«Su Ronaldo non è mai stato rigore»

A distanza di quasi 27 anni Iuliano ribadisce che quel famoso contatto nell’area bianconera, in Juventus-Inter con i nerazzurri sotto di un gol e a -1 in classifica, non doveva essere fischiato

Salvatore Riggio

A distanza di quasi 27 anni – era il 26 aprile 1998 – Mark Iuliano ribadisce che quel famoso contatto nell’area bianconera, in Juventus-Inter con i nerazzurri sotto di un gol e a -1 in classifica, con Ronaldo il Fenomeno non era rigore. 

«Non era fallo. Se fosse stato basket, sarebbe stato sfondamento di Ronaldo. Il mio poteva essere valutato come blocco? È tutta interpretazione. Resto convinto che l’arbitro Ceccarini abbia pesato l’episodio in modo corretto. Io rimasi fermo, presi posizione. Ronaldo, con la sua velocità pazzesca, venne a sbattermi contro. Non avevo alcuna intenzione di fare fallo. Detto questo, trovo irrispettoso, sia per la grandezza di Ronaldo sia per me, che si insista a ingabbiarci tutti e due dentro quell’attimo. Ciò che succede sul campo finisce sul campo. Nel tempo, Ronie e io ci siamo incontrati varie volte e non abbiamo mai parlato dell’episodio. Ronaldo è stato un attaccante immenso, il più grande che abbia mai affrontato. Chi ama il calcio vorrebbe che i Ronaldo giocassero per sempre. Quella Juve del 1998, però, era più forte di quell’Inter. Loro avevano Ronaldo, noi Zidane e Del Piero, ed eravamo più squadra», ha raccontato Iuliano nell’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport. 

E ancora: «La protesta di Gigi Simoni? Lui non c’è più, non può parlare, non è giusto tirarlo in ballo. Lo ricordo come un allenatore bravo e come un uomo da rispettare». Mentre i nerazzurri protestavano, nel proseguo dell’azione l’arbitro Ceccarini concesse un rigore alla Juventus: «E Pagliuca parò il tiro di Del Piero, molti lo dimenticano. Per noi giocatori è tutto finito lì. Qualche anno dopo Calciopoli? Alt. Eravamo una squadra pazzesca, tra le migliori al mondo, con allenatori come Lippi, Ancelotti e Capello, e non avevamo bisogno di aiuti né di aiutini. Sul campo, mai avuta la percezione che godessimo di agevolazioni. Calciopoli è stata un’inchiesta che poggiava su chiacchiere telefoniche in cui si parlava di tanti, però ha pagato soltanto la Juve». Mettendo da parte le polemiche che hanno infiammato a inizio secolo il calcio italiano, Iuliano ha parlato anche di Zidane: «Palla su, ci pensa Zizou: era il nostro schema base. Scherzo, ma non troppo. A Zidane, nei momenti difficili, passavamo palloni indecenti. Zizou li ripuliva e li trasformava in oro. E l’uomo era più grande ancora. Un ragazzo umile, educato, perbene. Una volta, in aeroporto, ci avventammo in massa su un gruppetto di stupidi che avevano osato attaccarlo. Lippi? Il mio grande maestro. Alla Salernitana mi aveva allenato Delio Rossi e avevo imparato a giocare sempre la palla, a passarla. Alla prima occasione in cui ci provai alla Juve, Lippi scosse la testa e disse: “Mark, no, qua non funziona così”. A Lippi, per comunicare, bastava lo sguardo». 

Con la Nazionale Iuliano ha perso due volte al golden gol: «Una maledizione. All’Europeo, contro la Francia, eravamo a cinque secondi dalla fine, aspettavamo il fischio e forse l’errore è stato quello. I francesi segnarono l’1-1, ai supplementari Trezeguet ci punì con il golden gol. Nel 2002, più del golden gol di Ahn, che giocava nel Perugia, contro la Corea del Sud ci buttò fuori l’arbitraggio di Byron Moreno. Io non posso dire che Moreno fosse corrotto, non ho nessuna prova, ma ci fischiò tutto contro e mi sembra che poi non abbia avuto una vita tranquilla. Per fortuna i golden gol li hanno aboliti». 

Infine, lo scudetto del 5 maggio 2002: «Ho avuto Cuper al Maiorca, in Spagna, nel 2004-05, e confermo: è un uomo verticale, tutto di un pezzo, però simpatico. Ogni tanto si lamentava: “Mark, mi hai fatto perdere lo scudetto”. E io: “Mister, lo scudetto lo avete perso voi, da soli, contro la Lazio”. Lo punzecchiavo per il fatto che, dopo il 5 maggio, Moratti cedette Ronaldo al Real e si tenne Cuper: “Si rende conto, l’hanno preferita a Ronaldo!”. A Maiorca ci salvammo con una grande rimonta e sono rimasto legato: lì ho comprato una casa, lì passo le estati».