Stati Uniti e Ucraina hanno firmato un accordo che – in tempi normali – Kiev non avrebbe mai sottoscritto. Ecco che cosa contiene, punto per punto -e perché segna un punto a favore dell’Ucraina
Lorenzo Cremonesi
L’importanza per l’Ucraina della firma con gli Stati Uniti per lo sfruttamento congiunto delle proprie risorse minerarie non sta affatto nell’accordo in se stesso. Bensì, nel fatto che contribuisce al rafforzamento della sovranità ucraina e indirettamente a preservare l’ombrello difensivo americano.
Non c’è infatti alcun dubbio che in tempi normali mai Kiev avrebbe concluso un patto del genere e a queste condizioni, in cui si cede agli americani la condivisione delle proprie ricchezze naturali. Non con Washington e non con nessun altro governo.
Ma questi non sono affatto tempi normali.
Da oltre tre anni Vladimir Putin ha accelerato la guerra lanciata nel 2014, quando si prese la Crimea e aizzò le milizie filo-Mosca nel Donbass. Dal 24 febbraio 2022 la Russia mira a riportare in tutto e per tutto l’Ucraina sotto la sua ala egemonica.
In ballo non sono neppure le questioni dei confini dei territori occupati dalle truppe di Putin. In realtà, come è stato sempre più evidente dall’inizio dei tentativi di mediazione voluti da Donald Trump, Putin intende imporre il proprio controllo sul governo di Kiev e il monopolio del suo potere per trasformare l’Ucraina in una sorta di Bielorussia-bis.
Non a caso Mosca insiste su limitare la forza dell’esercito ucraino e ultimamente ha anche proposto la sostituzione di Zelensky con un governo nominato dalle Nazioni Unite. Putin continua a ritenere che l’Ucraina sia parte integrante del Russkiy Mir e non si darà pace sino a quando non sarà riuscito a imporre il suo potere più direttamente possibile sul Paese.
Da qui la rilevanza per Kiev di quello che per semplificazione giornalistica viene chiamato «l’accordo sulle terre rare».
Zelensky ha insistito perché venisse comunque firmato. E i motivi sono evidenti: l’Ucraina firma un’intesa di lungo periodo dimostrando la propria piena sovranità ai russi e coinvolgendo gli americani. L’accordo è un simbolo concreto di indipendenza e piena autonomia. Mosca dovrà tenerne conto.
Secondo ciò che pubblicano i media ucraini appare anche evidente che nei negoziati dell’ultimo minuto si è riusciti a strappare agli americani alcune migliorie a favore di Kiev.
I punti principali sono:
- tutte le risorse restano sotto la sovranità ucraina;
- il fondo di investimento che gestisce l’iniziativa è condiviso al 50 per cento (gli americani volevano il pacchetto di maggioranza);
- le compagnie di Stato restano ucraine;
- non vi è alcun riferimento al debito ucraino per le spese americane negli anni di guerra;
- l’accordo non inficia in alcun modo l’entrata dell’Ucraina nell’Unione Europea;
- il Fondo riguarda solo le nuove iniziative e non le attività economiche già esistenti;
- gli Stati Uniti s’impegnano per attirare nuovi investimenti in Ucraina.
In quest’ottica, l’intera iniziativa può essere letta dagli ucraini anche come una sorta di assicurazione americana per il proprio futuro. E la cosa diventa rilevante dopo le ultime dichiarazioni di Trump più critiche che nel passato rispetto a Putin. Zelensky continua a credere che l’alleanza con gli Usa resti vitale per il suo Paese. Gli alleati europei non sono ancora in grado di sostituirsi negli aiuti militari e non è chiaro quando o se mai lo saranno.

