Un giorno da Leoni

Noi non abbiamo il dissing Musk-Trump, ma in compenso qui ruggiscono i Leoni. Padre e figlio, protagonisti di uno scontro che non è solo tra due generazioni, ma tra due visioni sempre meno conciliabili del centrodestra. 

Simone Leoni è il nuovo segretario dei giovani di Forza Italia e nel suo discorso di insediamento ha detto cose di buonsenso liberale, contestando le idee reazionarie del generale Vannacci. Suo padre Silvio, il re Leoni, non era d’accordo e magari avrebbe potuto dirglielo di persona. Invece ha preferito lavare i panni sporchi in pubblico, scrivendo una lettera al quotidiano Il Tempo, dove sostiene che suo figlio non è degno di spolverare neanche gli anfibi di Vannacci.

Vannacci ovviamente ha ringraziato e Salvini, il ministro dei Trasporti amorosi, gli è andato dietro. Già la scelta della metafora degli anfibi rivela una concezione di Patria & Famiglia in cui la Patria con la mimetica arriva prima della Famiglia. A proposito della quale il giovane Leoni ha risposto con invidiabile aplomb, rammentando al padre di essere stato cresciuto dalla madre e di «non avere condiviso nulla dei miei 24 anni di vita con lui»

Ciapa sü e porta a cà, mi pare si dica in Brianza. 

La questione di famiglia non ci riguarda, anche se è stato il padre a metterla in piazza. Ma quella politica sì. Tutte le numerose famiglie politiche del centrodestra saranno concordi nel preferire, a cento giorni da pecora, un giorno da Leoni. Però sarebbe interessante sapere quale dei due.

(lettera di Silvio Leoni a commento del discorso del figlio Simone Leoni, nuovo segretario dei Giovani di ForzaItalia)

la risposta di Simone Leoni