Orgogliosi di Nino Benvenuti. Simbolo dell’Italia che si rialzò

È stato il più grande pugile italiano, uno dei migliori al mondo

17 Aprile 1967 Benvenuti Griffith, Madison Square Garden

Della mia infanzia a Trieste, ci sono due albe che non dimenticherò mai, racconta Paolo Condò. La seconda, quella del 21 luglio 1969, fu il giorno in cui mio padre mi svegliò per vedere insieme lo sbarco sulla Luna. Armstrong, il suo piccolo passo, il grande balzo per l’umanità: immagini che ancora oggi mi accompagnano.

Ma la prima fu due anni prima, il 17 aprile 1967. Mio padre mi svegliò all’alba, la voce rotta dall’emozione: “Benvenuti ce l’ha fatta!”. Aveva seguito il match alla radio, perché la Rai non lo trasmetteva in TV: l’Italia doveva andare a lavorare, erano gli anni del boom economico e non si poteva arrivare in fabbrica con gli occhi gonfi di sonno. Ma quella notte, milioni di italiani rimasero svegli: Nino Benvenuti combatteva al Madison Square Garden di New York, per il titolo mondiale dei pesi medi, una delle categorie più nobili della boxe.

Molti anni dopo, ho portato i miei figli a visitare quel tempio dello sport. Sulle sue pareti, 365 fotografie raccontano un evento per ogni giorno dell’anno. Tra le immagini, anche quella di Benvenuti che atterra Griffith: il 17 aprile è per sempre suo.

Nino Benvenuti, che ci ha lasciato ieri a 87 anni, è stato davvero straordinario. Il più grande pugile italiano, uno dei migliori al mondo. Maestro di tecnica, oro olimpico a Roma nel 1960 e miglior boxeur dei Giochi (davanti a un certo Cassius Clay, non ancora Muhammad Ali). I suoi incontri con Griffith sono leggenda, ma Benvenuti fu anche molto di più: simbolo della riscossa di un’Italia che si rialzava dopo la guerra, orgoglio di una generazione che aveva conosciuto sacrifici e sofferenze.

Nato a Isola d’Istria, profugo a Trieste, Benvenuti è stato un esempio di determinazione e umanità. Lo dimostrano le grandi amicizie nate sul ring, come quella con Griffith e con Carlos Monzón, che gli tolse il titolo. «Non puoi non diventare amico di uno con cui hai combattuto per così tanti round», diceva.