Trump vuole stringere i tempi in Ucraina.

Rubio: «È la settimana decisiva»

Il segretario di Stato: «Cercheremo di stabilire in fretta se le due parti vogliono veramente la pace». L’insofferenza per le frenate di Putin e il nodo delle richieste europee

Giuseppe Sarcina

Marco Rubio avverte che «questa settimana sarà davvero decisiva» per il negoziato sulla guerra in Ucraina. Non è la prima volta che il segretario di Stato comunica un senso di urgenza. Ieri in un’intervista alla tv Nbc ha dichiarato: «Non esiste una soluzione militare. L’unica possibilità è un accordo in cui entrambe le parti rinuncino ad alcune delle loro richieste e concedano qualcosa su cui non vorrebbero cedere». In altri termini, ha aggiunto, Rubio, «per mettere fine al conflitto sia Russia che Ucraina non potranno avere tutto ciò che vogliono».

Gli Stati Uniti intendono stringere: «Questa settimana cercheremo di stabilire se le due parti desiderano veramente la pace e quanto sono ancora vicine o lontane, dopo 90 giorni di mediazioni. Penso che siamo vicini, ma non abbastanza. È giusto essere ottimisti, ma serve anche realismo. È una questione complicata; se fosse stata una guerra facile da far finire, sarebbe già successo da tempo. Ma al momento l’unico leader che può mettere insieme le due parti è Donald Trump».

Rubio, infine, ripete che l’impegno degli Usa potrebbe terminare presto. Nei prossimi «cruciali» sette giorni, «noi decideremo se questa sia un’impresa da portare avanti o se sia arrivato il momento di concentrarci su altre questioni che, in alcuni casi, sono altrettanto, se non più importanti».
In sostanza, qui Rubio torna a insistere più sul metodo che sui contenuti della trattativa. L’amministrazione vuole mantenersi equidistante tra Kiev e Mosca. Altrimenti non c’è alcuna possibilità di intesa.

Ora, però, bisogna capire se davvero la «diplomazia funebre di Roma» (copyright del presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier) abbia cambiato qualcosa. Finora la proposta di mediazione americana ha accolto solo le tre principali richieste di Vladimir Putin: riconoscimento dell’annessione russa della Crimea; Mosca mantiene il controllo delle terre occupate con la forza; l’Ucraina non entrerà mai nella Nato.

Sabato sera, in volo sull’Air Force One, Trump ha scritto: «Putin mi sta solo prendendo in giro e deve essere affrontato in maniera diversa, attraverso le banche o le sanzioni secondarie?». Sempre ieri Rubio si è assunto il compito, e anche il rischio, di commentare l’affermazione del presidente. Alla domanda: perché non imponete altre sanzioni? Ha risposto così: «Nel momento in cui cominci a fare questo genere di cose, vuol dire che stai abbandonando il tavolo del negoziato e ti sei condannato ad altri due anni di guerra, e non vogliamo che ciò accada».

Quindi, stando a quanto sostiene Rubio, niente sanzioni. Ma Trump terrà conto almeno della esigenza più urgente avanzata da Volodymyr Zelensky e dai leader europei, in particolare da Emmanuel Macron e dal premier britannico Keir Starmer? Vale dire: costituire una forza militare di deterrenza che garantisca la sicurezza dell’Ucraina anche nel dopoguerra.

Negli ultimi giorni si è notata una crescente insofferenza di Trump nei confronti di Putin. Probabilmente il leader della Casa Bianca si aspettava segnali diversi dal Cremlino, non certo che continuasse a fare strage di civili in Ucraina. Su questo aspetto Rubio ha glissato, ma dopo Roma, è chiaro che toccherà a Trump fare la prossima mossa.