La dipendenza energetica è la sua debolezza
FDERICO RAMPINI
Nella crisi iraniana colpisce una grande assenza, un silenzio sostanziale, un basso profilo diplomatico particolarmente inusuale: quello della Cina. E c’è una spiegazione. Una crisi come questa mette in luce un’estrema debolezza e vulnerabilità della Cina: il petrolio ovviamente.
Mentre gli Stati Uniti d’America dal 2020 sono diventati un esportatore netto di petrolio, hanno l’autosufficienza energetica in casa propria e in più vendono all’estero, la Cina, malgrado tutti i progressi che ha fatto investendo nelle energie rinnovabili, resta tuttavia la più grande consumatrice e importatrice mondiale di energie fossili. Senza il petrolio del Golfo la Cina si fermerebbe letteralmente. La Cina è il più grosso importatore di petrolio iraniano e nonostante le sanzioni ha continuato a comprarlo.
Questa dipendenza energetica estrema della Cina fa sì che, ad esempio, qualsiasi scenario di sabotaggio dell’Iran dello Stretto di Hormuz, che fermi i flussi di trasporto di petrolio verso il resto del mondo, avrebbe come prima vittima proprio la Cina. Se gli iraniani decidessero di usare armi estreme per tentare di danneggiare il resto del mondo, in realtà non farebbero male all’America.


