Gli attestati di «momento storico» sono rilasciati con troppa fretta

ALDO GRASSO
Solo la storia decide ciò che è storia. Invece siamo portati a proclamare «storico» il presente, ricorrendo più all’autocertificazione che alla memoria critica: «storico subito!». Ci sono occasioni in cui la forza di un evento o di un’immagine è tale da manifestare all’istante il crisma dell’atemporalità, ma gli attestati di «momento storico» sono rilasciati con troppa fretta. Non c’è governante che non affermi di «lavorare per la storia».
Siamo sicuri che la foto che ritrae a colloquio in Vaticano i presidenti Trump e Zelensky sia così «storica» come è stata definita? Non sappiamo nemmeno cosa si sono detti. Il tempo dell’istante della comunicazione contemporanea, oltre a essere privo di contesto, è privo anche di una sequenza logico-temporale entro la quale inserirlo: solo il destino futuro dell’Ucraina darà un senso a quell’immagine.
Anche la storia respira l’aria annebbiata della beffa. Appena pubblicata, la foto dei due era già meme, parodia. Nulla è più ciò che dichiara di essere, persino Trump si proclama Papa. Tutto è sarcasmo nel momento stesso in cui appare, i simulacri si danno il cambio come pulviscolo egualitario.
In «Alice nel Paese delle meraviglie», la protagonista chiede:
«Per quanto tempo è per sempre?».
Bianconiglio le risponde:
«A volte, solo un secondo».
Ma ci vogliono anni per certificare quel secondo.

