FRANCESCO BORGONOVO
La pandemia è stata la tragedia del secolo eppure nessuno pare interessato a fare chiarezza. Le gravissime accuse di Ippolito (membro di Cts e task force) vengono lasciate cadere. E l’ex ministro, che deve rispondere di comportamento omissivo, tace.
Finora è con il silenzio che se la sono cavata. Grazie a una congiura iniziata anni fa e che ancora oggi prosegue. Bastava osservare le prime pagine dei grandi quotidiani di ieri: c’erano le intemerate di Giuseppe Remuzzi contro Robert Kennedy Jr. che taglia i fondi ai vaccini Mrna, c’erano le parole del ministro Orazio Schillaci sui miliardi in più da spendere per la sanità. Ma della commissione d’inchiesta sul Covid e delle clamorose rivelazioni da essa emerse non v’era traccia. Il che è decisamente allucinante visto quanto ci è costata la pandemia in termini umani, economici, politici e sociali. I più continuano a stare zitti, a fare finta che non sia accaduto niente. Se salta fuori un mezzo pasticcio combinato da un politico (preferibilmente di destra) dieci anni fa, i media ne discutono per settimane, gli inviati dei talk show s’avventano sul presunto colpevole e lo addentrano finché non cede. Ma sul Covid niente: come se non fosse mai esistito.
Tutto ciò, chiaramente, ha reso piuttosto facili le cose per coloro che hanno gestito il grande carrozzone pandemico, Roberto Speranza in primis. L’ex ministro l’arte del silenzio l’ha praticata a lungo: ha sempre rifiutato confronti e interviste serie, ha evitato le domande dei cronisti e pure quelle dei comuni cittadini, malati compresi. In compenso ha scritto un libro ricco di bugie, ma in
pochissimi gliene hanno chiesto conto.
Anche ora Speranza tace. Eppure se volesse potrebbe difendersi con forza. Potrebbe rispondere alle pesantissime affermazioni di Giuseppe Ippolito, già direttore per la ricerca e l’innovazione del ministero della Salute, componente del primo e secondo Cts, insomma uno dei capoccioni chiamati a fronteggiare la pandemia in prima linea, uno che evidentemente non ci sta a prendersi colpe che non ritiene essere sue. Ippolito parla della tanto sbandierata task force anti Covid e la definisce «un bailamme di persone che ogni giorno cambiavano». Dice che i pazienti, se lasciati a casa e non concentrati in ospedale, «avrebbero sicuramente avuto un esito migliore». Ma soprattutto dice e ripete: «Noi fornivamo pareri e la politica decideva cosa farci».
Tradotto: la politica, non la scienza, ha guidato la gestione dell’affaire Covid. Tanto che, a un certo punto, i componenti del Cts pensarono di togliersi di torno perché i politici continuavano a subissarli di domande a cui non sapevano bene che cosa rispondere. A tale riguardo il racconto di Ippolito è
vivido: «Più volte», spiega, «abbiamo ipotizzato di “sminarci” da una situazione per cui, in una giornata fatta di 14-15 ore in un sotterraneo, da noi arrivava sul tavolo di tutto: se si dovevano chiudere gli stadi, se le partite si potevano far giocare a porte chiuse, se si potevano importare le auto, le mascherine, il trattamento delle ostie, le acquasantiere. Era una specie di porto di mare».
Di questo scaricabarile continuo tra scienza e politica qualcuno dovrebbe rendere conto. In particolare, Roberto Speranza dovrebbe rendere conto delle bugie raccontate a proposito della task force, che fu venduta come la risposta più efficiente possibile al virus. Dovrebbe rendere conto del mancato utilizzo del piano pandemico, su cui Ippolito ha parole chiarissime. Del resto il suo intervento era scritto nero su bianco anche nei verbali della suddetta task force: lui disse che il piano sarebbe stato bene attivarlo, ma non ci fu alcuna discussione in merito, e la politica non prese alcuna decisione.
In questo quadro, le possibilità sono due: o Ippolito mente clamorosamente, e allora andrebbe pubblicamente sbugiardato, oppure dice il vero, e allora qualcuno dovrebbe pagare. Tanto più che qualche giorno fa la Cassazione ha stabilito che pure le condotte omissive possono integrare il reato di epidemia colposa: se non è omissione non attivare il piano pandemico, che cosa potrebbe esserlo?
Non solo però Speranza non risponde né smentisce. Non solo i politici che allora stavano al governo tacciono. Ci sono persino esponenti di Pd e 5 stelle che hanno il coraggio di lamentarsi perché le frasi di Ippolito sono state rese pubbliche.
Il pentastellato Alfonso Colucci e la dem Ylenia Zambito, membri della Commissione d’inchiesta, hanno diffuso un comunicato di fuoco sostenendo che la testimonianza dell’ex funzionario del ministero sia stata pubblicata prima del tempo. «Per l’ennesima volta la Commissione Covid viene usata da Buonguerrieri e da Fratelli d’Italia a scopi esclusivamente politici, con il risultato di travisarne gravemente il senso e l’utilità istituzionale, oltre a svilire un’istituzione del rilievo costituzionale di una commissione bicamerale d’inchiesta», dicono Pd e 5 stelle. «Che poi questa violazione sia stata perpetrata, per dire, in tutta fretta, che le decisioni prese dalla politica in quel
periodo erano prese per l’appunto dalla politica e non direttamente dagli scienziati è di una banalità sconcertante e conferma che i colleghi di Fratelli d’Italia non hanno compreso nulla di quanto accaduto durante la pandemia».
Come replicano Colucci e Zambito alle parole di Ippolito? Semplice: non replicano. In compenso ripetono la solita solfa: «Come è sempre stato detto, il governo di allora si affidò alla scienza per avere indicazioni da tradurre poi in decisioni che tenessero conto di tutti gli aspetti interessati da quella tragica vicenda, compresi quelli sociali ed economici». Già, ribadiscono che tutte le decisioni sulla pandemia furono prese «seguendo la scienza». Peccato che un illustre rappresentante della suddetta scienza abbia detto di fronte al Parlamento che avvenne esattamente il contrario: i politici chiedevano ma poi agivano per conto proprio, salvo poi cercare di scaricare le responsabilità.
Purtroppo, lo squallido giochino è riuscito. E riesce ancora adesso grazie al silenzio generale.


Roberto Speranza ha ritirato il suo libro?
Il giallo del libro del ministro Speranza sul Covid: pubblicato, ma mai arrivato nelle librerie
Si intitolava “Perché guariremo” e sarebbe dovuto uscire ieri in tutta Italia. Ma è stato ritirato visto la situazione della pandemia: «ma è solo rimandato»
Elisa Messina
(23 Ottobre 2020)
Il titolo è, o meglio, era “Perché guariremo” e sarebbe dovuto arrivare nelle librerie ieri, giovedì 22 ottobre. Sarebbe, perché del libro scritto dal ministro della Salute Roberto Speranza dedicato alla pandemia di Covid-19 non c’è traccia negli scaffali delle librerie italiane. L’uscita del volume, infatti, è stata fermata dall’editore. Dalla casa editrice, infatti, fanno sapere che, vista la situazione di recrudescenza della pandemia in Italia, si è deciso di rimandare l’uscita. Infatti, nel messaggio inviato dalla direzione commerciale di Feltrinelli alle librerie si parla di “ritardo di messa in vendita”, e si invitano i librai«non rendere il libro, ma a «tenerlo nei propri magazzini fino a quando, auspicabilmente in tempi brevissimi, verrà comunicata la nuova data di messa in vendita»
, Nessuna spiegazione sul motivo del rinvio ma appare evidente la questione di “opportunità”. Rimandato a quando? Per ora si sa solo che ai librai è concessa una «dilazione di pagamento di 60 giorni».
«Il libro è stato pensato per aprire un dibattito sul futuro del Servizio Sanitario Nazionale. E i suoi proventi sono destinati alla rete degli Irccs. Sarà pubblicato quando il ministro avrà il tempo da dedicare alla sua presentazione. Oggi ogni energia è impegnata nella gestione dell’emergenza», ha fatto sapere Nicola Del Duce, portavoce del Ministro della Salute.
Nel frattempo, sono scomparse anche le schede digitali dedicate al volume: cercando in rete, infatti, risulta ancora un link riferito al libro “Perché Guariremo” sul sito della casa editrice, ma poi, entrando nella pagina, si trova la scritta “Nessun prodotto identificato”.
In rete, al netto dei commenti politici, fioriscono quelli ironici. Come quelli di chi propone semplicemente l’aggiunta di un punto interrogativo alla fine del titolo, o di chiede una copia a qualsiasi prezzo, “anche al mercato nero”. Volendo essere precisi, il prezzo in libreria sarebbe stato di 15 euro. Ma qualche sito di libri on line che non lo ha ancora cancellato dalle sue offerte, lo propone già scontato a 14,25.

La verità sul libro di Speranza: perché è stato ritirato dagli scaffali
Roberto Speranza ha annunciato il libro sul coronavirus, l’ha pubblicato e poi lo stesso è sparito dagli scaffali: Le Iene hanno spiegato il motivo
Francesca Galici
(19 Novembre 2020)
Continua il mistero sul libro del ministro Roberto Speranza, prima annunciato e poi ritirato dagli scaffali a poche ore dalla sua uscita. Le Iene hanno provato a capire cosa si nasconde dietro un così repentino passo indietro, che dalle parti del ministero hanno giustificato con l’impossibilità da parte di Speranza di effettuare le conferenze stampa di presentazione, vista l’emergenza coronavirus nella quale l’Italia è nuovamente piombata in concomitanza con la pubblicazione del volume. Questa è anche la risposta data da uno sfuggente Speranza a Le Iene, che l’hanno intercettato per fargli qualche domanda alle quali lui, però, ha evitato di rispondere, barricandosi in casa. “Non l’ho avuto nemmeno io, non ho tempo per la presentazione”, si è limitato a dire, prima di chiudersi la porta alle spalle.
Perché guariremo racconta la prima ondata dell’epidemia in Italia, raccontando scena e retroscena soprattutto del lockdown, uno dei momenti più traumatici della storia moderna per il nostro Paese. La seconda ondata dell’epidemia era ampiamente prevista per ottobre dagli studiosi, così come pare sia preventivabile la terza a febbraio. Pertanto c’è una certa ironia amara nella tempistica scelta da Roberto Speranza per pubblicare il suo volume sul coronavirus in concomitanza con la nuova impennata di contagi. Filippo Roma e Le Iene hanno voluto andare più a fondo nella questione per capire cosa ci sia davvero dietro il dietrofront, per scoprire se ci sia un motivo più valido per ritirare in modo così repentino un libro dagli scaffali. Per la iena non è stato facile trovarne una copia, sono pochissime quelle disponibili.
A una prima lettura rapida, Filippo Roma resta interdetto dall’ottimismo con il quale Roberto Speranza racconta il coronavirus e la prima ondata, la sopracitata ironia amara nel tempismo di pubblicazione in concomitanza con l’inizio della seconda, travolgente, ondata. Al di là di questo, però, c’è il racconto dell’esperienza vissuta in prima persona dal ministro della Salute nel momento del lockdown, ed è forse qui che iniziano a emergere i dettagli più interessanti. “Se anziché il 6 marzo questo passo avanti si fosse fatto dopo la mia prima lettera di fine gennaio, oggi saremmo in tutt’altra situazione”, scrive Roberto Speranza, quasi come a lavarsi le mani per i provvedimenti tardivi che, a suo dire, hanno innescato la catena che ci ha portati al disastro. Un’accusa forte, che però Le Iene contestano con le successive parole del ministro. Era il 27 febbraio quando Speranza in Senato dichiarava che “nella maggior parte dei casi il coronavirus comporta sintomi lievi e si guarisce rapidamente e spontaneamente nell’80% dei casi”. E questo, nel libro, non c’è.
Nel libro c’è anche la ricetta di Roberto Speranza per contrastare la seconda ondata, una serie di misure che sarebbero state approntate per evitare ciò che è accaduto con la prima. Il destino ha voluto che il libro uscisse in concomitanza con la riesplosione dei casi e che di tutto quello annunciato dal ministro non ci fosse in realtà nulla di pronto. “Ammodernamento tecnologico delle strumentazioni degli ospedali, sostituzione di tac, pet, risonanze magnetiche, mammografi, ecografi, una vera e propria rivoluzione dei servizi territoriali”, si legge tra le pagine del volume. Una dichiarazione di intenti a cui non hanno fatto seguito i fatti, perché altrimenti l’Italia non starebbe contando oltre 700 morti quotidiani. Filippo Roma sottolinea che se si fosse agito come scritto nel libro di Speranza, il Paese non sarebbe stretto nella morsa della paura. Nel volume del ministro si parla anche di “segnali incoraggianti dal punto di vista economico e sociale”, parole che lette oggi appaiono fuori luogo e anacronistiche.
Perché il libro, quindi, è stato ritirato? Per Le Iene quello della mancanza di tempo è solo un pretesto per celare il vero motivo: Roberto Speranza si è accorto troppo tardi che quel libro non sarebbe dovuto uscire.



