LA SINISTRA ALLE COMICHE FINALI – LA STORICA DIRIGENTE DELLA GAUCHE DE’ NOANTRI LUCIANA CASTELLINA, TRA I FONDATORI DEL “MANIFESTO” E NON CREDENTE, AVVERTE IL BISOGNO DI DIRE LA SUA A TUTTI I COSTI SUL CONCLAVE IN UN DELIRIO DI AUTOREFERENZIALITA’ E FEMMINISMO IDEOLOGICO: “VORREI STARE ANCH’IO NELLA SISTINA. SAREBBE BELLO UN PAPA DONNA MA PURTROPPO HO 96 ANNI, E MI CI VORREBBERO MOLTE ALTRE VITE. E FORSE ALLORA CI SARÀ UN MONDO SENZA PAPI DOVE TUTTI QUANTI SARANNO UGUALI” (UN PAPA DONNA? UN MONDO SENZA PAPI? MA PERCHE’ NON PORTARE UN PO’ DI RISPETTO AI RITI MILLENARI DELLA RELIGIONE CATTOLICA?)

Luciana Castellina storica dirigente della sinistra: «Con Bergoglio cambiamenti importanti nella Chiesa ma la dittatura della tradizione frena i processi. Non vedrei male Zuppi o Pizzaballa»
Maria Corbi per
Luciana Castellina, una delle voci più importanti della sinistra italiana, per molti anni deputata e tra i fondatori del Manifesto, è profondamente laica ma certa che il confronto e il dialogo con la religiosità sia importante: «Non sono credente, ma ho sempre trovato anche nel mondo cattolico interlocutori preziosi e leali».
Siamo alle soglie di un nuovo pontificato in un momento molto complesso per il mondo. Cosa si augura?
«Che qualcuno continui quello che ha fatto Papa Francesco, per cui ho avuto una grande ammirazione, non solo perché è stato un papa buono e caritatevole, ma perché è stato uno straordinario uomo positivo che ha capito il nostro tempo. Quando ha detto “non serve una politica per i poveri, ma una politica dei poveri” sosteneva che l’importante è che i poveri acquisiscano soggettività per essere i protagonisti del cambiamento della storia. Vorrei che si andasse avanti su questa linea».
Ha un nome che amerebbe vedere sul soglio pontificio?
«No, non mi metto nemmeno a pensarlo, faccio questo discorso come laica. Io Bergoglio lo avrei voluto presidente del Consiglio! Oggi in conclave molti cardinali sono stati scelti da lui e quindi dovrebbero essere interpreti del suo pensiero. Ma so anche che in Vaticano i poteri tradizionali sono forti e resistenti al cambiamento».
Bergoglio ha impresso alla politica vaticana una svolta molto chiara. Ha paura di un ritorno “reazionario”?
«Vedo che c’è una classe dirigente del mondo capitalista che è impazzita. Basta guardare l’immagine di Donald Trump vestito da Papa, come a dire “possiamo ormai fare un Papa artificiale”, come se fosse un robot. Ho visto anche che a una buona parte del mondo cattolico americano questo “scherzo” è piaciuto, e mi mette paura. Quindi cosa può succedere lo sa solo Dio. So soltanto che anche la Chiesa cattolica è fatta di uomini e di potere. E in questo momento storico avere un Papa che segua la linea di Francesco sarebbe importante».
Porterebbe avanti l’apertura della Chiesa ai diritti e all’inclusione.
«Certo, ma il problema va oltre. Siamo ormai un mondo in cui il capitalismo è feroce e quindi non basta dire che ci sono i diritti. Abbiamo tanti diritti in tutte le nostre leggi e nelle nostre costituzioni, ma naturalmente non tutti possono usufruirne allo stesso modo. La voce di Bergoglio sulle diseguaglianze è stata ed è importante, direi rivoluzionaria».
Sogna una chiesa rivoluzionaria?
«Siamo di fronte alla necessità di un cambio molto profondo. E la Chiesa è importante perché l’influenza che ha è ancora molto grande. Tremo all’idea che arrivi un Papa che non abbia l’intelligenza di Francesco. C’è bisogno di una guida illuminata. Le voglio ricordare solo un dato: lo sviluppo tecnologico nel corso del secolo scorso ha ridotto l’occupazione tradizionale solo del 15%, cioè poco. La previsione per il secolo in corso è che invece lo sviluppo tecnologico la riduca del 75%. Questo vuol dire che se non cambiamo tutto, la prospettiva è terribile. Sarà un’umanità fatta al 75 per cento di servitori e di badanti. E bisogna che di questo si sia consapevoli anche del fatto che non si possono risolvere questi problemi con i bonus. Bisogna ripensare tutto e la questione di chi diventa Papa è diventa molto importante. Ci sono cardinali che potrebbero fare molto bene».



Qualche nome?
«Certamente il cardinale Zuppi, che viene dal ’68, da un momento storico in cui c’è stata una buona generazione che ha cominciato a riflettere sul futuro del mondo. Poi non lo conosco abbastanza per poter dire altro».
In questa situazione geopolitica c’è chi spera nel patriarca di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa.
«Almeno conosce la vicenda drammatica della Palestina. Stati Uniti e Israele stanno massacrando un popolo, non si sa da quanti decenni, e non si fa niente per fermare questo genocidio. Se pensiamo a questo come facciamo a parlare di valori occidentali? E noi continuiamo a mandare armi? Beh, insomma, è una cosa scandalosa. Quindi sì, mi piacerebbe fosse scelto il vescovo di Gerusalemme, non fosse altro perché sa cosa accade».
Il prossimo Papa si trova un mondo in guerra
«E si trova un Occidente che pensa di ottenere la pace con le armi. L’Europa dovrebbe avere il compito di imporre il fatto che tutti quanti i dissensi debbano essere risolti non in modo militare. E invece no. Si continua a parlare della guerra come se fossimo nel secolo scorso, con un cavallo bianco e con la bandiera, come se fosse un Risorgimento. Non è così».
Con il Conclave stiamo assistendo a un rito antico, con una sceneggiatura e una scenografia suggestive ma anacronistiche, non pensa?
«Mi piacerebbe essere nel Conclave e poter partecipare a questo rito affascinante. Si certo è antico però, in fondo, se noi eleggessimo il presidente della Repubblica con le stesse forme democratiche con cui i cardinali eleggono il Papa, non sarebbe male, no? Nel senso che il nostro metodo è molto più ingarbugliato, meno chiaro e meno trasparente».
Dice?
«Insomma almeno sappiamo che in Conclave c’è stata una vera discussione».
Lei ammira Bergoglio, ma è stato un Papa durissimo sull’aborto.
«Ci sono terreni sui quali la riflessione fra laici e credenti deve andare ancora avanti. E sull’aborto non ci saranno passi aventi nemmeno con il prossimo Papa, mi sa.
Ma secondo lei quanto ci metterà la Chiesa ad aprire veramente alle donne?
«Su questo sono fiduciosa perché ho visto tanti cambiamenti nella Chiesa in quest’ultimo tempo. E se Francesco fosse vissuto di più saremmo anche andati più avanti con la questione femminile. Dobbiamo solo sperare che il prossimo Pontefice abbia lo stesso coraggio di Papa Francesco, perché la Curia è una macchina potente, dove l’abitudine e la dittatura della tradizione fanno da freno. Sarebbe bello vedere una donna Papa, ma purtroppo ho 96 anni, e mi ci vorrebbero molte altre vite. E forse allora ci sarà un mondo senza Papi dove tutti quanti saranno uguali».




