Washington insiste per un cessate il fuoco mentre Mosca non rinuncia a piegare l’Ucraina
Anna Zafesova
Non si è parlato dell’interruzione dell’invio di armi americane all’Ucraina. Non si è parlato delle prospettive di un vertice tra i due presidenti faccia a faccia. Non si è parlato di una data concreta per riprendere il negoziato sulla tregua tra russi e ucraini a Istanbul. A giudicare dal resoconto del consigliere del Cremlino Yuri Ushakov, si fa prima a dire di cosa non hanno parlato Donald Trump e Vladimir Putin che dei temi affrontati.
L’indiscrezione che più è piaciuta ai commentatori russi è quella sullo «scambio di film dedicati ai valori tradizionali condivisi dalla Federazione Russa e dall’amministrazione del presidente Usa», e l’annuncio di Ushakov che Putin ha fatto a Trump gli auguri per la festa del 4 luglio, ricordandogli «il ruolo della Russia nella formazione dello Stato americano».
A leggere i resoconti ufficiali dei colloqui telefonici tra il Cremlino e la Casa Bianca, viene il sospetto che i veri contenuti delle telefonate siano talmente delicati da non poterlo avvolgere in formule diplomatiche, e quindi i rispettivi uffici stampa preferiscono ometterli del tutto. Perché l’alternativa è ammettere che non portano ad alcun risultato.
Il comunicato della parte russa menziona appena dossier strategici come quello dell’Iran, della Siria e del Medio Oriente in generale, mentre viene dedicato parecchio spazio alle vanterie di Trump sul passaggio al Senato della sua «grande meravigliosa legge» sul bilancio.
Sull’argomento più importante – l’unico per il quale Trump compone il numero di Putin già per la sesta volta in quattro mesi – il comunicato del Cremlino è molto laconico: riferisce che il presidente americano ha «posto di nuovo la questione di interrompere i combattimenti il prima possibile», e che il dittatore russo gli avrebbe risposto di «non rinunciare al raggiungimento dei suoi obiettivi per eliminare le cause alla radice del conflitto».
In altre parole, Washington insiste per un cessate-il-fuoco, e Mosca non rinuncia a piegare l’Ucraina, come hanno dimostrato anche i droni lanciati su Kyiv e altre città subito dopo la fine della telefonata tra i due presidenti.

