Un mese al ritorno di Sinner. Djokovic 100, deve sbrigarsi

A Roma il rientro di Jannik. Novak vuole un nuovo record

Siamo entrati in aprile, provenienti da un weekend che ci ha portato due segnali di primavera chiarissimi. Il primo è l’ora legale. Il secondo riguarda il tennis, ed è l’inizio della stagione sulla terra battuta. 

Questa settimana si stanno giocando piccoli tornei – tre 250 – a Houston, Bucarest e Marrakech, un riscaldamento al quale non partecipano i migliori: quelli sono tutti in viaggio per Montecarlo, dove la prossima settimana è in programma un 1000, ovvero il montepremi più ricco dopo i quattro tornei dello Slam. Il calendario passa poi per Barcellona, Madrid e Roma – dove rientrerà Jannik Sinner – per arrivare infine a Parigi, al Roland Garros, seconda prova dello Slam e chiusura dei due mesi sul rosso. Da lì in poi, come ogni anno, si passerà sull’erba per preparare Wimbledon.

I primi tre mesi dell’anno si sono conclusi con la prima vittoria in un 1000 di Jakub Mensik, uno dei giovani in fase di decollo, un ragazzo ceco di 19 anni che a Miami ha battuto in finale nientepopodimeno che Novak Djokovic, rimandando nuovamente il suo appuntamento col centesimo torneo ATP vinto. Un’enormità raggiunta fin qui soltanto da Roger Federer, fermatosi a 103, e Jimmy Connors, che con 109 è il più vincente di sempre. Djokovic, che già detiene il record degli Slam con 24, è un fenomeno che si nutre di obiettivi: la scorsa stagione desiderava la sua prima medaglia d’oro olimpica, e l’ha raggiunta con una prestazione memorabile. Adesso vorrebbe il primato dei titoli ATP, ma l’idea di aggiungerne altri dieci a 37 anni pare esagerata: fuori dalle Olimpiadi, esterne al circuito, ormai non vince un torneo dalle ATP Finals del 2023. 

Certo, potrebbe cucirsi su misura un percorso fra i 250 – tipo quelli in corso questa settimana – spesso disertati dai tennisti di taglia superiore che, se devono prendersi una settimana di respiro, scelgono quella col montepremi più basso. Ma sarebbe un comportamento da Djokovic?

Novak è il campione che nella modernità è arrivato più vicino alla conquista del Grande Slam: gli mancava una sola partita, la finale degli Us Open 2021 dopo aver vinto in fila Melbourne, Parigi e Wimbledon. Perse da Medvedev per un blocco psicologico, un braccino simile a quello che tormenta molti giocatori da circolo. Djokovic è stato e per certi versi continua a essere un tale fenomeno da mantenersi competitivo con chiunque, compreso Alcaraz, battuto negli ultimi due confronti. Se il sorteggio glielo riproporrà a breve, vedrete che si prenderà la rivincita anche con Mensik. Soltanto Sinner gli è sempre sfuggito dopo l’ultima vittoria a Torino: tre match, tre sconfitte. Le stesse ambiguità che diffonde dal giorno in cui ne emerse la positività – una specie di tirare il sasso e nascondere la mano, “non ho dubbi su Jannik, però…” – sembrano far parte di una sottile strategia per impedirgli di mettersi alle spalle la questione, e mantenerlo sotto pressione anche se la storia è giudiziariamente finita. Se 109 tornei sono irraggiungibili, il centesimo è a un solo passo. Persa l’occasione di Miami e con Sinner a un mese dal rientro, il tempo stringe.