Tramontato il rischio che Trump faccia un accordo sull’Ucraina con Putin

Nonostante le 2 ore di colloquio di ieri fra Donald Trump e Vladimir Putin, la pace in Ucraina sembra più lontana che mai. Ed è una pessima notizia. Non c’è alcun dubbio. La buona notizia, se vogliamo metterla così, è che se ne sta convincendo perfino Donald Trump. Il suo ottimismo di facciata nasconde una serie di cambiamenti che stanno avvenendo nel comportamento del presidente americano e quindi nella sua politica estera.
Pensate come è lontano oggi il clima di quel terribile incontro nello Studio Ovale fra Trump e Zelenski, quando ci fu la famosa aggressione in pubblico, quello che Donald Trump definì un grande spettacolo televisivo. Sembra passato tantissimo tempo da allora. Oggi Trump è sempre più deluso da Putin. Di conseguenza, è tramontato il rischio che Trump faccia un accordo sull’Ucraina con Putin, scavalcando Zelenski.
Non è più questo il clima. Del resto lo stesso Trump, al termine della telefonata con Putin, ha detto che i colloqui di pace continueranno a livello bilaterale fra Russia e Ucraina. Quindi non c’è più nessun tentativo da parte sua di prendere accordi sulla testa di Zelenski e del popolo ucraino. Inoltre, lo stesso Trump non ha mostrato nessuna irritazione o nessun dissenso nei confronti di una Unione Europea che si appresta a varare nuove sanzioni o quanto meno minaccia nuove sanzioni contro la Russia.
È come se Trump si stesse rassegnando o perfino compiacendo di una divisione dei compiti in cui lui continua a tentare il dialogo con Putin, ma allo stesso tempo gli sta bene che gli europei facciano la faccia dura e che prendano delle contromisure abbastanza severe contro la Russia. Tutto questo oltre a ricordarci quanto è cambiata l’atmosfera, senza dubbio per colpa di Putin e rispetto a quel terribile incontro con Zielinski allo Studio Ovale, è anche un ulteriore segnale di una sorta di riscossa del Deep State negli Stati Uniti.
Deep State è quel termine un po complottista, un po’ dietrologico, con cui, sia da destra che da sinistra a volte viene descritto l’establishment. Ecco, in questo caso, il ritorno di influenza dell’establishment significa soprattutto che attorno a Trump, per colpa di Putin e della sua testardaggine, hanno recuperato un’influenza i tradizionali falchi del partito repubblicano, come il segretario di Stato Marco Rubio, i quali vengono da una tradizione tutt’altro che putiniana, tutt’altro che russofila e e quindi tendono a riportare lentamente la politica estera di Trump su binari un po più tradizionali e meno accondiscendenti nei confronti di Putin.


