così gli agenti ucraini si infiltrano in Russia (con l’aiuto della Cia)
Marta Serafini
Negli ultimi tre anni e mezzo di guerra l’attenzione del mondo si è concentrata sulla linea del fronte orientale e meridionale. Spesso i successi e i fallimenti del conflitto sono stati misurati sulla base di pochi chilometri quadrati di terreno o sulla sorte di piccoli villaggi sconosciuti ai più. Ma dal 2022 è in corso una guerra parallela e segreta tra Mosca e Kiev il cui impatto non sempre è chiaro. E ora che gli aiuti occidentali all’Ucraina sono sempre meno scontati, la parte di lavoro più grande di questo conflitto ricade sulle spalle dell’intelligence ucraina.
Operazioni come quella di ieri contro l’aeroporto di Borisoglebsk in Russia sono ormai all’ordine del giorno. Non tutte sono spettacolari come l’attacco «tela di ragno» condotto il 2 giugno contro le basi aeree russe. Ma da quando l’Armata ha attraversato per la prima volta il confine il 24 febbraio 2022, i servizi ucraini — Sbu e Gur — hanno lavorato per infliggere danni ben oltre la linea del fronte. Le due agenzie si sovrappongono operativamente ma, secondo gli esperti, la prima tende a perseguire missioni più complesse con tempi di esecuzione più lunghi, mentre la seconda lavora a ritmi serrati.
Oltre agli attentati contro singoli target (uno dei più eclatanti quello costato la vita alla figlia di Dugin, considerato ideologo del Cremlino), sono stati colpiti obiettivi dal Donbass alla Crimea ( il più importante è il ponte di Kerch), fino alla periferia di Mosca e alle linee ferroviarie della Siberia. Tutti colpi messi a segno in territorio russo non sarebbero stati possibili senza la collaborazione dell’intelligence ucraina con la Cia. È il 2016 quando, per proteggersi dalla penetrazione russa, le nuove squadre del Gur — l’intelligence militare — iniziano a reclutare solo ufficiali sotto i 30 anni, senza alcun ricordo dell’Unione Sovietica, «patrioti» anti russi, figli di piazza Maidan. Questi giovani motivati vanno a formare un commando addestrato dalla Cia. È la famosa Unità 2245, che sarebbe diventata nota per le sue audaci operazioni dietro le linee russe e all’estero. Una delle punte di diamante è Kyrylo Budanov, ora al vertice del Gur. E, sempre nello stesso periodo a Kiev arriva un nuovo capo della stazione della Cia, soprannominato «Babbo Natale» per la sua barba bianca. Lo zio Sam mette radici in Ucraina. Aiuta ad aprire basi al confine, mossa che infastidisce non poco Putin. Anche il programma di addestramento «Operazione Pesce Rosso» porta la firma di Langley. Chiamato così per una barzelletta post-sovietica su un pesce russofono di cui non ci si può fidare, insegna agli ucraini a spacciarsi per russi.
Avanti veloce e anche l’Sbu — la sicurezza interna — cambia faccia. È il luglio 2022 quando il suo capo Ivan Bakanov, nonostante i suoi legami con il presidente Zelensky (sono cresciuti insieme a Kryvyj Rih) viene costretto a dimettersi a causa delle accuse di essere molto morbido coi traditori interni. A indignare l’opinione pubblica la notizia, tra le altre, che modem di fabbricazione russa vengono ancora utilizzati nelle reti dell’agenzia. Ma non solo. Il sospetto che i legami con certe figure vicine al Cremlino siano ancora troppo stretti è una realtà. Troppo pericoloso mentre è in corso un’invasione. E così al comando dell’Sbu passa Vasyl Malyuk, l’archietto dell’operazione «tela di ragno», progettata per anni e molto simile per struttura e modus operandi a quella condotta contro Hezbollah dal Mossad. Un’altra agenzia sicuramente attenta a quello che accade in Ucraina.



