All’Italia adesso serve una grande iniziativa per l’alta formazione

Caro direttore,
questa mia riflessione nasce dalle importanti considerazioni di Ferruccio de Bortoli sul capitale umano e la classe dirigente nel nostro paese, pubblicate ieri sul Corriere della Sera.
Una premessa mi è d’obbligo: da più di 25 anni sono un leader politico, ma la mia vera professione, il lavoro che amo, quello con il quale credo di essere riuscito a realizzare qualcosa di importante non solo per me e per la mia famiglia ma per il Paese è quello di imprenditore. Ho sempre creduto, da liberale, che siano proprio gli imprenditori veri — quelli capaci con le loro forze, di creare, di innovare, di trasformare — ad esercitare una funzione pubblica importante, nell’interesse della collettività. In qualche modo, il mio successivo impegno in politica — nato da una condizione di necessità per la situazione del Paese e di cui sono orgoglioso — l’ho sempre inteso come continuazione di quella funzione sociale, come assunzione diretta di una responsabilità nei confronti del paese che tanto mi ha dato e al quale credo di aver dato qualcosa.
So bene, naturalmente, che da quel momento ho scelto di rappresentare una partee che questo, nel bene e nel male, induce a dare una lettura politica di quello che dico. Però in questa circostanza mi sono sentito chiamato in causa proprio come imprenditore, come parte di quella borghesia produttiva, di quella «classe dirigente privata» di cui parla de Bortoli, che non può limitarsi a chiedere aiuti pubblici — che pure sono doverosi in questo momento per tenere in vita il sistema produttivo — né può limitarsi ad atti di filantropia individuale, ai quali pure io stesso non mi sono sottratto.
La nostra responsabilità sociale di imprenditori è quella di guardare al futuro del nostro paese.Quel futuro nel quale vivranno ed opereranno le aziende che abbiamo creato. Dobbiamo occuparcene. Possiamo dare vita, con le nostre forze, ad una grande iniziativa privata per l’alta formazione, che integri e completi ai vertici il sistema pubblico dell’istruzione. Che selezioni e faccia crescere i migliori, concedendo un’opportunità a prescindere dal reddito e dalle condizioni di partenza.
Potrebbe essere un primo passo di un percorso più ampio. Di una più ampio progetto per il futuro del paese al quale, come imprenditori, possiamo dare un contributo importante di idee e di esperienza, oltre che di mezzi economici. Conosco molti colleghi imprenditori o manager di grandi aziende che condividono questa sensibilità. E’ il momento di farsi avanti, di uscire allo scoperto, di ragionare e agire insieme. Senza alcuna connotazione politica, in un servizio civile per l’Italia.