«Fu l’inizio del mio disastro»
La confessione dell’ex grande tennista tedesco Boris Becker: «Se ricordate qualche altro bambino prodigio, di solito non arriva a 50 anni a causa delle prove e delle tribolazioni che seguono»
Marco Calabresi
Boris Becker, nel 1985, aveva soltanto 17 anni, sette mesi e cinque giorni quando sconfisse Kevin Curren diventando il più giovane campione di singolare maschile a Wimbledon di tutti i tempi. Una vittoria che, a distanza di tanti anni, il tedesco ha confessato di rimpiangere per la troppa pressione, che ha poi inciso anche su una vita turbolenta, contraddistinta da difficoltà finanziarie e problemi con la giustizia.
«Se ricordate qualche altro bambino prodigio, di solito non arriva a 50 anni a causa delle prove e delle tribolazioni che seguono», ha detto Becker alla Bbc in un’intervista per celebrare l’uscita della sua nuova autobiografia, in cui ha raccontato del periodo trascorso in carcere: «Qualunque cosa tu faccia, ovunque tu vada, con chiunque tu parli, diventa un evento mondiale. Diventerà il titolo di alcuni dei giornali più importanti di domani. E tu stai solo cercando di maturare, di trovare il tuo posto nel mondo. Quando inizi una seconda carriera, tutto si misura in base al successo ottenuto vincendo Wimbledon a 17 anni. E questo ha cambiato radicalmente il percorso che ti aspettava. Sono felice di aver vinto tre volte Wimbledon, ma forse 17 anni erano pochi. Ero ancora un bambino».
Per tre anni, dal 2013 al 2016, Becker ha poi allenato Novak Djokovic, che nel 2022 ha conquistato i Championships mentre il suo ex coach era in carcere. «Tifavo per Djokovic quando lo vedevo in tv: lui vinceva le partite e trionfava a Wimbledon contro Kyrgios. È stato molto stimolante per me e alla fine anche molto emozionante. Mio fratello Novak lì e io in una delle peggiori prigioni del mondo. Questo mi fece vedere la vita sotto un’altra prospettiva».
In carcere per bancarotta fraudolenta, dopo il suo rilascio Becker fu espulso dal Regno Unito. «Ero troppo a mio agio, nella mia vita ho avuto troppi soldi. Nessuno mi ha mai detto no, tutto era possibile e, col senno di poi, questa è stata la ricetta per il disastro».



