In una intervista al Foglio, Carlo De Benedetti ha ammesso di pensare che John Elkann voglia modificare la natura di Repubblica per portarla più a destra
di Gabriele Laganà
Si prospetta una vera e propria rivoluzione nel mondo dell’editoria. Se alle parole seguiranno i fatti, nel prossimo futuro ci potrebbe essere una nuova Repubblica il cui dna resta quello dello storico quotidiano ma, e questa è la novità clamorosa, decisamente più orientato a destra.
A rendere pubblica la notizia è Carlo De Benedetti che in una intervista al Foglio ha ammesso: “Ci sto pensando seriamente. E ricevo messaggi incoraggianti”. Il nuovo quotidiano avrà tutte le firme di Repubblica ma non si chiamerà più Repubblica.
L’Ingegnere ha spiegato quali sono i motivi alla base di questa coraggiosa scelta: “Penso che John Elkann voglia modificare la natura di Repubblica. La portano più a destra. Credo sia in animo uno snaturamento sostanziale del filone culturale che è stato all’origine del giornale fondato da Eugenio Scalfari. Quella ‘certa idea dell’Italia’ che Repubblica ha interpretato con grande dignità negli ultimi quarantacinque anni. Per questo penso che ci siano buone ragioni culturali, politiche e persino un grande spazio editoriale per un nuovo quotidiano”.
Quella di De Benedetti, seppur con un pizzico di malinconia per la storia Repubblica, sembra quasi una benedizione. Non è ancora chiaro su quali posizioni di destra si attesterà questa Repubblica new style. Ma vi è di più. Lo stesso Ingegnere, infatti, si è soffermato sul quadro politico italiano dichiarando che l’Italia è diventata “un Paese invertebrato. Allo sbando. In pericolo. Il governo non esiste, i partiti non esistono, le istituzioni sono liquefatte, lo Stato centrale litiga con le Regioni… e se arrivasse l’uomo forte, gli italiani se lo prenderebbero, come ha scritto Stefano Folli l’altro giorno”.
Ma De Benedetti non si vuole arrendere a questa prospettiva. Proprio in considerazione di quello che considera essere un “contesto sbandato, l’ultimo colpo sarebbe la caduta di Repubblica. Cioè della stampa liberaldemocratica!. Pertanto, ha concluso, “penso non vada consentito”.
Se questo può essere una idea per il futuro, nel presente c’è una mossa che ha spiazzato molti. Nei giorni scorsi, in modo improvviso, si sono divise le strade di Repubblica e Carlo Verdelli. Giovedì l’ormai ex direttore del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari ha comunicato al Cdr di aver appreso stamane che la proprietà aveva deciso la risoluzione del rapporto.
Il cda del Gruppo Editoriale Gedi ha nominato Maurizio Molinari direttore di Repubblica in sostituzione di Carlo Verdelli. La comunicazione è avvenuta con una nota della società diffusa al termine del Consiglio che si è riunito a seguito del perfezionamento della vendita delle azioni di Cir da parte di Exor. Il cda ha espresso a Verdelli “gratitudine per il lavoro svolto nel corso dell’ultimo anno e piena solidarietà per le intimidazioni che sono state rivolte contro la sua persona”.

IL “CHIAGNE E FOTTI” DI CARLO DE BENEDETTI – INTERVISTATO DAL “FOGLIO”, ANNUNCIA CHE “ANDRA’ FONDATA UNA NUOVA “REPUBBLICA” PERCHE’ MOLINARI È UN CONSERVATORE E PORTERÀ IL GIORNALE DA UN’ALTRA PARTE” – BENE, ALLORA CDB RISPONDA ALLE SEGUENTI DOMANDE: PERCHE’, LEI PRESIDENTE DEL GRUPPO EDITORIALE, E MALGRADO IL SUO BEL PATRIMONIO IN SVIZZERA, HA FATTO ENTRARE IL LIBERAL JOHN ELKANN CON LA FUSIONE “REPUBBLICA-STAMPA”? PERCHE’ HA CEDUTO IL SUO IMPERO AI TRE FIGLI CHE NON HANNO MAI AVUTO IL PALLINO EDITORIALE E APPENA VISTO IL ROSSO DEL BILANCIO HANNO VENDUTO? PERCHE’, PER UN NUOVO QUOTIDIANO CON SCALFARI, MAURO E VERDELLI, HA BUSSATO QUALCHE TEMPO FA AL PORTAFOGLIO DI CARLO FELTRINELLI? PERCHE’, INVECE DI CONTINUARE AD ANNUNCIARLO ‘STO CAZZO DI GIORNALE, NON LO FA SUBITO CON I SUOI SOLDI, VISTO CHE LEI DICE CHE “OGGI FARE UN GIORNALE NON COSTA NEMMENO TROPPO”?

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(…) “Penso che John Elkann voglia modificare la natura di Repubblica. La portano più a destra. Credo sia in animo uno snaturamento sostanziale del filone culturale che è stato all’origine del giornale fondato da Eugenio Scalfari. Quella ‘certa idea dell’Italia’ che Repubblica ha interpretato con grande dignità negli ultimi quarantacinque anni. Per questo penso che ci siano buone ragioni culturali, politiche e persino un grande spazio editoriale per un nuovo quotidiano”. Con Scalfari ed Ezio Mauro. E Carlo Verdelli direttore. “Oggi fare un giornale non costa nemmeno troppo”.
Svuotare Repubblica delle sue firme storiche, che sono ormai quasi tutti pensionati i cui contratti di collaborazione scadono a dicembre, e quindi rifondare attorno a un gruppo di giornalisti riconosciuti il quotidiano della sinistra italiana: agile, corsaro, popolare e partigiano, che è poi l’espressione utilizzata giovedì sera proprio da Carlo Verdelli, nel suo editoriale di commiato, scritto dopo aver saputo alle 14 di giovedì d’essere stato sostituito da Maurizio Molinari alla direzione di Repubblica: “Partigiani sempre”.
(…) Maurizio Molinari è soprattutto un grande professionista, chissà quali progetti di sviluppo avrà in mente per il giornale. “Non lo metto in dubbio”, risponde De Benedetti. “Ma non è un giornalista di Repubblica. E’ un conservatore, nell’accezione migliore del termine. Un conservatore alla anglosassone. Mi dice lei cosa c’entra con Repubblica? Non ho dubbi che porterà il giornale da un’altra parte rispetto alla sua storia e alla sua tradizione. E questo, anche dal punto di vista editoriale e industriale, lascerà campo libero. Spazio. Direi praterie, anche a un nuovo giornale che recuperi lo spirito più vero di Repubblica”.




