
Caro Merlo, dopo le proteste dei sindacati, una delle maggiori piattaforme di delivery, Glovo, ha sospeso i bonus previsti per le consegne nelle fasce orarie più afose. Non è singolare che le organizzazioni sindacali abbiano attaccato la misura, ovvero pochi centesimi in più in busta paga, considerandola addirittura un incentivo economico in grado di costringere i ciclofattorini a lavorare nelle ore più infuocate? Non era meglio che avessero chiesto di monetizzare meglio il sacrificio, anziché lasciare i rider al caldo e a bocca asciutta?
Mirella Serri
E però la vertenza aperta dal sindacato è squisitamente filosofica, di quelle senza soluzione, una “disputatio” sul concetto di “incentivo”, che manco Protagora di Abdera. Anziché chiedere l’aumento — la triplicazione almeno — del misero bonus-caldo, pochi centesimi che crescono sino a un massimo di 20 con il crescere della temperatura, il sindacato ha chiesto di “correggere la comunicazione” che nientemeno “rischia di trasformare un pericolo per la salute in un incentivo economico”. Solo in apparenza sembra un quesito da Accademia della Crusca sulla parola “incentivo”. È purissima sofistica. Diceva infatti Protagora che quando è impossibile accertare le cose “per quello che sono così come sono e per quello che non sono cosi come non sono”, è meglio interrompere, sospendere. Così ha fatto Glovo: niente centesimi a “’sti rider che — ha scritto Luca Cardinalini — si stavano imborghesendo”.








