Una brutta storia da Rimini


Questa è una brutta storia. Ne avete visto le immagini qui. È successo lunedì sera in una palestra di Rimini,una giocatrice di pallacanestro di neanche diciott’anni, nera, è stata insultata dalla madre di due avversari.
Scimmia! Le ha urlato più volte. Non ti vergogni?
Nello sport si chiede agli atleti di non reagire alle provocazioni del pubblico. Ma se hai un po’ di sangue nelle vene e soprattutto l’insulto razzista ti viene urlato da una tizia che sta a dieci metri da te, non è facile far finta di niente. La ragazza in questione non ci è riuscita, ha abbandonato la partita per scavalcare la transenna e se altri spettatori non si fossero frapposti, avrebbe riempito di sberle la sua obiettrice.
Tra l’altro dobbiamo proprio a lei le immagini:
La donna stava facendo una diretta Facebook,
pensa te, comportarsi così e volerlo diffondere.
La giocatrice è stata espulsa come da regolamento, sempre il regolamento ci dice che verrà squalificata dal giudice sportivo. Stiamo parlando di un campionato di pallacanestro Under 19. Tra le frasi che si sentono nel video c’è la concitata giustificazione della donna: non intendevo scimmia in senso razzista. È una scusa che abbiamo sentito 1000 volte in ogni episodio da stadio. Ti insulto facendo riferimento al colore della tua pelle, imito il verso della scimmia, quell’odioso “uh uh uh”, perché tale ti voglio far sentire, ma non sono razzista, è un modo come un altro per metterti a disagio e magari farti perdere la partita.
Razzismo, questo? Ma dai. La portata dell’insulto così viene decisa da chi lo fa e non da chi lo subisce. Posso gridargli qualsiasi cosa, tanto poi è la mia sensibilità a deciderne il peso, non la tua. La donna verrà denunciata e i dirigenti della squadra di Cesena in cui giocano le sue figlie, hanno fatto sapere che le vieteranno per sempre l’accesso.
Le figlie già, le descrivono a dir poco costernate per il comportamento della madre. Sono vittime anche loro. Qualche noia giudiziaria non può che far bene alla donna, visto che
da sola non ci arriva alla gravità del suo insulto.
Troverei giusto, invece, che il giudice sportivo mettesse nel cassetto il regolamento e non squalificare la ragazza insultata, anche se ha reagito. E se ce ne fosse bisogno, mi piacerebbe apprendere che il presidente della Federazione basket, Gianni Petrucci, uomo di sport da molti anni, e per me uomo di sport è un complimento, è intervenuto, nelle forme che gli sono consentite, una “moral-suasion”, per impedire un provvedimento che sarà anche giusto nella forma, ma è profondamente sbagliato nella sostanza.
La ragazza di Rimini non è riuscita a ingoiare una umiliazione, o forse in quell’attimo ha razionalmente deciso di non poterla lasciar passare per una questione di dignità. È stata espulsa. Credo che possa bastare al presidente.

