Il futuro agonistico del 22enne è tutto da scrivere
«C’è stato un momento di verità forte e seria nella serata finale del Festival di Sanremo, qualche giorno fa, ed è successo quando Edoardo Bove ha raggiunto il palcoscenico del teatro per raccontare la sua storia. Lucido e per qualche imperscrutabile motivo sorprendentemente a suo agio, Edoardo ha elencato i motivi per i quali può definirsi fortunato, che vanno dalla rapidità dei soccorsi all’affetto generale che lo sta circondando. Ma la razionalità del ragionamento poco può contro la malinconia espressa con parole toccanti e, soprattutto, sguardi liquidi. Li avevo già notati la sera di Fiorentina-Inter, quando gli era stato concesso di andare in panchina e aveva festeggiato la vittoria con i compagni: una gioia trattenuta, un’allegria contenuta, il pensiero evidente al desiderio di tornare a giocare, e alla paura di non potercela fare. “Sono come un cantante senza voce” ha detto a Sanremo. Un calciatore senza calcio» racconta Paolo Condò nella sua rubrica “Un centimetro alla volta” (qui tutte le puntate).
«Il futuro agonistico di Edoardo Bove, che ha 22 anni, è tutto da scrivere – spiega ancora e consiglia -Se mai la prudenza consigliasse di chiuderla qui, c’è una persona che raccomando a Bove: Julian Nagelsmann, il commissario tecnico della Germania presto nostra avversaria in Nations League, che oggi di anni ne ha 37 e che ne aveva soltanto 20 quando i medici dell’Augsburg, la squadra nella quale giocava come difensore, gli dissero che i persistenti dolori al ginocchio erano dovuti a una cartilagine che non guariva, e che quel malanno cronico gli impediva di continuare a giocare. A soli 20 anni. All’epoca l’allenatore dell’Augsburg era un altro giovane – 35 anni – che era stato costretto a un ritiro precoce da un problema fisico irrisolvibile: Thomas Tuchel, che oggi è il c.t. dell’Inghilterra.
Tuchel propose a Nagelsmann, del quale apprezzava l’originalità di pensiero e la forza d’animo, l’incarico di osservatore: “Vai a vedere le nostre avversarie, e scopri i loro punti deboli”. L’augurio affettuoso a Edoardo Bove è di tornare presto in campo, in sicurezza e con gioia. Ma c’è comunque un antidoto a quella malinconia negli occhi, e si chiama futuro».

