Federica Brignone in Svizzera ha fatto il miglior tempo a 34 anni
Vincere per la prima volta a 34 anni nella specialità più pericolosa non è normale. Federica Brignone ci è riuscita sabato sulle nevi nobili di St.Anton, pista intitolata a Karl Schranz, l’elegante campione austriaco vincitore di due coppe del mondo agli albori della competizione. Federica ha vinto per la prima volta una discesa libera, spezzando una lunga serie di piazzamenti nella disciplina veloce, perché dal 2018 a oggi aveva già centrato sette podi, ma il gradino più alto è arrivato solo all’ottavo tentativo. Una vittoria importante perché, assieme al terzo posto nel supergigante di domenica, l’ha riportata in testa alla coppa del mondo. E però non è tanto questo il senso speciale del successo di St.Anton, quanto la soddisfazione di aver tagliato un traguardo inedito, in un certo senso di essersi tolta uno sfizio, in un momento della carriera nel quale generalmente un rischio lo si leva, non lo si aggiunge. Nell’immaginario popolare i discesisti sono giovani e dissennati, equilibristi a 130 all’ora convinti di essere fatti di gomma, che altrimenti tanto coraggio non si spiegherebbe. Poi magari vincono anche oltre i trent’anni perché il mestiere ne ha fatto dei provetti scivolatori, e sentire la neve per un discesista è lo stesso talento dei marinai che sanno leggere il vento. Ma iniziare a 34 anni, beh, questa ci mancava di vederla. Federica Brignone non ha fatto solo il miglior tempo; sabato il tempo lei l’ha battuto.
Che poi il rapporto fra gli italiani e la discesa libera è sempre stato complicato. In età adulta, Alberto Tomba non ne ha mai fatta una perché mamma Maria Grazia aveva troppa paura e glielo vietava. Nell’89 a Val d’Isere, per provare ad aiutare il suo sogno di vincere la coppa del mondo – quasi irrealizzabile correndo soltanto gigante e slalom – Alberto provò il SuperG e si ruppe una clavicola: i cronisti dell’epoca raccontano della madre che entrò furiosa nell’ospedale della località francese minacciando la federazione che se avesse visto nuovamente il figlio gareggiare in una specialità veloce, lei sarebbe passata alle vie legali. Soltanto perché era un fenomeno, Tomba riuscì nel ’95 a vincere la coppa del mondo senza uscire dal recinto di gigante e slalom. Anche Gustavo Thoeni era diffidente nei confronti della libera: fu costretto a correrla quando vennero aggiunte le combinate, ma scendeva col freno a mano tirato, fiducioso nella capacità di rovesciare la classifica del sabato con un grande slalom domenica, cosa che spesso gli riusciva. Una volta soltanto Gustavo scese a tutta, nel 1975 sulla Streif, a Kitzbuhel, perché la pista più bella e pericolosa lo ispirava, e arrivò secondo dopo una gara memorabile. Come Sofia Goggia, come Isolde Kostner prima di loro, Federica Brignone è uscita dal cliché un po’ mammone che ci portiamo dietro, e ha vinto. Ora le manca soltanto una vittoria in slalom. Volete sorridere? Era la specialità di Maria Rosa Quario. Sua madre.

