Putin è all’angolo, e per questo ancora più pericoloso

IL VIAGGIO A SORPRESA A MOSCA DEL CAPO DELLA CIA, JOHN RATCLIFFE, AVEVA L’OBIETTIVO DI AVVERTIRE IL CREMLINO DI NON ATTACCARE I PAESI DELLA NATO. LO SCRIVE IL “WALL STREET JOURNAL” – MA DIETRO AL BLITZ DEL NUMERO UNO DELLA CIA CI SONO ANCHE I TIMORI PIÙ CHE FONDATI CHE PUTIN STIA PREPARANDO UN’ESCALATION MILITARE CONTRO L’UCRAINA, CHE POTREBBE INCLUDERE L’USO DELLE ARMI NUCLEARI TATTICHE. UNA MOSSA CHE SEGNEREBBE IL SUPERAMENTO DI UN LIMITE MAI OSATO DAI TEMPI DI HIROSHIMA – “MAD VLAD” VEDE AVVICINARSI LE ELEZIONI DEL 20 SETTEMBRE, MENTRE OGNI GIORNO RAFFINERIE, DEPOSITI DI CARBURANTE E MAGAZZINI LOGISTICI RUSSI VENGONO COLPITI DALL’UCRAINA, MOSTRANDO AL SUO POPOLO TUTTA LA DEBOLEZZA DELLO ZAR – IL DIRETTORE DELLA CIA HA OFFERTO A PUTIN UNA VIA D’USCITA: LA FINE DEGLI ATTACCHI UCRAINI CHE STANNO SGRETOLANDO IL CONSENSO INTERNO…

QUANDO LE COSE GIRANO SUL PEGGIO, INTERVENGONO I SERVIZI SEGRETI – IL BENINFORMATO CAPO DELLA CIA, JOHN RATCLIFFE, SAREBBE VOLATO A MOSCA, SECONDO RUMORS DI WASHINGTON, PER CONSEGNARE UN DURO AVVERTIMENTO ALLA CRICCA DI PUTIN, FINITA IN UN CUL DE SAC NEL CONFLITTO UCRAINO – CARO VLADIMIR, UN’EVENTUALE ESCALATION CON USO DI ARMI NUCLEARI TATTICHE, CAPACI DI DISTRUGGERE KM DI TERRITORIO UCRAINO, È UNA LINEA ASSOLUTAMENTE DA NON OLTREPASSARE: GLI STATI UNITI NON STAREBBERO CON LE MANI IN MANO… 

«Putin prepara un’escalation»

Bloomberg: per lo zar trattative a un punto morto. Kiev attacca magazzini e raffinerie. Corruzione, anche Budanov nell’indagine

Marta Serafini

Resta caldo il fronte interno di Kiev. Lambito dallo scandalo «Forrest Gump» ora è perfino Kyrylo Budanov, capo dell’ufficio del presidente, che figura nelle intercettazioni dell’ultima indagine su vasta scala per corruzione. Secondo il Kyiv Independent, le registrazioni che lo riguardano sono state diffuse durante un’udienza nell’ambito dell’indagine contro Iryna Mudra, ex vice capo di gabinetto del presidente Zelensky, e altri sospettati. Questo dopo che la scorsa settimana, l’Ufficio nazionale anticorruzione (Nabu) li ha incriminati per appropriazione indebita di aziende e riciclaggio di denaro destinato a pagare la cauzione dell’ex ministro Herman Galushchenko. 

Nelle trascrizioni, Budanov — ex capo dell’intelligence e considerato uomo vicino alla Cia — viene nominato da Mudra che cita una telefonata avuta proprio con il consigliere del presidente a proposito di Sense Bank, istituto bancario utilizzato secondo gli inquirenti per pulire i soldi destinati alla cauzione.

Il presidente ucraino Zelensky e il comandante in capo delle Forze armate ucraine Drapaty durante un incontro con i soldati in una località segreta al fronte (Afp)

Oltre ai colpi della magistratura non mancano quelli dei fuoriusciti dal governo: «L’Ucraina sta lentamente perdendo la guerra contro la Russia», ha dichiarato a Reuters l’ex ministro della Difesa di Kiev, Mykhailo Fedorov, la cui rimozione ha suscitato forti proteste nelle scorse settimane. Ma per un ex ministro che va c’è un ex ministro che potrebbe tornare. Voci sempre più insistenti danno come possibile che Dmytro Kuleba, ex responsabile degli Esteri, possa andare a occupare il posto vacante di ambasciatore negli Stati Uniti, vuoto dalle dimissioni di Olha Stefanishyna indagata per illeciti finanziari.

Ed è in questo quadro, sempre più preoccupante per Kiev che Vladimir Putin si prepara a un’escalation degli attacchi contro l’Ucraina dopo aver concluso che le trattative per un accordo di pace sono giunte a un punto morto. A sostenerlo è l’agenzia Bloomberg che cita tre fonti vicine al Cremlino, secondo le quali Mosca sta valutando di intensificare gli attacchi con potenti missili balistici convenzionali contro Kiev e obiettivi infrastrutturali in altre città ucraine. Ma non solo: la spirale crescente degli attacchi sta portando un numero sempre maggiore di funzionari russi a concludere che Putin potrebbe, in ultima istanza, decidere di impiegare armi nucleari tattiche in Ucraina. Di diversa opinione è invece Donald Trump che ipotizza una possibile svolta nella questione ucraina in seguito alla visita a Mosca del capo della Cia.

John Ratcliffe

In uno scenario così cupo e teso, Zelensky e il neo comandante in capo delle forze armate ucraine Mykhailo Drapaty hanno visitato le unità impegnate nei combattimenti nella direzione di Oleksandrivka, nell’oblast di Donetsk, nell’Ucraina orientale mentre il fronte appare sostanzialmente in stallo. E sempre Zelensky ha ringraziato su X il presidente della Repubblica Sergio Mattarella per gli auguri inviati lunedì in occasione della Giornata dell’indipendenza e per la «solidarietà incrollabile» dell’Italia nei confronti dell’Ucraina e per aver riconosciuto i progressi compiuti da Kiev nel processo di integrazione europea». Parole che arrivano mentre in Italia si scalda il dibattito sul sostegno militare agli ucraini.

Sul fronte, le forze ucraine hanno ripreso gli attacchi contro Wildberries, il più grande rivenditore online russo, dopo diversi raid contro il concorrente Ozon. Secondo il canale di monitoraggio Exilenova Plus, un centro logistico della compagnia è stato colpito a Kotovsk, nell’oblast di Tambov, e il sito è stato distrutto da un incendio. Inoltre lo stato maggiore ucraino ha confermato di aver colpito la raffineria di petrolio russa Norsi a Kstovo, nell’oblast di Nizhny Novgorod, nella notte tra martedì e mercoledì. L’impianto della Lukoil è uno dei più importanti per la lavorazione del petrolio. Nove persone, infine, sono state uccise e diverse altre ferite in un attacco a un autobus nella regione di Lugansk.

Il capo della CIA è andato ad avvertire la Russia di non attaccare la NATO, scrive il Wall Street Journal

Trump ha sminuito tutto parlando di «semi-routine»

Il Wall Street Journal ha ricostruito con fonti proprie, rimaste anonime, che la breve e inaspettata visita a Mosca di martedì del direttore della CIA John Ratcliffe aveva lo scopo di dissuadere la Russia dall’attaccare in futuro paesi della NATO, in particolare quelli sul mar Baltico. Anche Politico ha fatto la stessa ricostruzione, basandosi sempre su fonti anonime. La NATO è l’alleanza militare, a guida statunitense, che raggruppa buona parte dei paesi occidentali.

L’intelligence statunitense ritiene che, frustrato per lo stallo in Ucraina, il regime russo potrebbe spingersi a condurre un attacco diretto, seppure limitato, per testare l’eventuale risposta della NATO. Il trattato dell’alleanza stabilisce che ogni attacco contro un paese membro è considerato un attacco contro l’intera NATO, e vincola gli altri a soccorrerlo (ma non necessariamente a intervenire militarmente).

Mercoledì, in un’intervista con un podcast conservatore, il presidente Donald Trump ha sminuito l’importanza del viaggio di Ratcliffe sostenendo che sia stato di «semi-routine». Trump ha sostenuto che il viaggio fosse legato in qualche modo alla guerra in Ucraina: «Qualcosa potrebbe uscirne». Per quello che ne sappiamo, i negoziati sono fermi da mesi. Giovedì il capo dei servizi segreti esterni russi Sergei Naryshkin ha confermato di aver incontrato Ratcliffe e di aver discusso con lui di questioni sensibili di competenza delle rispettive agenzie. Il portavoce del regime Dmitry Peskov aveva già detto che Ratcliffe non aveva incontrato il presidente Vladimir Putin, che però è stato informato dei colloqui.

La durata di poche ore della visita e il fatto che non sia stata davvero segreta – sui siti di monitoraggio delle rotte aeree era rintracciabile il Boeing C-17A dell’aeronautica usato da Ratcliffe – hanno fatto ipotizzare agli esperti d’intelligence che servisse a recapitare un messaggio, più che a intavolare trattative. È plausibile che l’avvertimento statunitense abbia riguardato i paesi baltici: Ratcliffe infatti ha fatto scalo in Lettonia e il primo ministro lettone Andris Kulbergs ha definito il viaggio «un segnale molto positivo e penso una notizia molto buona», senza dare dettagli.

Inoltre, appena tornato da Mosca, Ratcliffe ha incontrato il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il generale Dan Caine, l’ufficiale con il grado più alto nelle forze armate: è un aspetto che suggerisce che il principale motivo della visita possa essere stato militare, e non solo una questione generica di sicurezza. «Normalmente gli americani non mandano funzionari di così alto grado a Mosca senza preavviso, se non c’è sotto qualcosa», ha detto alla BBC l’ex diplomatico britannico a Mosca John Foreman.

Ci sono altri motivi contingenti che potrebbero spiegare perché la visita è avvenuta proprio ora: tra gli altri l’esaurimento delle scorte di armi degli Stati Uniti a causa della guerra in Medio Oriente, l’ormai duratura campagna russa di sabotaggi e incursioni di droni in Europa e la possibilità di una nuova mobilitazione russa dopo le elezioni legislative del 18-20 settembre.  Quella di martedì è stata la prima visita in Russia nota di Ratcliffe. L’ultima di un direttore della CIA fu durante la presidenza di Joe Biden, pochi mesi prima dell’inizio della guerra: nel novembre del 2021 William Burns andò a Mosca per convincere (invano) il regime a non attaccare l’Ucraina.

Putin vuole il colpo di grazia. Il capo della Cia a Mosca per chiedere al Cremlino di non attaccare i Paesi Nato

La rivelazione all’indomani del viaggio del capo della Cia a Mosca: “È frustrato pensa anche all’atomica tattica”. Ma Trump frena: “Quella di Ratcliffe di routine”

Paolo Mastrolilli

Vladimir Putin sta preparando un’escalation militare contro l’Ucraina, che potrebbe includere l’uso delle armi nucleari tattiche. Lo scrive l’agenzia Bloomberg, citando tre fonti vicine al Cremlino, cosa che fa sospettare anche un’iniziativa intimidatoria. Questo potrebbe spiegare il viaggio a Mosca del capo della Cia John Ratcliffe, per ammonire la Russia e scoraggiarla dal lanciare questa nuova offensiva, o sfidare la Nato, nonostante il presidente Trump abbia detto che si è trattato di una missione “di semi routine”, da cui però “potrebbe venirne fuori qualcosa di buono”. Il Wall Street Journal ha confermato che, secondo fonti informate, lo scopo della visita era intimare al Cremlino di non attaccare Paesi membri dell’Alleanza Atlantica, come si teme da tempo, per allargare il conflitto e mettere alla prova la determinazione degli Usa a difendere gli alleati.

Putin è in difficoltà perché la sua avanzata si è arenata, e anzi Zelensky sta colpendo con i droni il territorio del paese aggressore, bombardando le basi logistiche militari e le infrastrutture energetiche. Le trattative per raggiungere un accordo diplomatico nel frattempo si sono fermate, soprattutto perché lo stesso capo del Cremlino ha bocciato la proposta di pace presentata dal rivale di Kiev in coordinamento con gli Usa. Da qui l’annullamento della visita che avrebbero dovuto fare nelle due capitali i mediatori americani Witkoff e Kushner.

Davanti a queste difficoltà, secondo Bloomberg Mosca starebbe considerando di lanciare un’escalation con i più potenti missili balistici, allo scopo di mettere in ginocchio la capitale e le altre città ucraine, distruggendo in particolare le infrastrutture energetiche alla vigilia dell’inverno. L’agenzia scrive che Putin non esclude di usare le armi nucleari tattiche, ossia quelle più piccole e con un raggio limitato, per raggiungere l’obiettivo di piegare Zelensky. Trump aveva promesso al leader di Kiev di consentirgli la costruzione dei Patriot di cui ha bisogno per proteggersi dagli attacchi aerei, ma poi ci ha ripensato, forse incoraggiando così l’ex amico del Cremlino ad affondare i suoi colpi.

John Ratcliffe

È possibile che Ratcliffe, come aveva fatto il suo predecessore Burns alla fine del 2021, sia andato a Mosca per avvertire che Washington ha scoperto questi piani e intimare di non attuarli. Nel 2021 Putin non aveva ascoltato e pochi mesi dopo aveva ordinato l’invasione.

Trump, durante un’intervista avuta ieri con Glenn Beck, ha detto che il capo della Cia è andato in Russia con un obiettivo diverso: «È lì per una cosa di semi routine. Mi dispiace deludervi. Però vorremmo vedere la fine della guerra con l’Ucraina».

Beck lo ha incalzato: «Si dice che Putin abbia intenzione di mettere a dura prova la determinazione della Nato», colpendo qualche paese membro, ma il capo della Casa Bianca ha smentito: «Non è lì per nessuno dei motivi che hai citato. Certo, potrebbe uscirne qualcosa. Stiamo lavorando duramente per porre fine a quella guerra». Naturalmente se fosse vero il contrario, il presidente americano non avrebbe alcun interesse a rivelare in pubblico l’avvertimento contro l’escalation o peggio ancora la minaccia atomica. Il portavoce del Cremlino Peskov nel frattempo ha smentito un incontro fra Putin e Ratcliffe, confermando solo che ha avuto colloqui con le sue controparti nei servizi russi. Il resto, se esiste, si capirà dalle prossime mosse sul terreno.

Con il viaggio di Ratcliffe a Mosca gli Usa offrono allo zar l’alternativa all’escalation: “Stop ai raid sulla Russia”

Lo scambio per evitare che la guerra vada fuori controllo prevede la fine dei bombardamenti incrociati sulle infrastrutture

Donald Trump cerca di minimizzare e parla di «una visita quasi di routine». Ma il viaggio di John Ratcliffe a Mosca è stato assolutamente straordinario, nella sostanza e pure nella forma plateale, scelta per far sì che la missione venisse notata. Di segreto c’è il contenuto dei colloqui, condotti faccia a faccia con i vertici dell’intelligence russa. Una prassi per non coinvolgere i governi, anche se il sistema di potere creato da Vladimir Putin è stato forgiato nell’osmosi tra il Cremlino e gli apparati di sicurezza.

Tutti pensano che l’intervento di Ratcliffe sia stato dettato dal timore di una minaccia mai vista prima. Il suo predecessore, William Burns, ha fatto la stessa cosa quando nel novembre 2021 migliaia di tank sono stati accumulati sul confine ucraino. La situazione attuale è ancora più eccezionale, perché il direttore della Cia si è recato in una capitale in stato di guerra.

Raid ucraini sulla raffineria russa di Gazprom Neft, Mosca

Insomma, al centro dei colloqui ci sarebbe stato qualcosa di veramente allarmante captato da Washington, tale da richiedere un’azione rapida al massimo livello. Nei giorni scorsi sono trapelate notizie sulla volontà del Cremlino di compiere una provocazione contro la Nato e mettere alla prova la coesione dell’Alleanza: sono valutazioni che in Europa circolano da mesi, ma questa volta sono state attribuite all’intelligence Usa e non hanno ricevuto smentite. L’agenzia Bloomberg va oltre. Cita funzionari russi che parlano di un’escalation missilistica contro le città ucraine. E arrivano addirittura a ipotizzare che Putin possa prendere in considerazione l’uso di una bomba nucleare tattica: un ordigno con una forza distruttiva limitata in un raggio di poche centinaia di metri, ma che comunque segnerebbe il superamento di un limite mai osato dai tempi di Hiroshima.

Quest’ultima indiscrezione riporta al momento più drammatico nella storia europea recente, rimasto a lungo top secret. Nell’autunno 2022 un corpo d’armata di Mosca si è ritrovato intrappolato a Kherson dalla controffensiva ucraina: alle spalle aveva il fiume Dnipro. Oltre trentamila soldati sembravano condannati alla morte o alla cattura: per il Cremlino, già sconfitto nell’assalto della primavera, sarebbe stato un colpo letale. Allora le reti di spionaggio americane hanno intercettato conversazioni tra generali che discutevano l’impiego di un ordigno nucleare tattico: un fungo atomico “dimostrativo” per spingere Kiev a fermare l’avanzata. Una mossa sconvolgente, frutto della disperazione.

La Casa Bianca ha deciso subito un’operazione di deterrenza, gestita assieme a Francia e Gran Bretagna. È stato trasmesso un avvertimento: l’arma nucleare avrebbe causato una reazione occidentale con missili convenzionali contro aeroporti, porti e caserme russe. Ed è stata offerta una soluzione: gli alleati avrebbero convinto Zelensky a lasciare ritirare le truppe circondate. Così è stato. La prospettiva di un conflitto atomico è stata scongiurata e Putin ha salvato il suo trono.

Oggi lo scenario è più complesso. Gli analisti ritengono che al Cremlino concepiscano una sola strada per piegare la resistenza: interrompere il sostegno europeo, che fa sopravvivere l’economia e l’industria bellica ucraina. Putin vede avvicinarsi le elezioni del 20 settembre, mentre ogni giorno raffinerie, depositi di carburante e magazzini logistici vengono carbonizzati mostrando al suo popolo tutta la debolezza dello zar. C’è la preoccupazione crescente che il Cremlino voglia mettere l’Europa davanti al pericolo di venire coinvolta nella guerra. Lo può realizzare con un’incursione terrestre contro i Paesi baltici o con una bomba nucleare tattica sganciata nell’Ucraina occidentale.

Ed ecco che la spedizione di Ratcliffe sarebbe servita a testimoniare la determinazione americana a non tollerare aggressioni contro la Nato, né escalation atomiche. Non basterebbe. Come ha raccontato Putin nella sua biografia, ricordando l’infanzia tra le macerie di Leningrado, i topi diventano pericolosi quando sono chiusi nell’angolo e tirano fuori una violenza sorprendente. Ed adesso è proprio lui a sentirsi con le spalle al muro. Per questo il direttore della Cia gli avrebbe offerto una via d’uscita: la fine degli attacchi ucraini che stanno sgretolando il consenso interno.

Oggi Washington non può imporre scelte a Kiev perché da un anno ha bloccato ogni aiuto. Ma è stato lo stesso Zelensky a proporre una di “tregua limitata”: la sospensione dei raid sul petrolio russo in cambio dello stop ai bombardamenti contro le navi del grano, i porti della regione di Odessa e le centrali elettriche ucraine. Un’iniziativa respinta dal Cremlino, che non sarebbe disposto a interrompere il tiro contro gli impianti energetici. Ma che ora potrebbe essere negoziata con più efficacia grazie alla mediazione della Casa Bianca. E impedire che il conflitto sfugga a ogni controllo.