Tra gli analisti russi c’è chi invoca il rinnovamento dei vertici

A Mosca c’è anche chi dice:

«Seguiamo l’esempio dell’Ucraina, è l’ora del rinnovamento»

MARCO IMARISIO

Non è più tempo di trionfalismi. La traduzione letterale del titolo con il quale il quotidiano Izvestia commenta la rimozione del ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov può ben rappresentare una parte per il tutto. Certo, la narrazione e il rumore di fondo sono sempre gli stessi. Come scrive l’agenzia di Stato Ria Novosti «il regime di Kiev non ha retto e la scissione si è trasformata in una ribellione contro Zelensky, e intanto i vertici sentono la fine inevitabile e sempre più vicina; quindi, allungano le mani freneticamente a tutto ciò che si può arraffare».

Ma addentrandosi in quella parte di opinione pubblica russa che sempre più spesso in questo periodo fa esercizi di equilibrismo cercando di ragionare sul presente senza sposare del tutto la linea del Cremlino, emergono dubbi e incertezze. Prendiamo per esempio il Moskovsky Komsomolets, quotidiano fedele alla linea, che per una volta non si nasconde dietro ai soliti stereotipi della propaganda e alla domanda se si debba gioire delle dimissioni di Fedorov, risponde così. «In generale, dovremmo certamente invidiare i nostri nemici per certi aspetti, e persino seguirne l’esempio per altri. Guardate Fedorov. Ha 35 anni, e non è un caso che si sia scontrato con la vecchia guardia. È innegabile che abbia ottenuto dei successi». Pochi mesi fa, un tributo del genere a un esponente delle autorità ucraine non sarebbe mai stato pubblicato.

Non si tratta di una posizione isolata. Anche Aleksander Kots, blogger di guerra tra i più inquadrati, diventato commentatore della antica Komsomolskaya Pravda, fatica a cantare vittoria. «In seguito alle inaspettate proteste, interne e dell’Occidente, Zelensky ha estratto dal cilindro Yevhen Khmara, capo ad interim dell’Sbu, generale e comandante dell’unità Alfa. La sua unità è responsabile delle più sanguinose “operazioni speciali” del regime di Kiev contro i civili. Il massacro di spettatori al Crocus il 22 marzo 2024. L’omicidio di Darya Dugina vicino a Mosca. Le esplosioni sul ponte di Crimea. L’organizzazione della “Ragnatela”: attacchi con droni contro i nostri aeroporti strategici il primo giugno 2025. Pubblicamente, Khmara parla una sola lingua: “occupanti”, “aggressione russa”, “le nostre operazioni speciali stanno riscrivendo i manuali dei servizi segreti di tutto il mondo”. È un ufficiale che non considera nemmeno i negoziati una materia di studio, e le vittime civili per lui sono un effetto collaterale… Cosa significa questo per noi? Il ministero della Difesa ucraino sarà guidato non da un riformatore, ma da qualcuno la cui professione è quella di compiere attentati terroristici e uccidere civili sul nostro territorio».

La presenza sempre più costante del dubbio sulle magnifiche sorti della guerra è una novità recente. Che dice qualcosa sullo stato d’animo dell’opinione pubblica russa di questi tempi. Roman Aliokhin, tra i più ragionevoli blogger patriottici, e per questo bollato dalle autorità come agente straniero, si spinge ancora oltre, manifestando una aperta sfiducia sulle capacità dell’apparato bellico del suo Paese. «Cosa e chi ci avvantaggia al comando del Paese in guerra con noi? Non sarebbe peggio se Fedorov rovesciasse Zelensky, che almeno conosciamo bene? In ogni caso, questo è proprio il momento in cui si può e si deve piantare un cuneo nella fessura ucraina che si sta aprendo. È esattamente così che opererebbe un esperto di guerra ibrida. Sarebbe un dono per noi. Se solo sapessimo come condurre una guerra ibrida». È come se esistessero ormai due linee di pensiero ben distinte tra loro. Quella dettata dalle autorità, ben rappresentata da Ria Novosti, emanazione diretta del potere: «La cerchia di coloro a cui è permesso raggiungere la mangiatoia ucraina si restringe sempre di più. Così, quando le bestie si ritrovano in una fossa, iniziano rapidamente a divorarsi a vicenda. Buon appetito, e prossimamente vi manderemo i nostri Gerani» (il Geranio è drone pesante russo). Poi ci sono quelli che si stanno guardando intorno, e per quanto gli viene consentito provano a fare i conti con la realtà.