Quello che dovete sapere sull’America di Trump

Chi è davvero Trump e che impatto avrà sul mondo (oltre i luoghi comuni): oggi la guida gratis con il Corriere

Un’analisi senza pregiudizi sull’America che lo ha votato e i nuovi scenari

La «rissa in mondovisione» Trump-Vance-Zelensky in diretta dallo Studio Ovale è stato l’ultimo di una catena di choc. Il mondo intero osserva il ciclone Trump: attonito, sgomento, o compiaciuto. In Europa il senso di vertigine è accentuato da una sensazione: che a differenza dal 2017-2020 stavolta ci sia un lucido disegno dietro l’apparente caos. Cioè che questo presidente stia preparando un Nuovo Mondo. A gran velocità trasforma le mappe della geopolitica sotto i nostri occhi. Ci sarà un ruolo per l’alleanza transatlantica in questo futuro? Se siamo alla vigilia di una Nuova Yalta, con spartizione di sfere d’influenza tra superpotenze come avvenne nel 1945, l’Europa teme di essere spettatrice più che protagonista nel triangolo America-Russia-Cina. Ma quanto di tutto questo è veramente nuovo? O la sorpresa deriva dal fatto di non aver visto i cambiamenti profondi in atto da anni, a cominciare da quelli interni alla società americana?

Trump tradisce l’Ucraina, è giusto indignarsi, è sbagliato stupirsi: lo aveva annunciato da tempo. Cerca un patto con Putin per far cessare la guerra, creare un ordine stabile al posto dei combattimenti, ridurre le spese e gli impegni dell’America all’estero: anche questo lo prometteva da anni, conquistando consensi nella sua base elettorale. Di nuovo: si può essere costernati o perfino disgustati, non sorpresi.

Questa è un’America «stanca di impero», da oltre un trentennio. Dal 1992, cominciando da Bill Clinton, tutti i candidati vincenti nella corsa alla Casa Bianca hanno fatto un promessa solenne agli elettori: mi occuperò di voi e dei vostri problemi, non verrò distratto da impegni internazionali. Tutti (Clinton, Bush, Obama, Biden), una volta vinte le elezioni fecero l’esatto contrario, risucchiati in qualche crisi estera. America First era un impegno di tutti, solo Trump oltre a farne uno slogan ci prova davvero, a smantellare la pretesa di essere il gendarme mondiale. Nei suoi ultimi anni di vita Henry Kissinger aveva azzardato questa profezia: che il «mostruoso» Trump fosse una sorta di incidente della storia indispensabile per prendere atto della realtà. Concentrarsi solo su di lui fa dimenticare che la politica estera dei suoi predecessori aveva accumulato insuccessi. Al tempo stesso, paradossalmente, lui è arrivato alla guida di una nazione la cui forza economica, tecnologica, finanziaria, demografica, energetica, ha distanziato tutte le rivali.

«Gli americani vengono da Marte, gli europei da Venere» era il titolo di un celebre saggio di geopolitica che apparve all’inizio del millennio. Questa distanza planetaria oggi è vera perfino più di allora. Il divario tra le due sponde dell’Atlantico ha molte dimensioni e una riguarda l’informazione. Molti europei non hanno mai capito Trump e soprattutto il trumpismo. Non ne hanno percepito le cause profonde, quindi hanno finito per aggrapparsi alle apparenze. Trump il Mostro per alcuni, il Demiurgo per altri: i giudizi sono sommari e automatici, scaturiscono da riflessi quasi tribali. L’odio o il disgusto, oppure la simpatia, scattano in base alle appartenenze politiche, alle convinzioni ideologiche. Riducendo The Donald ai suoi aspetti più vistosi — che sono indubbiamente estremi, grotteschi — si liquida con una caricatura anche l’America che lo ha votato: bifolchi ignoranti, «non sanno quello che hanno fatto», o peggio, cripto-fascisti, razzisti, magari manipolati dalle oligarchie capitalistiche con in testa Elon Musk. L’unica Repubblica capace di conservare la democrazia da due secoli e mezzo, la nazione più ricca e dinamica del mondo, il polo di innovazione che continua ad attirare immigrati e «cervelli» dal mondo intero, viene descritta come un luogo infame o infernale da chi demonizza il suo presidente. E magari prevede — o pregusta? — un fascismo americano dietro l’angolo.

La guida che ho preparato per i lettori del Corriere propone un’operazione controcorrente. È scritta da chi in America si è trasferito un quarto di secolo fa, vi ha messo radici fino a prenderne la cittadinanza (senza rinunciare a quella italiana), e ha seguito per incarico professionale quattro presidenti anche nelle loro missioni in giro per il mondo. È uno strumento per decifrare la realtà, senza paraocchi, evitando i pregiudizi ideologici, le semplificazioni, i luoghi comuni. Cerca di andare in profondità, per spiegare chi è davvero il 47esimo presidente, cosa gli ha consentito di riconquistare la Casa Bianca dopo l’indegno assalto di alcuni suoi seguaci alla sede del Congresso il 6 gennaio 2021, quali sono le sue idee e azioni che possono cambiare il corso dell’America e del mondo. Insomma, tutto ciò che è davvero essenziale sapere di Trump e della «sua» nazione. Per essere credibili nel condannare ciò che fa di sbagliato, bisogna avere l’onestà di riconoscere le sue intuizioni giuste, le ragioni di chi lo ha votato, i torti dei suoi avversari. Perfino nel caso di Trump, nonostante la sua capacità di scatenare emozioni estreme, il giudizio della storia è raramente tutto bianco o tutto nero.