Nostalgia di Biancaneve

Capolavoro nel 1937, caricatura nel 2025

Il remake live-action di Biancaneve della Disney incarna perfettamente il paradosso di un’industria cinematografica che, nel tentativo di adattarsi alle sensibilità contemporanee, finisce per alimentare le critiche della destra conservatrice, spiega Federico Rampini. 
Rachel Zegler, attrice latina, interpreta la protagonista, scelta per evitare accuse di suprematismo bianco legate al nome originale della principessa. Una mossa che, pur nobile, rischia di apparire come un’imposizione ideologica, soprattutto se confrontata con l’approccio del classico del 1937, nato in un’epoca di crisi economica e sociale, quando l’obiettivo era semplicemente distrarre e far sognare.
I sette nani, un tempo simbolo di innocenza e affetto, sono ora al centro di polemiche. Dopo le critiche al razzismo verso le persone di bassa statura, la Disney ha optato per personaggi in Computer grafica, scatenando il malcontento della comunità di artisti affetti da nanismo, privati di opportunità lavorative. Un esempio di come l’iper-sensibilità politica possa trasformarsi in un boomerang, generando nuove divisioni.