La giovane Tetiana Bubynets e due uomini sono morti a Zaporizhzhia: sul robot killer russo un chip dell’americana Nvidia
Gianluca Di Feo
La passione di Tetiana Bubynets era la danza, ma a diciannove anni frequentava i corsi di economia all’università e lavorava la sera per mantenersi negli studi. Il suo nome – assieme a quelli di Oleksiy Svirin, 41 anni, e Roman Karpiy, 48 – potrebbe entrare nella Storia per un primato angosciante: sono le prime vittime accertate di un robot killer. A ucciderli lo scorso 6 luglio è stato un drone russo pilotato dall’intelligenza artificiale: un sistema di algoritmi che ha scelto i bersagli e ha deciso di colpirli senza intervento umano. Un ordigno programmato per trovare e distruggere una stazione di servizio di Zaporizhzhia, che invece li ha fatti saltare in aria.
La ricostruzione del New York Times pone un punto fermo a quello che è il nuovo incubo: una generazione di armi assassine che agiscono in maniera autonoma. Sul fronte ucraino ormai sono centinaia, presto diventeranno migliaia. Hanno cominciato a usare la IA per trovare la rotta: confrontano le immagini del terreno con quelle inserite nella memoria. Un modo per non dipendere dalle coordinate satellitari o dalle frequenze radio, che sempre più spesso vengono disturbate dalle contromisure elettroniche. Poi c’è stato il salto di qualità più inquietante: l’intelligenza artificiale riconosce da sola gli obiettivi e li elimina.

Sono gli strumenti – prodotti in Ucraina da una società di Erich Schmidt, l’ex ceo di Google – con cui le forze di Kiev da giugno stanno paralizzando i rifornimenti russi: vanno avanti e indietro lungo le strade per ore; poi quando trovano un camion, un’autocisterna o anche un pullman lo fanno esplodere. Non ci sono soldati a controllarli, agiscono sulla base degli impulsi del cervello elettronico.
Gli ingegneri di Mosca non hanno perso tempo. Hanno inserito sistemi di intelligenza artificiale sui droni Molniya, simili ad aeroplanini giocattolo. Quello che ha ammazzato Tetiana Bubynets era stato istruito a centrare le pompe di carburante: è la ritorsione ordinata dal Cremlino per i raid ucraini contro le raffinerie e i depositi di combustibile, che provocano lunghe code alle stazioni di servizio russe.
L’esame dei rottami ha permesso una scoperta sorprendente: il drone era guidato da un chip di Nvidia, il colosso statunitense dell’intelligenza artificiale. Era parte di un sistema chiamato “Jetson Orin computer”, dal costo di poche centinaia di dollari: l’azienda dichiara che viene venduto «a studenti, sviluppatori e startup per un ampio spettro di applicazioni pacifiche».
Il 6 luglio uno sciame con una decina di ordigni – tutti gestiti dall’IA – è piombato su Zaporizhzhia. Il ronzio dei motori e una serie di scoppi ha provocato il panico tra le persone che si trovavano nei pressi del benzinaio. Tetiana e un gruppo di persone hanno cercato riparo dietro un muretto. Poi hanno visto il drone dirigersi contro di loro e sono corsi nel parcheggio. La bomba volante ha mancato il bersaglio e li ha dilaniati. La ragazza è morta sul colpo, i due uomini in ospedale a causa delle ferite.
È la minaccia a cui papa Leone ha dedicato il capitolo finale dell’enciclica “Magnifica Humanitas”: l’uso bellico della IA «farà scudo alle responsabilità delle persone e incoraggerà una cultura in cui il nemico sarà ridotto a una statistica e le vittime a un “danno collaterale”». Sta già accadendo, ma nessuno interviene per fermare il dilagare dei robot killer.



