Il fondatore di Eurasia contro il presidente: “Aveva bisogno di un successo e di evitare che Israele si prendesse tutto il merito”
PAOLO MASTROLILLI
Ian Bremmer boccia l’attacco all’Iran: «È un errore che Trump ha commesso per ragioni di ego». Ora il problema, secondo il fondatore di Eurasia, sono le conseguenze: «Invece di risolvere la crisi, il raid aumenta i rischi di escalation».
Perché il presidente ha attaccato ora?
«Me lo aspettavo dalla settimana scorsa. La leadership iraniana aveva detto che non era disposta ad arrendersi, perché la rimozione del programma nucleare avrebbe messo a repentaglio la sua legittimità. Quindi, se fosse dipeso da loro, avrebbero preferito che gli Usa bombardassero. Trump aveva chiarito che voleva la resa, altrimenti avrebbe attaccato, perciò lo ha fatto».
È stata la mossa giusta?
«Non credo, perché i rischi di escalation sono ora molto maggiori di quanto non vogliano ammettere gli Usa. E poi non era necessario. I bombardamenti condotti dagli israeliani, con l’aiuto degli americani, avevano già rallentato il programma nucleare iraniano di almeno 9 mesi, forse di anni. Quindi Trump non aveva bisogno di attaccare questo fine settimana, anche perché quasi tutta la comunità internazionale era dalla sua parte. Il presidente però voleva evitare che Israele si prendesse tutto il merito dell’operazione, anche perché negli ultimi tempi ha fallito i negoziati sull’Ucraina, Gaza e l’Iran, e quindi aveva bisogno di un successo militare. Lo ha fatto per ego, non per necessità di sicurezza nazionale, perciò penso sia un errore».
Che rischi corre ora?
«Ci sono pericoli di ritorsione per gli Usa, i soldati americani nella regione, la navigazione e il commercio dell’energia. Washington non vuole dire che è in guerra con Teheran, ma Israele lo fa. Gli americani vorrebbero evitare un’escalation senza freni, ma potrebbe non dipendere solo da loro. Perciò ci troviamo ora in una situazione molto più pericolosa».
Che reazione si aspetta dall’Iran?
«La più probabile è che solleciti i suoi alleati a colpire i soldati americani, da Gibuti al resto della regione. La domanda è quanto saranno duri gli attacchi. Se saranno simbolici è un conto; se verranno uccisi militari avremo problemi di larga scala. Non credo invece che bloccheranno completamente lo stretto di Hormuz, perché l’Iran esporta ancora petrolio e ha bisogno di farlo».
Vede il rischio di terrorismo, negli Usa e in Europa?
«Certo. Finora il governo iraniano ha agito con molta moderazione e non ha fatto molto, nonostante il programma nucleare sia stato distrutto e molti leader militari uccisi. Il problema è che ora la pressione interna aumenterà ed elementi autonomi delle forze armate potrebbero agire di loro iniziativa, anche se Khamenei è ancora vivo, con attentati, omicidi, o attacchi informatici».
Alcuni temono che se l’Iran ha salvato parti del programma nucleare, ora sarà incentivato a produrre la bomba atomica.
«È probabile che abbiano spostato e nascosto alcuni elementi, più difficile che bastino a costruire armi. Inoltre gli Usa hanno avvertito l’Iran che l’attacco stava arrivando, proprio perché Trump voleva un colpo spettacolare per dimostrare a tutti che fa sul serio ed è un vincente, evitando però l’escalation».
Il capo del Pentagono ha detto che l’obiettivo era limitato ai tre siti nucleari e ora bisogna negoziare. Teheran può accettarlo?
«Sarà molto dura. Soprattutto perché gli israeliani, a partire da Netanyahu, non vogliono alcun negoziato. Il premier ha avuto diverse telefonate col presidente la settimana scorsa, facendo pressioni affinché interrompesse il negoziato. Anche se gli iraniani fossero disposti a tornare al tavolo, gli israeliani continueranno a colpirli per far saltare la trattativa».
Il regime rischia di cadere?
«No, non credo. È possibile col tempo, ma in questo momento il fatto che gli americani siano direttamente coinvolti nella guerra rende improbabile il crollo, perché ci sarà una reazione nazionalistica».
Gli europei e l’Italia cosa dovrebbero fare?
«L’Iran è molto diverso da Gaza. Gli europei sono stati assai critici nei confronti di Israele, soprattutto per i danni umanitari e di altro tipo arrecati ai palestinesi. Teheran però è un regime islamico estremista, una dittatura molto brutale, responsabile di terrorismo in tutto il Medio Oriente e il mondo. Il regime ha pochissimi amici e la maggior parte degli europei ha sostenuto il diritto di Israele a difendersi, quindi dovrebbero appoggiare i suoi attacchi».


