Crosetto: «Le nostre scelte non le fa il Cremlino».
E la portavoce di Lavrov cita Rodari
Maurizio Perriello

Il nuovo scontro diplomatico tra Italia e Russia passa dal botta e risposta tra Maria Zakharova e Guido Crosetto. Molto più che «ridicola», un «teatro dell’assurdo»: così la portavoce del ministero degli Esteri russo — che neanche in passato ha mai risparmiato frecce avvelenate nei confronti di Roma — ha definito la nomina dell’ex ministro ucraino Mykhailo Fedorov a consulente della Difesa italiana. «Le mie condoglianze», ha esordito la funzionaria del Cremlino rispondendo sul tema a un giornalista italiano a margine del Forum economico orientale, prima di accusare Roma di essersi affidata a un uomo noto, a suo dire, per la volontà di «uccidere più russi possibile». Per la portavoce della diplomazia moscovita, «questo è un esempio perfetto di come gli occidentali utilizzano gli ucraini.
Mentre i cittadini comuni vengono mobilitati nelle trincee per affrontare una morte certa, i manager del regime di Kiev convertono le sconfitte militari in contratti internazionali personali, e non se ne vergognano». Solo un mese fa, quando si rincorrevano le anticipazioni sulla consulenza dello stesso Fedorov, Zakharova aveva già sarcasticamente chiosato: «È un peccato che Osama bin Laden non abbia vissuto abbastanza a lungo per vederlo: sarebbe stato un eccellente consigliere per il governo italiano».
L’affondo russo ha portato alla replica del ministro Crosetto: «Capisco che preferirebbero che le scelte per l’Italia potesse farle qualcuno che senta Mosca prima, ma pensiamo solo a Roma e non a Mosca, Kiev o Washington». Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, sottolineando che la Russia «fa polemica ma non siamo in guerra con loro». Dal terreno delle nomine e del riarmo, la tenzone italo-russa passa però anche dai riferimenti letterari. E da Gianni Rodari in particolare: Zakharova ha infatti citato il grande scrittore per pungere il nostro Paese nell’orgoglio culturale. «Se Rodari fosse vivo, penso che scriverebbe una favola satirica su tutto questo, ma non sono sicura che sarebbe più divertente della realtà».
Un riferimento tutt’altro che casuale: Rodari è infatti da oltre settant’anni uno degli autori italiani più amati in terra russa, soprattutto grazie alle Avventure di Cipollino, tradotte nel 1953 e diventate un successo enorme nell’allora Urss, in cui la rivolta dei «poveri vegetali» contro i potenti si adattava perfettamente alla propaganda sovietica. Crosetto ha raccolto e restituito la provocazione a Mosca: «Se Zakharova ha letto Rodari, cosa che dubito, avrà capito che non vogliamo fare la fine del topo che mangiava i gatti e quindi serve anche l’esperienza sul campo».
Quello su Fedorov non è certo il primo duello diplomatico tra Zakharova e le istituzioni nostrane. Nel febbraio 2025 la portavoce di Lavrov bollò come «blasfeme» le parole di Sergio Mattarella che equiparavano l’invasione russa al Terzo Reich. Dopo il crollo della Torre dei Conti a Roma, a novembre scorso, affermò che finché il governo italiano avrebbe «continuato a sprecare soldi per Kiev, l’Italia tutta sarebbe crollata». Fino all’ultimo (per ora) capitolo di uno scontro bilaterale a corrente alternata, destinato ad approfondirsi sulla scia del rinnovato supporto a Kiev.


Il Romanzo di Cipollino
Gianni Rodari & Raoul Verdini
1951
L’autore di libri e racconti, amato da generazioni di lettori, Gianni Rodari (1920-1980) collabora nei primi anni Cinquanta con Il Pioniere, settimanale per ragazzi del Partito Comunista. Nel 1951, a trent’anni, pubblica Il romanzo di Cipollino, illustrato da Raoul Verdini (1899), popolare autore di fumetti per ragazzi dagli anni Trenta, ambientato nel Mondo delle verdure, con il giovane protagonista che, non potendo andare a una scuola vera, frequenta quella del mondo per imparare a distinguere il male dal bene e da che parte stare. Si batterà quindi contro il potere del Principe Limone schierandosi con le sue vittime (Mastro Uvetta, Pirro Porro, Sora Zucca…) per riportare la giustizia nel Mondo delle verdure. Cipollino appare anche in avventure a fumetti autoconclusive su Il Pioniere, firmato da Rodari e Verdini, e il romanzo sarà tradotto nella Germania Est, apparendo anche in un francobollo.


Così Cipollino di Rodari divenne famosissimo nell’Urss
Comunista lui, antieroe figlio di «poveri vegetali» in lotta contro il potere degli ortaggi più nobili e ricchi il suo protagonista, Rodari era suo malgrado e ben oltre il grandissimo talento un perfetto avatar per il racconto ufficiale del regime sovietico
Paolo Valentino

«Cipollino era figlio di Cipollone e aveva sette fratelli…. Gente per bene, bisogna dirlo subito, però piuttosto sfortunata». Iniziavano così «Le avventure di Cipollino», la favola di Gianni Rodari uscita in Italia nel 1951 e tradotta due anni dopo in russo, consacrandolo icona letteraria dell’Unione Sovietica. Comunista lui, antieroe figlio di «poveri vegetali» in lotta contro il potere degli ortaggi più nobili e ricchi il suo protagonista, Rodari era suo malgrado e ben oltre il grandissimo talento un perfetto avatar per il racconto ufficiale del regime sovietico. Il libro vendette oltre un milione e mezzo di copie. Fu sull’onda del successo in Urss che Rodari si impose all’attenzione internazionale, fino a vincere nel 1970 il Premio Andersen.
Nel Paese dei Soviet fu una vera star: Cipollino venne adattato in musica per un balletto; un’altra opera, Il Bambino di Napoli, divenne nel 1958 un film d’animazione, mentre celebri traduttori si cimentarono con i suoi libri, dal poeta Samuil Marshak alla linguista Yulia Dobrovolskaya. Come ha raccontato in «Cipollino nel Paese dei Soviet» (Lindau 2020) la scrittrice Anna Roberti, quasi a voler ricambiare l’amore dei russi per lui, Rodari disseminò le sue opere di molti riferimenti, letterari, storici e geografici dedicati all’Urss e al suo popolo. Ancora oggi lo scrittore di Omegna è quello italiano più popolare e amato in Russia (nella foto, un francobollo celebrativo del 1992).
Forse solo Michele Placido, per il personaggio del Commissario Cattani in «La Piovra», raggiunse un livello simile di popolarità negli anni Ottanta e Novanta. Ma la passione dei russi per Rodari non è mai diminuita. Come dimostra la spericolata citazione di Zakharova.




