L’attrice a Cannes è la protagonista del thriller psicologico «Vie Privée» diretto da Rebecca Zlotowski, in cui recita in un perfetto francese
Valerio Cappelli
A tre anni era in uno spot pubblicitario, a sei in una serie tv, a dieci debuttava al cinema. E non ne aveva compiuti quattordici Jodie Foster quando venne qui per la prima volta. Il film era Taxi Driver e Scorsese (era il 1976) vinse la Palma d’oro a Cannes. Lei è la baby prostituta salvata da De Niro. L’immagine simbolo di quel film è Jodie con la camicetta a fiori, i pantaloncini rosa, il cappello a falde larghe e un sorriso che aveva dipinta un’innocenza scolorata in una storia cupa. Palma d’oro alla carriera nel 2021, per molti anni è stata l’unica attrice omosessuale dichiarata a Hollywood: «Il mio coming out l’ho fatto quando hanno inventato la ruota e non intendo tornarci su».
Al festival porta, fuori concorso, il thriller psicologico Vie Privée di Rebecca Zlotowski. Recita in un perfetto francese.
«Mi era già capitato ma non avevo mai avuto così tanti dialoghi. È stata una vera sfida per me, perché in una lingua non mia recito in maniera del tutto diversa, ad alta voce, e sono frustrata perché non posso esprimermi al meglio».
Parla come se fosse al debutto e ha vinto due Oscar.
«Non mi prendo mai troppo sul serio, anche se sono consapevole di essere un modello. Non ho frequentato scuole di recitazione. Non ho la stessa preparazione, quando recito e quando dirigo. Come attrice penso al momento e non so bene cosa sto facendo, so però che non conosco altro modo di lavorare».



Qui è una psichiatra.
«Una mia paziente (Virginie Efira) muore, suo marito (Matthieu Amalric) mi incolpa di averle prescritto pillole sbagliate. Parlano di suicidio ma nelle nostre sedute non aveva mai fatto trasparire disagio. Così mi metto a indagare, e mi riavvicino al mio ex marito (Daniel Auteuil)».
E cosa l’ha colpita del suo personaggio?
«La sua trasformazione. Intanto ha la mia età, 62 anni, lei è affermata ma come bloccata sul lavoro, ha passione e istinto e nel subconscio è attratta dalle altre vite, ha un transfert. L’indagine sulla morte della paziente è un’indagine su sé stessa».
Quale fase della sua carriera è stata complicata?
«Il passaggio dei cinquant’anni fu complicato, ci ho messo un po’ per capire come resettarmi rispetto a Hollywood, da adulta. Se devo dare un consiglio a un giovane attore direi, impara a rilassarti, senza pressioni addosso».
Lei si rilassava?
«Non eravamo libere, noi giovani attrici. Io mi sono sempre data da fare per capire dove volevo essere in termini di femminilità e femminismo. Ma tante cose sono cambiate, quando ero giovane le uniche donne a parte le interpreti erano le truccatrici. Le registe sono cresciute di numero, ma non ancora abbastanza. Al cinema ho avuto tanti padri e poche madri».
Ha due figli ormai grandi.
«Charles e Kit da piccoli uscivano da certi schemi, non amavano lo sport, gli piaceva starsene a casa e guardare film, da piccoli non avevano idea di cosa facessi per guadagnarmi da vivere, volevo che mi conoscessero come la loro mamma senza generare confusione in loro, sul set gli compravo degli attrezzi di plastica e gli dicevo, questi sono i vari set, così per molto tempo il più grande ha pensato che facessi l’operaia edile. Ci sono alcuni miei film che non volevo mostrargli temendo di essere presa in giro».



In quale cinema crede?
«Quello dove la vita viene vissuta e non sognata. Mi piace il dramma, i miei film raccontano crisi esistenziali; le commedie davvero divertenti, con delle buone battute, sono difficili da realizzare, ma mi piacerebbe girarne una con Daniel Auteuil, magari una seconda versione di questo film!».
Com’è vivere tutta la vita sotto i riflettori?
«Non è normale essere stato un personaggio pubblico da così giovane. Avevo la capacità di entrare in sintonia con le persone. Da subito ho deciso che la mia vita sarebbe stata reale e non un reality show. Girare un film è come scalare una montagna, per un po’ vivi separato con altre persone. C’è stato un momento in cui ho staccato la spina, ed è stato interessante perché ho capito quanto fossero ridicole le mie vecchie lamentele. È stato come ricostruirsi una diversa identità».



……… l’avete visto ?

