di Tommaso Labate
«Mi spiace dirlo ma eravamo stati facili profeti. Così com’è il reddito di cittadinanza non funziona. E un intervento perché venga cambiato adesso è non più rinviabile». Teresa Bellanova, ministra delle Politiche agricole, esponente di Italia Viva, è su una macchina che la sta riportando a Roma.

Sotto gli occhi, tra le carte, ha anche l’inchiesta del Corriere della Sera di Goffredo Buccini e Federico Fubini sulle molte distorsioni prodotte su scala nazionale dal reddito di cittadinanza. Dal lavoro in nero alla carenza di manodopera lamentata dagli imprenditori.
Ministra, non salva nulla dell’impianto del reddito di cittadinanza?
«Arrivo a dirle che, in un momento drammatico per l’economia, una misura di sostegno al reddito può anche avere una sua efficacia. Il problema è che il reddito di cittadinanza non raggiunge nessuno degli obiettivi per il quale, almeno a parole, era stato approvato».
Tipo?
«Si è sempre detto che non è una misura assistenziale, giusto? Hanno sempre detto che era funzionale per la ricerca di un lavoro, giusto? Sul primo punto, non c’è stata la possibilità di controllare che effettivamente i percettori del reddito accettassero o meno i lavori che eventualmente gli venivano offerti. Non c’è alcun tipo di controllo. Ma veniamo al punto delicato, quello del cercare il lavoro a chi non ce l’ha: chi monitora la domanda e l’offerta di lavoro, consentendo quindi di capire di quale tipo di lavoratori hanno bisogno le imprese? Nessuno. Quindi ci troviamo nella condizione non più tollerabile, soprattutto se guardiamo al tasso di disoccupazione delle giovani generazioni, di ragazzi che cercano lavoro e di imprese che non trovano lavoratori».
L’Agenzia nazionale delle Politiche attive sul lavoro doveva servire a questo.
«Sentiamo parlare dell’Anpal più quando si tratta delle richieste dei suoi vertici che non quando dobbiamo giudicare il compito che dovrebbero svolgere, e non svolgono. La parte delle politiche attive, che doveva e dovrebbe essere il cuore di una misura di sostegno al reddito ufficialmente non assistenziale, è mancata del tutto. Per questo non possiamo più andare avanti così».
Siete soddisfatti del superamento di Quota 100 annunciato da Conte?
«Di fronte a misure che vanno incontro al populismo, bisogna avere il coraggio di dire i sì e i no giusti. Di fronte a quota 100, per me è sempre stato no. Eravamo tutti in pena per il carpentiere o il lavoratore agricolo che non potevano lavorare fino a 70 anni? Ecco, il carpentiere e il lavoratore agricolo con questa quota 100 sono rimasti al lavoro. In pensione c’è andato solo chi aveva un lavoro stabile, garantito, sicuro. E non c’è stato il turn over che avrebbe dovuto far entrare stabilmente nel mondo del lavoro i giovani, i precari».
Apprezzate questo Conte più riformista dopo le elezioni?
«Registriamo il passo avanti. La matrice di Italia Viva e la ragione del nostro impegno al governo è il riformismo. Anche stavolta emerge con chiarezza che le nostre proposte non erano finalizzate a creare difficoltà alla maggioranza ma ad affrontare e risolvere qualche problema del Paese. Mi piacerebbe che proprio per questo anche noi fossimo più apprezzati».

