Non è tropo tardi per cambiare la traiettoria dell’Europa

Rhine Group, nasce la squadra di Draghi per rilanciare la competitività europea

Nel think tank fondato con l’imprenditore Collison tanti nomi italiani: da Pignataro a Reichlin, da Ferrari a Colao

Carlotta Scorzari per

Lo slogan che campeggia sul sito internet di Rhine Group, il think tank appena lanciato da Mario Draghi, suona come un’esortazione ad agire, al più presto: «Non è tropo tardi per cambiare la traiettoria dell’Europa, se muoviamo oggi i passi giusti».

L’iniziativa affonda le radici nel “rapporto Draghi”, nel settembre del 2024 consegnato dall’ex presidente del Consiglio italiano alla Commissione europea, che già puntava a rilanciare la competitività dell’Ue in un quadro globale, e geopolitico in particolare, sempre più complesso. In questo contesto, Rhine Group, si legge ancora nel sito, «riunisce leader europei provenienti dalle istituzioni, dal mondo accademico e dal settore imprenditoriale per discutere possibili risposte a queste sfide per il futuro dell’Europa. I cittadini europei – spiega ancora il sito – chiedono ai propri leader di sollevare lo sguardo dalle preoccupazioni quotidiane per rivolgersi a un destino comune e di comprendere la portata della sfida. Il Rhine Group aspira a essere uno dei luoghi in cui questo lavoro ha inizio». A firmare questa dichiarazione di intenti sono appunto Draghi, presidente dell’iniziativa insieme con Patrick Collison, imprenditore e cofondatore della piattaforma di pagamenti Stripe, e il direttore esecutivo Luis Garicano, economista spagnolo ed ex eurodeputato.

Mario Draghi e Patrick Collison
Luis Garicano

Tra i membri del think tank, gli economisti Francesco Giavazzi e Lucrezia Reichlin, il finanziere a capo di Ion Andrea Pignataro, il co-fondatore e numero uno di Bending Spoons Luca Ferrari e l’ex ministro per l’Innovazione tecnologica del governo Draghi Vittorio Colao. Sono membri dell’iniziativa anche il presidente di Iliad Xavier Niel, l’ex ministro francese Bruno Le Maire e il ceo del gruppo Le Monde Louis Dreyfus.

È nel settore tech che l’Europa ha accumulato uno dei ritardi più preoccupanti. «Tra le cinquanta maggiori aziende tecnologiche al mondo – nota Rhine Group – solo quattro sono europee». E, «in ogni tecnologia emergente destinata a plasmare i decenni a venire, l’Europa è debole». Se questa fase di stagnazione dovesse proseguire, «il continente perderà progressivamente la capacità di finanziare i principali servizi di uno stato moderno: la difesa, la sanità, le pensioni, l’educazione, gli investimenti nel clima e le reti di salvataggio per chi perde il lavoro».

Il fatto è che, per decenni, questo declino, comunque già in atto, era stato attutito da un contesto globale e geopolitico favorevole, basato su regole multilaterali e sullo “scudo americano” nel settore della difesa. «Le dipendenze – ragionano Draghi, Collison e Garicano – sembravano reciproche e quindi innocue». Non era così. I dazi di Trump lo hanno dimostrato e la concorrenza della Cina, sui mercati terzi ma anche all’interno dell’Europa, pure. Così, oggi il Vecchio continente si trova in una situazione ancora più difficile rispetto a quando, nel settembre del 2024, era stato pubblicato il “rapporto Draghi”. «Il modello di crescita europeo – mette in guardia Rhine Group – si sta esaurendo e siamo sempre più in balia di eventi esterni. Il declino non è inevitabile, ma è la direzione che abbiamo intrapreso, a meno di non agire con urgenza. L’alternativa è fare ciò che l’Europa ha già fatto in passato: competere».