019 il debito delle imprese era pari al 68 per cento del Pil, contro il 108 dell’area dell’euro e valori superiori al 150 per cento in Francia e nei Paesi Bassi». Non proprio esempi di frugalità se pensiamo al debito appunto. Abbiamo famiglie tendenzialmente ricche. «La ricchezza netta, reale e finanziaria, delle famiglie italiane è elevata: 8,1 volte il reddito disponibile contro 7,3 nella media dell’area dell’euro», diceva ancora Visco. Ma un debito pubblico elevatissimo, che punta al 155,7% del Pil. Il contrario dei Paesi Bassi che in era pre Covid erano sotto il 60%.

Frugali o no, di sicuro tengono molto di più alla buona salute dei loro conti pubblici di quanto siamo riusciti a fare noi italiani.

 

In aggiunta le suggestioni anti europee del Movimento Cinque Stelle, che ogni tanto ritornano, hanno impedito finora di prendere i 36 miliardi del Mes, utili a rinnovare il nostro sistema sanitario. Insomma buio pesto. Così come non si capisce nulla sui progetti che il governo vuole mettere in cantiere. Il centinaio di proposte della Commissione Colao è lì ma senza che Conte abbia deciso quali realizzare e quali no. Il famoso Piano italiano per la ripresa è stato rinviato a settembre come se avessimo tutto questo tempo da aspettare mentre le imprese e i lavoratori soffrono.

Lo sconforto di tantissimi italiani è giustificato. Anche perché tutto ciò sembra l’antipasto di quello che può accadere nella Fase 3. Lei ha perfettamente ragione: il vero buco nero dell’Italia è la realizzazione dei progetti: spendere bene e rapidamente i fondi. Tutto quasi sempre si inabissa nella burocrazia, nell’infinità di ostacoli, nei decreti attuativi a pioggia, confezionati apposta per bloccare tutto. E spesso le ruberie prendono il sopravvento. L’emergenza che stiamo attraversando non può però essere stata inutile. È necessaria una scossa, è indispensabile che i governi nazionali e locali, che gli apparati dello Stato cambino passo e registro. Se non ci provano ora quando mai lo faranno?