Una squadra speciale dell’Interpol formata da investigatori italiani ha catturato il terrorista pluri-assassino
Cesare Battisti catturato in Bolivia
Il terrorista era scappato dal Brasile lo scorso dicembre ed è stato fermato da una squadra dell’Interpol a Santa Cruz
Matteo Carnieletto per
Alla fine Cesare Battisti è stato preso. L’Interpol lo seguiva da tempo. Da quando il presidente Jair Bolsonaro lo aveva promesso all’Italia.
E così per il terrorista non c’è stato più nulla da fare.
Sono le 17 di sabato 12 gennaio quando una squadra speciale dell’Interpol, formata da investigatori italiani, lo ferma. L’uomo che hanno davanti porta una barba finta. Ma non basta. Il documento che gli trovano in tasca allontana ogni dubbio. C’è scritto: Cesare Battisti, nato il 18 dicembre del 1954.
La caccia a Battisti
L’Interpol si era messa sulle tracce del latitante poco prima di Natale. Come riporta Il Corriere, si è trattato di “un lavoro minuzioso e certosino, un lavoro di strada attingendo agli informatori e alla conoscenza del territorio, un lavoro di tentativi, calcoli e azzardi”.
Mosse precise che sono servite, poco alla volta, a stringere il cerchio attorno al terrorista. Prima la zona in cui si era nascosto e, poi, le zone in cui si aggirava. Tutto è stato analizzato fin nei minimi dettagli. Fino alla cattura.
Battisti tornerà in Italia?
Non si sa ancora quale sarà il destino del terrorista. Prima, sottolinea il quotidiano di via Solferino, si dovranno fare tutti i passaggi tecnici. Ma è molto probabile che per l’ormai ex latitante italiano ci sia poco da fare. In brevi tempi, infatti, la Bolivia potrebbe espellerlo e rimpatriarlo in Italia.

Arrestato Cesare Battisti in Bolivia
Preso a Santa Cruz
Una squadra speciale dell’Interpol formata da investigatori italiani ha catturato il 64enne terrorista pluri-assassino Cesare Battisti, latitante dal dicembre 2018 dopo la revoca dello status di residente permanente in Brasile e l’ordine di estradizione del presidente Michel Temer
Andrea Galli per
Camminava in una strada di Santa Cruz de la Sierra, popolosa città della Bolivia. Quel passante aveva una barba finta e soprattutto aveva in tasca un documento d’identità brasiliano riportanti un nome e un cognome, Cesare Battisti, e una data di nascita, il 18 dicembre 1954. Alle 17 di sabato 12 gennaio, le 22 in Italia, una squadra speciale dell’Interpol formata da investigatori italiani ha catturato il 64enne terrorista pluri-assassino Cesare Battisti, latitante dal dicembre 2018 dopo la revoca dello status di residente permanente in Brasile e l’ordine di estradizione del presidente Michel Temer. Come appreso dal Corriere, che ha dato notizia della cattura alle 2 della notte del 13 gennaio, Battisti era da solo.

Non ha opposto resistenza. Indossava pantaloni e maglietta di colore blu, e un paio di occhiali per proteggersi dal forte sole e cercare, ulteriormente, di camuffarsi. Caricato in macchina e accompagnato in una caserma della polizia per le comparazioni tecniche (a cominciare dalle impronte), l’ex membro dei Proletari armati per il comunismo non ha aperto bocca.
La pista
Quella squadra speciale aveva indirizzato con decisione la caccia intorno a Santa Cruz poco prima di Natale. Un lavoro minuzioso e certosino, un lavoro di strada attingendo agli informatori e alla conoscenza del territorio, un lavoro di tentativi, calcoli e azzardi. Nella giornata di sabato, l’epilogo. Dapprima è stata circoscritta la zona nella quale Battisti si era nascosto. Dopodiché, sono stati compiuti gli appostamenti in almeno tre, quattro aree differenti, anche se sempre nel raggio di pochi chilometri. Fin quando, a bordo della strada, con un passo ciondolante, forse conseguenza di uno stato di ebbrezza, gli investigatori dell’Interpol hanno notato quell’uomo. Tolta la barba, che come detto si è rivelata fasulla, c’erano molti dettagli sia dell’andatura sia dei lineamenti, in particolare del viso, che combaciavano con le ultime fotografie e gli ultimi video su Battisti, anche se parecchio datati. L’Interpol, con il supporto della polizia boliviana, ha avvicinato e accerchiato il terrorista.
Il futuro
Una storia infinita, quella di Cesare Battisti. Che ora dovrebbe essere terminata per sempre. Prima bisogna attendere il completamento di tutti i passaggi tecnici. Ma poi, per Battisti si potrebbe aprire, in tempi brevi, il provvedimento di espulsione dalla Bolivia che innescherà il rimpatrio in Italia. Originario di Cisterna di Latina, evaso nel 1981 dopo una condanna per banda armata, il terrorista è stato condannato in contumacia per la partecipazione a quattro omicidi. Scappato in Messico e in Francia, autore di romanzi noir, Battisti aveva raggiunto il Brasile nel 2004. Tre anni dopo, era stato arrestato. Ne era seguita una lunga sequenza di colpi di scena: lo status di rifugiato, il diritto d’asilo, la richiesta di estrazione negata, un nuovo arresto, l’immediata scarcerazione, un massiccio movimento di intellettuali di tutto il mondo a favore di Battisti e contro la decisione di Temer di concedere l’estradizione. Era convinto d’avere ancora appoggi potenti in Sudamerica e rifugi sicuri, il terrorista. Quando l’hanno preso, procedeva a testa alta, in mezzo ad altri passanti, sicuro d’essere anonimo e al riparo come loro.

Ghigna nella foto della cattura: “Cesare Battisti forse ubriaco”
Il terrorista non si è mai nascosto e ha sempre mostrato di condurre una bella vita. Il Corriere: “In stato di ebbrezza”
Andrea Riva per
Nella foto della cattura Cesare Battisti ride. Del resto il terrorista rosso non ha mai mostrato rimorsi per i quattro morti che ha sulla coscienza.
Anzi. Non si è mai nascosto, tranne quando c’era da fuggire al tintinnio delle manette, e si è sempre mostrato sulla spiaggia o nella sua casa dove ancora oggi campeggiano i simboli dei suoi “ideali”. Un sorriso, quello di Battisti, di chi pensa di farla sempre franca. Di chi in fondo sa che qualcuno lo proteggerà. Anche nelle peggiori nefandezze. È stato così con François Mitterrand e poi con Lula. E così è stato anche ieri, quando la polizia gli ha scattato la foto per provare l’arresto.
Ghigna, Battisti. Ma ancora per poco. Un aereo italiano è infatti partito per la Bolivia per condurlo nelle patrie galere. Secondo quanto riporta Il Corriere, inoltre, quando la polizia l’ha fermato, il terrorista ciondolava, “forse conseguenza di uno stato di ebbrezza”. Per questo non ha detto niente. Si è limitato a togliersi la barba finta che indossava e a svelare la sua vera identità.
Come ha spiegato il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, si cercherà di estradare il terrorista nei tempi più rapidi. Forse già domani potrà tornare in Italia.

Battisti è un “assassino puro”
Ma la sinistra l’ha protetto per anni
Lorenzo Vita per
Cesare Battisti è stato arrestato. Alle 17 ora locale del 12 gennaio, l’Interpol ha fermato il terrorista dei Pac mentre cercava di fuggire in Bolivia. E adesso l’Italia aspetta giustizia, dopo anni di latitanza e dopo le promesse del nuovo presidente brasiliano Jair Bolsonaro, che prima di essere eletto ha confermato tutto il suo impegno per prendere Battisti e aprire le porte dell’estradizione.
Ora tutto sembra possibile. Ma con Battisti bisogna essere sempre estremamente cauti. Per troppi anni il terrorista (c’è chi lo definisce “ex” ma in fondo lo è sempre stato) ha goduto della protezione internazionale dei governi. E ogni volta che sembrava essere giunta l’ora di rientrare in Italia e pagare il conto con lo Stato, l’ex membro dei Pac si è sempre dileguato, lasciando dietro di sé una scia di legami potenti ma soprattutto di domande: perché è stato continuamente protetto?
Per capirlo, bisogna tornare indietro nel tempo, agli anni Settanta, quando il terrorismo aveva ancora una matrice puramente ideologica e la sinistra del mondo tutelava gli autori dei crimini che si rifacevano, anche solo vagamente, al marxismo. Tutto è sembrato permesso. Tutto era quasi lecito se serviva a proteggere uno di loro, che loro però non era mai stato davvero.Così, inizia la latitanza di Battisti protetta è garantita dai salotti parigini e da quella sinistra che oggi definiremmo “radical-chic” che ha creduto di essere nel giusto mettendo al sicuro dalle patrie galere un assassino. Non bastavano i testimoni, i processi e le condanne. A quel tempo, la giustizia italiana era considerata nemica della sinistra e dell’idea e il sistema processuale una giungla fatta di “nemici del popolo”.
A questa narrazione prendono parte tutti, politici, intellettuali, attori, italiani e stranieri. A Parigi, la gauche-caviar lo pone sotto la sua ala protettrice complice la dottrina Mitterrand che difende i terroristi di tutto il mondo ritenuti perseguitati in patria. Come ricorda Panorama, “in quell’epoca, scrittori e intellettuali di mezzo mondo come Gabriel García Márquez, Fred Vargas, Daniel Pennac e Bernard-Henri Lévy facevano ancora appelli per lui. Persino Carla Bruni, all’epoca première dame di Francia, protestava la sua innocenza”.

E a nulla valgono le parole del pubblico ministero Antonio Spataro che, come riportato da Affari Italiani, di Battisti disse che era semplicemente “un assassino puro”e che fosse “assolutamente ridicolo e falso che siano stati accertati, nel caso Battisti, casi di tortura. Subito dopo l’omicidio del gioielliere Torregiani, fu individuato uno degli autori del fatto. Due suoi parenti e alcuni degli arrestati resero dichiarazioni fondamentali a carico degli assassini che, però, cercarono di ritirare due giorni dopo affermando che erano state loro estorte con torture. I giudici che si occuparono del caso, e non io, accertarono facilmente che quelle denunce erano false e strumentali”.
Ma queste dichiarazioni non sono bastate. E il terrorista rosso ha continuato a essere difeso per anni da larga parte dell’intelligenzia di sinistra, assuefatta dalla possibilità di difendere un ideologo perseguitato. No: era semplicemente un assassino. Un criminale comune che solo in carcere, a Udine, si avvicina alla sinistra radicale. Ma tanto basta per farne una sorta di martire che dal 1991 al 2004 ha goduto dalle tutela della giustizia francese.

Battisti, il figlio di Bolsonaro a Salvini: “C’è un piccolo regalo in arrivo”
Dopo l’arresto in Bolivia, il figlio di Bolsonaro scrive a Salvini: “Il Brasile non è più terra di banditi”. Il Brasile si prepara a spedire Battisti in Italia
Sergio Rame per
“Il Brasile non è più terra di banditi. Matteo Salvini il ‘piccolo regalo’ è in arrivo”. Subito dopo l’arresto di Cesare Battisti, catturato dall’Interpol a Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia, il deputato federale Eduardo Bolsonaro, figlio del presidente brasiliano Jair Bolsonaro, si fionda a scrivere al vicepremier leghista.
Il messaggio viaggia via Twitter ed è il mantenimento di una promessa che il padre aveva fatto all’Italia durante la campagna elettorale per le presidenziali. Come ha, infatti, annunciato ha affermato Filipe G. Martins, consigliere speciale di Bolsonaro, il terrorista rosso “arriverà presto in Brasile e da lì sarà trasferito in Italia affinché possa scontare l’ergastolo, in base a quanto ha deciso la giustizia italiana”.
“Sono molto contento dell’arresto e speriamo che sia la volta buona che sconti la sua pena”. Ai microfoni dell’agenzia Adnkronos Adriano Sabbadin, il figlio di Lino Sabbadin, il macellaio trucidato dal gruppo eversivo dei “Proletari armati del Comunismo” il 16 febbraio 1979, affida il proprio sfogo dopo l’arresto di Battisti in Bolivia. “Speriamo che sia la volta buona, solo questo – aggiunge Sabbadin – Battisti è una persona squallida che l’ha sempre fatta franca, e merita di scontare in Italia la pena giusta per quello che ha fatto”. Battisti, che era latitante dallo scorso dicembre, è stato catturato nella notte tra sabato e domenica mentre cercava di scappare indossando barba e baffi finti. L’Interpol lo ha intercettato in Bolivia, nella città di Santa Cruz de la Sierra.
Per il Brasile, che a lungo ha coccolato Battisti, è una vera e propria svolta. La sta rendendo possibile in neo presidente Bolsonaro. “Ha ucciso un poliziotto, ha ucciso un padre di fronte a suo figlio, e lasciato un uomo paralizzato – ha scritto su Twitter il figlio Eduardo – è stato condannato all’ergastolo per quattro omicidi ed era un membro del gruppo terroristico di sinistra in Italia PAC. Ciao Battisti, la sinistra piange!”. Poi Bolsonaro, in un altro tweet, ha aggiunto: “L’Italia aveva solo ‘anni di piombo’ perché prima aveva anni di terrorismo. Bombe, autorità rapite, omicidi politici e così via. Non puoi combattere il terrorismo come se fosse un crimine comune”.
Per Salvini la cattura di Battisti è “un successo atteso da anni”. Così, dopo aver ringraziato pubblicamente le forze dell’ordine italiane e straniere, la Polizia di Stato, l’Interpol, l’Aise e tutti coloro che hanno lavorato per l’arresto, ha sottolineato che il terrorista rosso “non meritava una comoda vita in spiaggia, ma di finire i suoi giorni in galera”. “Grazie di cuore al presidente Bolsonaro e al nuovo governo brasiliano per il mutato clima politico che, insieme a un positivo scenario internazionale dove l’Italia è tornata protagonista, hanno permesso questo successo atteso da anni, grazie alle autorità boliviane e alla collaborazione di altri Paesi amici”, ha quindi aggiunto. Ma il pensiero piàù sentito è andato ai “famigliari delle vittime di questo assassino, che per troppo tempo si è goduto una vita che ha vigliaccamente tolto ad altri, coccolato dalle sinistre di mezzo mondo”.

“Finalmente l’hanno preso”. Ora le vittime di Battisti potranno avere giustizia
“Forse è la volta buona”. le famiglie delle vittime di Battisti tirano un sospiro di sollievo. Ma aspettano con ansia il momento dell’estradizione in Italia
Sergio Rame per
Adesso i famigliari delle vittime di Cesare Battisti vogliono giustizia. “Finalmente questo terrorista è stato arrestato”, commenta Maurizio Campagna, fratello di Andrea, agente della Digos ucciso dai Pac a Milano nel 1979.

“L’unica cosa – chiarisce all’Adnkronos – è che tra l’arresto e l’estradizione ce ne vuole”. L’ex membro dei Proletari armati per il comunismo (Pac) si era reso irreperibile dopo l’ordine di arresto emesso dal giudice del Tribunale Supremo brasiliano Luiz Fux e il decreto di estradizione firmato dal presidente uscente Michel Temer. Ora sarà portato in Brasile da dove verrà estradato in Italia.
“Ancora non tiro un sospiro di sollievo”, commenta ai microfoni dell’agenzia AdnkronosLorenzo Conti, figlio dell’ex sindaco di Firenze Lando, assassinato da un commando delle Brigate Rosse il 10 febbraio 1986. “Finché non lo vedo in galera non ci credo che sconterà davvero la sua pena”. Battisti è stato condannato in Italia a due ergastoli per quattro omicidi. In due di essi, quello del maresciallo Antonio Santoro, avvenuto a Udine il 6 giugno del 1978, e quello dell’agente Andrea Campagna, avvenuto a Milano il 19 aprile del 1979, il terrorista sparò materialmente. Nell’uccisione del macellaio Lino Sabbadin, a Mestre il 16 febbraio del 1979, invece, Battisti fece da copertura armata al killer Diego Giacomini e, nel caso dell’uccisione del gioielliere Pierluigi Torregiani, avvenuta a Milano il 16 febbraio del 1979, venne condannato come co-ideatore e co-organizzatore. “Ora il governo deve spingere per l’estradizione, siamo fiduciosi perché ora ci sono le motivazioni e la determinazione che in passato non c’erano”, dice all’Adnkronos Potito Perruggini, nipote di Giuseppe Ciotta, brigadiere di Polizia ucciso nel 1977 dai terroristi rossi. “Ho apprezzato il fatto che ora i terroristi vengono chiamati terroristi e non più ‘ex’. Le vittime – osserva – saranno sempre vittime e purtroppo non potranno mai essere ‘ex’ vittime del terrorismo”.
L’idea alla base di quel biennio di sangue, secondo quanto appurarono gli inquirenti in seguito, era quella di colpire, oltre ad esponenti delle forze dell’ordine, i commercianti che si erano difesi durante i cosiddetti “espropri proletari”. Proprio per questo nel mirino dei Pac finirono il macellaio di Venezia Sabbadin e il gioielliere di Milano Torregiani. In quest’ultimo caso, poi, all’omicidio, si aggiunse un’ulteriore tragedia: nel corso della colluttazione, il figlio del gioielliere venne colpito da una pallottola sfuggita al padre prima che questi cadesse, e da allora, paraplegico, è sulla sedia a rotelle. “Forse davvero è una buona giornata”, commenta al Corriere della Sera Alberto Torreggiani. “Tecnicamente è un fuggiasco, non coperto da nessuno status particolare – spiega – è un latitante e non ha più benefici”. Presto sarà, quindi, in Italia. “Non penso che i brasiliani abbiano tanta voglia di tenerselo”.

La fuga in Bolivia, poi il blitz: così è stato preso Battisti. Forse domani già in Italia
L’operazione dell’intelligence: i pedinamenti, la fuga in Bolivia e il blitz. Partito per La Paz l’aereo che riporterà Battisti in Italia
Andrea Indini per
La svolta è arrivata una settimana fa, quando Cesare Battisti è stato individuato con certezza in Bolivia.
L’operazione che ha portato all’arresto del terrorista rosso è scattata a Santa Cruz. E ora l’Italia lo aspetta. “Stiamo lavorando da ieri notte per fare in modo che arrivi il prima possibile in Italia per scontare la sua pena”, assicura il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Resta la rabbia per i decenni in cui questo assassino “è stato difeso e coccolato” e “si è goduto la vita in spiaggia, a Parigi, scrivendo, ballando e mangiando”. “Quattro ergastoli è la storia di questo personaggio – taglia corto il vicepremier leghista – peccato essere arrivati dopo tanto tempo, ma meglio tardi che mai. Giustizia è fata”.
“I nostri investigatori – fanno sapere al Giornale.it dal Viminale – non avevamo mai perso di vista Battisti… erano in attesa di poterlo ammanettare”. Dopo anni di attesa, la svolta è arrivata con l’ascesa in Brasile di Jair Bolsonaro che da subito ha promesso che avrebbe “restituito” Battisti all’Italia come “regalo” per Salvini. “Il Brasile è stato determinante nell’operazione – fanno sapere fonti dell’intelligence all’agenzia AdnKronos – Bolsonaro lo ha costretto a fuggire, consentendo a noi di prenderlo”. Un team composto dalla polizia italiana, dalla Criminalpol e dall’Antiterrorismo è andato, infatti, a rafforzare immediatamente la collaborazione con i colleghi di Brasilia, prima che il terrorista riuscisse a lasciare il Brasile. Una fuga durata solo alcune settimane perché, nel giro di poco tempo, è stato immediatamente individuato in Bolivia. Una settimana fa c’è stata poi l’accelerazione degli investigatori che, in accordo con le autorità locali, hanno preparato il blitz nel suo “rifugio”. “Battisti è stato fermato in strada, non era armato e non ha opposto resistenza – fanno sapere al Giornale.it fonti del Viminale – ha parlato in portoghese per rispondere alla polizia e ha mostrato un documento brasiliano che confermava la sua identità”. Si sentiva al sicuro, una volta entrato in Bolivia, ed era certo dell’aiuto del Paese sudamericano. Non poteva, infatti, sapere che gli aveva già voltato le spale.

“Battisti è un assassino, adesso Saviano e Vauro si scusino con le vittime”
“Troppi anni passati da sbruffone con calici alzati”. Fratelli d’Italia contro intellettuali e politici che nel 2004 sottoscrissero l’appello di solidarietà a Battisti
Sergio Rame per
“Finalmente catturato l’assassino Cesare Battisti, un delinquente protetto da governi delinquenti di sinistra”.

Marco Silvestroni, deputato di Fratelli d’Italia, esulta la cattura per la cattura del terrorista rosso ma non fa sconti a quella sinistra che per troppi anni lo ha difeso e coccolato. “Troppi anni passati da sbruffone con calici alzati – tuona – da domani galera per lui e che ci sia finalmente vera giustizia per le vittime e i familiari”. Resta l’amarezza dei famigliari delle vittime costrette a subire a lungo l’ideologia della sinistra che ha sempre giustificato le violenze dei Proletari armati per il comunismo (Pac). “Ho apprezzato il fatto che ora i terroristi vengono chiamati terroristi e non più ‘ex'”, dice all’Adnkronos Potito Perruggini, nipote di Giuseppe Ciotta, brigadiere di Polizia ucciso nel 1977 dai terroristi rossi. “Le vittime saranno sempre vittime e purtroppo non potranno mai essere ‘ex’ vittime del terrorismo”.
“L’arresto in Bolivia di Cesare Battisti ci riempie di gioia”. Anche Federico Mollicone di Fratelli d’Italia non nasconde la propria felicità per l’arresto di Battisti in Bolivia. “Per noi è solo un crudele assassino che non deve avere nemmeno le attenuanti della militanza politica – tuona – ha ucciso e rapinato per poi fuggire all’estero sicuro della protezione internazionale della sinistra al caviale dei salotti intellettuali italiani, francesi e poi brasiliani di Lula”. Dopo che il terrorista verrà assicurato a un regime carcerario senza sconti di pena, il partito guidato da Giorgia Meloni vuole “le pubbliche scuse ai familiari delle vittime” da parte di Roberto Saviano, Vauro e “tutti gli intellettuali e i politici che nel 2004 sottoscrissero un delirante appello di solidarietà” a Battisti. “Certo – ha aggiunto Mollicone – Saviano dirà che ha ritirato la firma, pensate un po’ dopo soli cinque anni ed essere diventato famoso. Non conta. Quella firma resta indelebile segno di infamia”.

Il retroscena su Battisti:
così è stato incastrato
Matteo Carnieletto per
Una caccia durata 37 anni, ma alla fine per Cesare Battisti non c’è stato nulla da fare. È stato fermato in Bolivia, a Santa Cruz, con una barba finta mentre camminava, probabilmente sentendosi al sicuro. Ma così non era. Già perché il Paese sudamericano, secondo quanto appreso da Gli Occhi della Guerra, gli avrebbe negato l’asilo. E così, forse, sarebbe scattata l’operazione.
Tutto inizia il 4 ottobre del 1981 quando Battisti fugge dal carcere di Frosinone e riesce a raggiungere la Francia, dove, di fatto, viene protetto a lungo e dove conoscerà la sua futura moglie. Parigi lo coprirà, negando per ben quattro volte la sua estradizione in Italia.
Dalla Francia al Messico. È in questo periodo che i giudici italiani lo condannano in contumacia all’ergastolo, avendo sulla coscienza quattro omicidi. Battisti si sente braccato, ma sa che può contare su François Mitterrand che, tramite la sua famosa e famigerata dottrina, garantisce di fatto la libertà ad “autori di crimini inaccettabili”. Il terrorista frequenta la comunità italiana, lavora come portiere in uno stabile, porta a termine un romanzo e si guadagna da vivere traducendo dei noir francesi. Viene arrestato e, dopo quattro mesi, viene dichiarato non estradabile. È ancora libero. Può fare tutto, compreso pubblicare un libro – Travestito da uomo – per le edizioni Gallimard.

Nel 2002 il governo italiano torna alla carica. Chiede a gran voce la sua estradizione, ma la gauchesi schiera al fianco del terrorista. C’è poco da fare. Anzi: nel 2004 Parigi gli concede la cittadinanza. Ma viene arrestato e sta per essere estradato, quando fugge di nuovo. Si riapre così il periodo della latitanza.
Fugge in Brasile, dove vive indisturbato fino allo scorso dicembre quando il presidente Jair Bolsonaro annuncia di volergli dare la caccia, ricevendo il sostegno del ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Quell’asse tra Salvini e Bolsonaro
per far arrestare Cesare Battisti
Trentasette anni di latitanza. Trentasette anni di fughe tra Francia e Sud America. Trentasette anni di ingiustizia. Ma alla fine Cesare Battisti è stato preso. Ma che ne sarà di lui? Tornerà davvero in Italia? Non bisogna dimenticare che già due anni fa il terrorista dei Pac (Proletari armati per il comunismo) venne fermato al confine tra Brasile e Bolivia, dopo che il governo italiano ne aveva chiesto l’estradizione. Ma poi non avvenne nulla e Battisti continuò a vivere tranquillo nel Paese verde-oro. Fino allo scorso dicembre.
L’elezioni di Jair Bolsonaro, ex militare e rappresentante dell’ala dura della destra, ha cambiato gli equilibri non solo all’interno del Paese, ma anche in tutto il Centro e il Sud America. Il nuovo presidente infatti ha iniziato una lotta senza quartiere verso tutto ciò che, anche solo lontanamente, possa apparire di sinistra. I suoi toni sono forti, così come le sue azioni.
Solamente 19 minuti dopo, lo stesso Bolsonaro rispondeva: “Grazie per la vostra considerazione, Ministro dell’Interno d’Italia. Lascia che tutto si normalizzi brevemente nel caso di questo terrorista assassino difeso dai compagni degli ideali brasiliani! Conta su di noi!”.
E così in effetti è stato. Bolsonaro si è insediato solamente il 1° gennaio scorso e, in meno di due settimane, Battisti è stato arrestato. Certo, tutto era iniziato ben prima. Il 14 dicembre scorso, quindi un giorno prima dello scambio tra i due politici, pubblicavamo in esclusiva il documentocon cui il Supremo tribunale federale del Brasile ordinava l’arresto del terrorista. A partire da quel momento è iniziata la caccia all’uomo, con la fuga di Battisti in Bolivia, dove è stato arrestato ieri pomeriggio.










