

L’ALGORITMO ALLA SBARRA! – IL PROCURATORE GENERALE DELL’ALABAMA, STEVE MARSHALL, HA AVVIATO UN’INDAGINE SULL’INCIDENTE CHE HA VISTO DUE MODELLI DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE DI OPENAI INTROMETTERSI IN UNA PIATTAFORMA INTERNET DI PROPRIA INIZIATIVA, LO SCORSO MESE DI LUGLIO – LE INDAGINI MIRERANNO A STABILIRE SE “L’INCAPACITÀ O LA RILUTTANZA DI OPENAI A GARANTIRE LA SICUREZZA DEI PROPRI PRODOTTI” COSTITUISCANO UNA VIOLAZIONE DELLE NORME STATALI A TUTELA DEI CONSUMATORI E “RAPPRESENTINO UN RISCHIO CONTINUO DI DANNO SOSTANZIALE PER I CITTADINI”…

Il procuratore generale dell’Alabama Steve Marshall ha annunciato l’avvio di un’indagine sull’incidente che ha visto due modelli di intelligenza artificiale (IA) di OpenAI intromettersi, di propria iniziativa, in una piattaforma internet nel mese di luglio.
Le indagini mireranno a stabilire se “l’incapacità o la riluttanza di OpenAI a garantire la sicurezza dei propri prodotti” costituiscano una violazione delle norme statali a tutela dei consumatori e “rappresentino un rischio continuo di danno sostanziale per i cittadini” dell’Alabama, secondo un comunicato. Interpellata dall’AFP, OpenAI non ha fornito alcuna risposta immediata.
A fine luglio, la start-up californiana ha riferito che, durante alcuni test, due dei suoi modelli sono sfuggiti dal loro ambiente confinato per collegarsi a Internet e hanno preso d’assalto il sito Hugging Face, una sorta di biblioteca di programmi di intelligenza artificiale. Lì cercavano elementi che consentissero loro di superare i test a cui erano sottoposti.
All’inizio di agosto, i procuratori di 15 Stati, tra cui l’Alabama, avevano già inviato a OpenAI una richiesta di conservazione di tutti i documenti interni relativi all’incidente, nonché a eventuali eventi simili verificatisi in precedenza. Avevano inoltre ingiunto alla start-up di non effettuare più test che potessero portare a un attacco simile a quello di luglio.
A questa richiesta OpenAI non ha risposto, ha riferito all’AFP un portavoce del procuratore dell’Alabama. “L’incidente di Hugging Face ha rappresentato un momento importante per la sicurezza dell’IA”, ha commentato il gruppo al sito TechCrunch. “Stiamo conducendo una valutazione approfondita (dell’episodio) con l’aiuto di consulenti esterni”.
Una volta completata questa analisi, “trasmetteremo una relazione tecnica al governo e renderemo pubbliche le nostre conclusioni”, ha aggiunto OpenAI. A metà agosto, l’azienda che ha creato ChatGPT ha annunciato di voler rallentare lo sviluppo di uno dei suoi nuovi modelli, denominato Astra, al fine di dotarlo di ulteriori misure di protezione per gestire le sue capacità avanzate, in particolare in materia di sicurezza informatica.


TRUMP SPARA LE ULTIME CARTUCCE CONTRO TEHERAN – ECCO IL “D-DAY ECONOMICO”: GLI STATI UNITI HANNO IMPOSTO SANZIONI A OLTRE 60 ORGANIZZAZIONI, INDIVIDUI E NAVI IN VARI PAESI COLLEGATI ALL’IRAN. LE RESTRIZIONI PRENDONO DI MIRA ENTITÀ CHE, SECONDO WASHINGTON, AIUTANO TEHERAN A PROCURARSI TECNOLOGIE PROIBITE E PROVENTI DERIVANTI DALLE ESPORTAZIONI DI PETROLIO – IL SEGRETARIO AL TESORO STATUNITENSE SCOTT BESSENT: “CONSENTONO AL REGIME IRANIANO DI ACQUISIRE TECNOLOGIE NUCLEARI E MISSILISTICHE VIETATE, CONDURRE OPERAZIONI INFORMATICHE E GENERARE ENTRATE DALLA VENDITA DI PETROLIO…”

Iran: Usa, imposte sanzioni contro oltre 60 organizzazioni e navi
Gli Stati Uniti hanno imposto nuove sanzioni contro oltre 60 organizzazioni, individui e navi in vari paesi collegati all’Iran. Le restrizioni prendono di mira entità che, secondo Washington, aiutano Teheran a procurarsi tecnologie proibite e proventi derivanti dalle esportazioni di petrolio.
Lo ha annunciato il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent. Secondo quanto da lui riferito, l’Ufficio per il controllo dei beni stranieri del Tesoro statunitense ha aggiunto alle proprie liste di sanzioni oltre 60 organizzazioni, individui e navi in tutto il mondo.
“Essi consentono al regime iraniano di acquisire tecnologie nucleari e missilistiche vietate, condurre operazioni informatiche e generare entrate dalla vendita di petrolio”, ha dichiarato Bessent. Il segretario ha sottolineato che gli Stati Uniti intendono aumentare la pressione sull’Iran e ottenere il suo massimo isolamento sulla scena internazionale. Washington prevede inoltre di tagliare le potenziali fonti di finanziamento per il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche.



BIG OIL, ENORMI GUADAGNI – LE PRINCIPALI COMPAGNIE PETROLIFERE EUROPEE HANNO REGISTRATO QUASI 18 MILIARDI DI EXTRAPROFITTI NEI PRIMI SEI MESI DELL’ANNO, UTILI PIÙ CHE RADDOPPIATI RISPETTO AL 2025 – PER QUESTO SONO FINITI NEL MIRINO DI ALCUNI GOVERNI UE, DECISI A FAR PAGARE LORO IL COSTO DELLA CRISI ENERGETICA CHE GRAVA SUI CONTI DELLE FAMIGLIE DA QUANDO È ESPLOSO IL CONFLITTO IN IRAN – SOTTO TIRO CI SONO LA POLACCA ORLEN, LA SPAGNOLA REPSOL, LE BRITANNICHE SHELL E BP, LA FRANCESE TOTALENERGIES, L’ITALIANA ENI – MA È UNA PARTITA ESTREMAMENTE DELICATA PERCHÉ SI PRESTA A CONTENZIOSI DI TIPO GIURIDICO…
Estratto dell’articolo di Marco Bresolin
Quasi diciotto miliardi di extraprofitti incassati nei primi sei mesi dell’anno, utili più che raddoppiati rispetto al 2025 e un bilancio destinato a essere ancor più ricco se si prende in considerazione il periodo estivo. Sono i numeri delle principali compagnie petrolifere europee, che ora si trovano nel mirino di alcuni governi Ue, decisi a far pagare loro il costo della crisi energetica che grava sui conti delle famiglie da quando è esploso il conflitto in Iran.
«Le compagnie petrolifere stanno registrando una redditività complessiva e margini sui prodotti raffinati che, pur potendo essere influenzati da carenze specifiche di alcuni prodotti, superano l’aumento dei prezzi del petrolio greggio» sottolineano i ministri delle Finanze di Italia, Germania, Spagna, Portogallo, Polonia e Austria nella lettera inviata al collega irlandese, presidente di turno dell’Unione europea […]
Il dato dei 18 miliardi di extraprofitti – 17,85 per l’esattezza – emerge da un report realizzato dagli esperti dell’organizzazione “Transport&Environment” (T&E), la principale organizzazione non governativa europea dedicata alla promozione dei trasporti sostenibili. […]
L’analisi tiene conto del volume d’affari globale delle società esaminate e stima in 7,5 miliardi gli extraprofitti generati soltanto all’interno del territorio dell’Unione europea: è questa la torta, destinata ad aumentare, sulla quale i governi promotori dell’iniziativa vorrebbero mettere le mani.
Nel mirino ci sono soprattutto la polacca Orlen (2 miliardi di extraprofitti in Europa), la spagnola Repsol (1,3 miliardi), le britanniche Shell e Bp (rispettivamente 1,2 miliardi e 900 milioni), la francese TotalEnergies (un miliardo), l’italiana Eni (550 milioni), l’austriaca Omv (300 milioni) e la spagnola Moeva (120 milioni).
Ma si tratta di una partita estremamente delicata perché si presta a contenziosi di tipo giuridico, visto che la Corte di Giustizia dell’Unione europea sta ancora esaminando alcuni ricorsi presentati dalle società energetiche contro il cosiddetto “contributo di solidarietà”, introdotto a livello Ue nel 2022 in seguito alla precedente crisi, esplosa dopo l’invasione russa in Ucraina. […]
I sei ministri, però, vogliono insistere su quella strada e stanare Big Oil, evitando che gli utili effettivamente realizzati in Europa vengano contabilizzati altrove per eludere l’eventuale imposta Ue.
«Dobbiamo affrontare la questione degli elevati prezzi dell’energia discutendo un quadro a livello europeo per tassare gli extraprofitti – si legge ancora nella lettera – tenendo conto degli insegnamenti tratti dal 2022, questa volta con un’analisi più specifica su come gli utili esteri delle compagnie petrolifere multinazionali possano essere inclusi in modo più mirato».
[…] Gli esperti di T&E suggeriscono di «introdurre un meccanismo permanente a livello Ue per la gestione degli utili in eccesso, con un meccanismo di attivazione predefinito. Tale meccanismo dovrebbe essere previsto dalla legge prima della prossima crisi e attivarsi automaticamente al superamento di una determinata soglia».
Secondo i dati di T&E, i 7,5 miliardi extra realizzati dalle compagnie petrolifere nel primo semestre per le attività all’interno del mercato unico europeo sono stati generati principalmente in Polonia (1,6 miliardi), Spagna (1,5 miliardi), Germania (1,2 miliardi), Francia (600 milioni) e Italia (500 milioni). Fatta eccezione per la Francia, tutti gli altri Paesi risultano nella lista dei firmatari.
Non solo: lo studio è accompagnato da un sondaggio che vede i cittadini italiani i più favorevoli in assoluto all’introduzione di una misura di questo tipo. La sostiene il 67% degli intervistati (di cui il 37% ha espresso un sostegno “forte”). Seguono a ruota i tedeschi (65%) e gli spagnoli (64%) […]



HASTA IL VISTO! – L’AMMINISTRAZIONE TRUMP INTENDE REVOCARE I VISTI PER BUSINESS E TURISMO DI CIRCA 200 MILA STRANIERI, CHE HANNO RICHIESTO LO STATUS DI RIFUGIATO NEGLI STATI UNITI TRA IL 2016 E IL 2026. LO RIVELA L’ASSOCIATED PRESS – UNA MISURA CHE SE ATTUATA, RAPPRESENTEREBBE LA PIU’ VASTA REVOCA DI MASSA DI VISTI NELLA STORIA AMERICANA E ANDREBBE PROBABILMENTE INCONTRO A CONTESTAZIONI LEGALI…
Usa: “Trump vuole revocare 200mila visti ai richiedenti asilo”
L’amministrazione Trump intende revocare i visti per business e turismo di circa 200mila stranieri che hanno richiesto lo status di rifugiato negli Stati Uniti. Lo ha riferito l’Associated Press.
Una misura che se attuata, spiega l’agenzia di stampa internazionale con sede a New York, rappresenterebbe la piu’ vasta revoca di massa di visti nella storia americana e andrebbe probabilmente incontro a contestazioni legali.
Il dipartimento di Stato dovrebbe annunciare nelle prossime settimane la revoca dei cosiddetti visti B1 e B2 – rilasciati tra il 2016 e il 2026 – ai titolari che hanno chiesto o stanno chiedendo asilo.
La notizia emerge da documenti del dipartimento di Stato ottenuti dall’Associated Press e da dichiarazioni di due funzionari statunitensi. La revoca dei visti non comporterebbe necessariamente una espulsione immediata, hanno affermato i funzionari.
La maggior parte delle persone con pratiche di asilo in corso subirebbe una riclassificazione della propria posizione, perdendo pero’ lo status di viaggiatore per affari o per turismo.

Usa: il Nevada fa causa a Trump per il piano sul fiume Colorado
Il Nevada ha avviato un’azione legale contro l’amministrazione Trump per bloccare un progetto che ridurrebbe l’accesso dello Stato alle acque del fiume Colorado.
Con le sue sorgenti nelle Montagne Rocciose, il Colorado e’ l’arteria vitale del sud-ovest americano. Rende possibile l’agricoltura in vaste regioni aride e garantisce l’approvvigionamento di acqua potabile a circa 40 milioni di persone, compresi gli abitanti di citta’ come Phoenix.
Tuttavia, decenni di sfruttamento insieme a diversi anni di siccita’, stanno mettendo a dura prova questo corso d’acqua, la cui gestione si e’ sempre basata su una sovrastima delle risorse disponibili.
La scorsa settimana, il governo federale ha annunciato una riduzione dei volumi d’acqua prelevabili dagli Stati del cosiddetto “bacino inferiore” (Arizona, California e Nevada), mantenendo invece invariati i diritti di utilizzo degli Stati del “bacino superiore” (Colorado, Nuovo Messico, Utah e Wyoming).
Il piano dell’amministrazione Trump prevede di ridurre il consumo complessivo di Nevada, Arizona e California di quasi 3,7 miliardi di metri cubi all’anno fino al 2036; una quantita’ equivalente a circa 1,5 milioni di piscine olimpioniche. La mossa del Nevada punta cosi’ a bloccare il progetto del presidente americano.
Secondo le autorita’ dello Stato americano questo piano potrebbe tagliare di due terzi la quota assegnata. E, sostiene sempre il Nevada, le conseguenze potrebbero essere devastanti in particolare per Las Vegas, una metropoli desertica che dipende dal fiume Colorado per il 90 per cento del proprio approvvigionamento idrico.
“Non si tratta di una presa di posizione politica”, ha dichiarato il governatore repubblicano del Nevada, Joe Lombardo. “E’ una questione di sopravvivenza per una comunita’ che rappresenta circa i due terzi della popolazione del nostro Stato”, ha precisato.

LA LIBERTÀ D’ESPRESSIONE IN AMERICA È UNA COSA SERIA: NON SI PUÒ ESSERE LICENZIATI PER UN’OPINIONE, ANCHE SE SCORRETTISSIMA – IL “WASHINGTON POST” DOVRÀ REINTEGRARE L’EDITORIALISTA KAREN ATTIAH, LICENZIATA PER ALCUNI POST PUBBLICATI DOPO L’UCCISIONE DI CHARLIE KIRK – ATTIAH SCRISSE DI NON VOLER FINGERE TRISTEZZA PER L’ASSASSINIO, RILANCIANDO DICHIARAZIONI RAZZISTE DELL’INFLUENCER DI ESTREMA DESTRA. IL GIORNALE DI BEZOS L’AVEVA LICENZIATA (ANCHE PER STRIZZARE L’OCCHIO A TRUMP), MA UN ARBITRO INDIPENDENTE HA DATO RAGIONE A LEI
USA: LICENZIATA DOPO POST SU KIRK, WASHINGTON POST LA DEVE REINTEGRARE
Il Washington Post dovra’ reintegrare l’editorialista Karen Attiah, licenziata per alcuni messaggi sui social pubblicati dopo l’uccisione dell’influencer ultraconservatore Charlie Kirk, e versarle gli arretrati salariali.
Lo ha stabilito un arbitro, ritenendo che il quotidiano non avesse “una causa valida e sufficiente” per il licenziamento. Kirk, sostenitore di Donald Trump, era stato ucciso il 10 settembre da un colpo d’arma da fuoco al collo durante un dibattito in un campus universitario dello Utah.
L’omicidio aveva provocato forte tensione politica negli Stati Uniti e minacce di repressione contro la “sinistra radicale” da parte del presidente. Attiah, editorialista del Post e docente alla Columbia University, aveva scritto di non voler fingere tristezza per l’assassinio e aveva rilanciato dichiarazioni razziste attribuite a Kirk nei confronti delle donne nere.
Il giornale l’aveva quindi licenziata, accusandola di “grave condotta scorretta” e di avere violato la politica interna sui social media. La giornalista, al Washington Post da undici anni, ha accolto con soddisfazione la decisione, sostenendo su X di essere stata costretta a lasciare per aver “detto la verita’”. Al momento del licenziamento aveva ricordato di essere l’ultima editorialista nera a tempo pieno del quotidiano. Il Washington Post ha dichiarato di rispettare la procedura arbitrale, senza ulteriori commenti.

CARO TRUMP, LA CINA HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO: LE SANZIONI SONO UN BOOMERANG – LA MAXI-OPERAZIONE DI RITORSIONE ECONOMICA DEGLI USA CONTRO L’IRAN MIRA A COLPIRE PECHINO, PRINCIPALE SPONSOR DEL REGIME DEGLI AYATOLLAH (COMPRA IL 90% DEL GREGGIO ESPORTATO DA TEHERAN). MA POTREBBE TRASFORMARSI IN UN CETRIOLONE DIRETTO ALLE CHIAPPE DI DONALD: L’IRAN È ABITUATO DA DECENNI A RESISTERE ALLE SANZIONI, PECHINO HA IL MONOPOLIO DELLE TERRE RARE E GUIDA IL FRONTE DEI PAESI DEL SUD GLOBALE CONTRO L’IMPERIALISMO USA (A CUI RISPONDE CON IL COLONIALISMO DELLA SETA) – IL MINISTERO DEGLI ESTERI CINESE: “ADOTTEREMO TUTTE LE MISURE NECESSARIE PER DIFENDERE I NOSTRI INTERESSI. LE PRESSIONI ALIMENTANO TENSIONI E CONFLITTI E DESTABILIZZANO L’ORDINE ECONOMICO”
IRAN: CINA CONTRO PRESSIONI USA, DIFENDEREMO NOSTRI INTERESSI
La Cina ha avvertito che adottera’ “tutte le misure necessarie” per difendere i propri interessi, dopo l’annuncio americano di una campagna per tagliare le risorse economiche dell’Iran e le minacce contro i Paesi che continueranno a sostenere Teheran.
“Le pressioni massime nell’ambito di una guerra economica non risolvono affatto i problemi”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jian. “Non fanno che alimentare tensioni e conflitti, provocare effetti di contagio, destabilizzare l’ordine economico e finanziario globale e danneggiare i diritti e gli interessi legittimi di altri Paesi”. “La Cina adottera’ tutte le misure necessarie per difendere fermamente i propri diritti e interessi”, ha aggiunto Lin.

NO PASDARAN! – GLI STATI UNITI HANNO MESSO UNA TAGLIA DA 10 MILIONI DI DOLLARI SUI VERTICI MILITARI DEI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE IRANIANI: “QUESTE PERSONE SONO A CAPO DI UNITÀ CHE HANNO PRESO DI MIRA IL PERSONALE E LE INFRASTRUTTURE CRITICHE DEGLI STATI UNITI” – L’ANNUNCIO POSTATO SU “X” DAL DIPARTIMENTO DI STATO CON LE FOTO DEL CAPO DEI PASDARAN, AHMED VAHIDI, IL COMANDANTE ALI ABDOLLAHI E ALTRI CAPOCCIONI DEL GRUPPO PARAMILITARE DI TEHERAN: “AIUTACI A CONTRASTARE QUESTE MINACCE. INVIA UNA SEGNALAZIONE…”
Taglia Usa da 10 milioni di dollari su capo e vertici Pasdaran
Gli Stati Uniti hanno messo una taglia da 10 milioni di dollari sui vertici militari dei Pasdaran: “Queste persone sono a capo di unità che hanno preso di mira il personale Usa con attacchi e le infrastrutture critiche degli Stati Uniti con operazioni informatiche.
Aiutaci a contrastare queste minacce. Invia una segnalazione oggi stesso”, recita l’annuncio su X del Dipartimento di Stato, rivolto a “chiunque possa fornire informazioni”, con le foto del capo dei Pasdaran, Ahmed Vahidi, il comandante Ali Abdollahi, il responsabile delle forze aerospaziali e droni, Said Aghajani, del cyberwarfare, Hamidreza Lashgarian, e dell’intelligence Majid Khademi.

CRYPTO-TRUMP COLPISCE ANCORA! – IL BITCOIN HA SUPERATO GLI 80 MILA DOLLARI, RAGGIUNGENDO IL MASSIMO DA OLTRE TRE MESI. EFFETTO DELLA DEBOLEZZA DEL DOLLARO, A SEGUITO DELLE MOSSE DEL SEGRETARIO DEL TESORO SCOTT BESSENT PER CALMARE IL MERCATO OBBLIGAZIONARIO, CHE HA RIDATO SLANCIO AL SETTORE DELLE CRIPTOVALUTE – LA SCORSA SETTIMANA “THE DONALD” HA ESORTATO IL CONGRESSO USA AD APPROVARE UNA LEGGE CHE DEFINISCA IN MODO CHIARO IL SETTORE DELLE MONETE VIRTUALI. DA ALLORA, IL VALORE DEL BITCOIN E’ AUMENTATA DEL 16%.
Il Bitcoin ha superato gli 80.000 dollari, raggiungendo il massimo da oltre tre mesi, grazie alla debolezza del dollaro statunitense, a seguito delle mosse del Segretario del Tesoro Scott Bessent per calmare il mercato obbligazionario, che ha ridato slancio al settore delle criptovalute.
La scorsa settimana il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha esortato il Congresso ad approvare una legge che definisca in modo piu’ chiaro il crescente settore delle criptovalute. Da allora, il Bitcoin, la piu’ grande criptovaluta al mondo, e’ aumentata del 16%.
Sui mercati asiatici, il suo valore si attesta a 80.323,24 dollari, dopo aver toccato in precedenza gli 81.237,94 dollari, il livello piu’ alto da meta’ maggio. Il Bitcoin e’ in rialzo del 28% da inizio agosto, avviandosi al suo maggiore guadagno mensile da novembre 2024.

“IL CANADA NON È UNA SUSSIDIARIA DEGLI STATI UNITI” – IL PREMER DI OTTAWA, MARK CARNEY, ATTACCA DI NUOVO TRUMP PER I DAZI IMPOSTI AL SUO PAESE E PREPARA LA RITORSIONE, CON TARIFFE SUI PRODOTTI AMERICANI – IL TYCOON CONTINUA A FARE IL COATTO CON I SUOI VICINI: “PENSIAMO SERIAMENTE DI CAMBIARE IL NOME DEL LAGO ONTARIO IN ‘LAGO AMERICA’, DATO CHE NON PREVEDIAMO DI FARE PIÙ MOLTI AFFARI CON LORO” – HILLARY CLINTON AL VELENO CONTRO “THE DONALD”: “MOLTI REPUBBLICANI FANNO IL TIFO IN SEGRETO PER CARNEY. NON RIESCO A IMMAGINARE CHE VI SIA MOLTO ENTUSIASMO ALL’IDEA DI UNA GUERRA COMMERCIALE CON IL CANADA”
DAZI: CANADA ALZA TONI, CARNEY ‘NON SIAMO UNA SUDDIDIARIA USA’
I leader politici canadesi hanno inasprito i toni in risposta alle più recenti minacce statunitensi di imporre dazi. Intervenendo in Quebec, il primo ministro Mark Carney ha dichiarato che Ottawa sarebbe disposta a trattare se Washington cambiasse rotta.
“Quando gli americani si siederanno per primi al tavolo negoziale, con il giusto atteggiamento verso le nostre industrie e in un’ottica di vera partnership, ovviamente ci siederemo anche noi al tavolo”, ha affermato.
Carney ha aggiunto che non accetterà l’idea che “il Canada sia una sussidiaria degli Stati Uniti” o che il Paese debba subire uno svantaggio rispetto agli USA. Il Ministro delle Finanze Francois-Philippe Champagne ha sollecitato una posizione ferma durante alcune consultazioni a Montreal.
“A un certo punto bisogna dire basta”, ha dichiarato Champagne, annunciando l’arrivo di sostegno federale per le imprese colpite dai dazi al 50%. Champagne ha sottolineato l’impegno in corso per costruire un’economia resiliente, affermando: “Il Piano A è sempre stato quello di costruire una forte economia canadese, eliminare le barriere commerciali interprovinciali, diversificare la nostra economia e realizzare grandi progetti nel nostro Paese”.
L’ex Primo Ministro Jean Chrétien ha esortato Ottawa a rispondere imponendo tasse all’esportazione su materie prime strategiche come energia, petrolio, gas naturale e potassa. “Se vogliamo restare in piedi, dobbiamo colpire dove fa male”, ha detto Chrétien.
“È lì che dovremmo applicare le tasse. Il vantaggio di una tassa sull’esportazione è che non siamo noi a pagare, ma gli americani”. Anche il Premier dell’Ontario, Doug Ford, ha assunto una posizione decisa, chiedendo l’adozione di tutte le contromisure disponibili. Ford ha avvertito che il Canada deve essere pronto a bloccare le esportazioni di elettricità e minerali strategici verso gli Stati Uniti qualora le relazioni commerciali dovessero deteriorarsi.
“Bloccherò le forniture”, ha detto Ford riferendosi alle spedizioni di minerali. “Non uscirà nemmeno un granello di sabbia dall’Ontario”. I dazi statunitensi del 50% su merci canadesi per un valore di 20 miliardi di dollari sono entrati in vigore subito dopo la mezzanotte di sabato, in seguito al fallimento di lunghe trattative commerciali tra i due Paesi. In precedenza, Carney aveva annunciato che i dazi di ritorsione sarebbero entrati in vigore a partire dall’8 settembre.

USA-CANADA: OTTAWA ANNUNCERÀ OGGI DAZI DI RITORSIONE
Il Canada annuncerà oggi dazi di ritorsione contro gli Stati Uniti. Lo ha riferito all’Associated Press un funzionario a conoscenza dei piani, inasprendo una disputa commerciale che si è notevolmente aggravata da quando sono falliti i negoziati con l’amministrazione del presidente Donald Trump.
Il primo ministro canadese Mark Carney ha dichiarato ieri che il Canada potrebbe dover abbandonare la strategia di rispondere ai dazi statunitensi in misura pari a quella applicata dagli Stati Uniti e ricorrere invece a ritorsioni più mirate, affermando che i funzionari stanno valutando opzioni volte a proteggere i lavoratori e le imprese canadesi.

TRUMP SFIDA IL CANADA, ‘IL LAGO ONTARIO SI CHIAMERÀ LAGO AMERICA’
Donald Trump minaccia di cambiare il nome del Lago Ontario in Lago America nell’ambito dello scontro commerciale con il Canada. “Gli Stati Uniti stanno seriamente considerando di cambiare il nome del Lago Ontario in Lago America, dato che non prevediamo di fare più molti affari con l’Ontario”, ha detto sul suo social Truth.
HILLARY CLINTON, REPUBBLICANI IN SEGRETO TIFANO PER CARNEY
Molti repubblicani fanno il tifo “in segreto” per il premier canadese Mark Carney nella guerra commerciale con gli Stati Uniti. Ne è convinta l’ex segretario di Stato Hillary Clinton. “Non riesco a immaginare che vi sia molto entusiasmo, nemmeno fra i repubblicani in Senato, all’idea di intraprendere una guerra commerciale con il Canada”, ha detto Clinton ricordando che il 40% delle esportazioni dell’Ohio e il 60% di quelle Michigan è diretto in Canada.
“Non riesco a immaginare che i repubblicani di quegli stati e nel resto del paese siano entusiasti dell’assurdità promossa da Trump. Probabilmente in segreto fanno il tifo per Mark Carney, che si è opposto agendo nell’interesse del Canada”, ha messo in evidenza.

DONALD, IL DAZIO TI TORNA FRA LE CHIAPPE! – IL CANADA RISPONDE ALLE TARIFFE IMPOSTE DA TRUMP: A PARTIRE DALL’8 SETTEMBRE SARANNO IMPOSTI DAZI DAL 15% AL 50% SU OLTRE 700 PRODOTTI AMERICANI, CHE HANNO UN VALORE DI CIRCA 20 MILIARDI DI DOLLARI – INOLTRE, IL GOVERNO STAZIA UNA PACCHETTO DA 5.4 MILIARDI DI DOLLARI DA DESTINARE AI SETTORI COLPITI DALLA GUERRA COMMERCIALE DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO…

Il Canada risponde a Trump, dazi dal 15 al 50% sui prodotti Usa
Il Canada ha annunciato la risposta ai dazi di Donald Trump. A partire dall’8 settembre saranno imposte tariffe dal 15% al 50% su una serie di prodotti americani.
Canada, 5,4 miliardi di aiuti ai settori colpiti dai dazi di Trump
Il Canada ha annunciato un pacchetto di aiuti da 5,4 miliardi ai settori colpiti dai dazi di Donald Trump.


Cbs, il capo della Cia a Mosca per alcuni incontri
Il direttore della Cia John Ratcliffe è volato in Russia a bordo di un aereo C-17 per alcuni incontri in programma oggi a Mosca. Lo riporta Cbs citando alcune fonti.
Un misterioso aereo militare americano è atterrato stamane a Mosca, secondo dati diffusi dal sito di tracciamento del traffico aereo Flightradar 24, ma nessuna conferma ufficiale è stata data dalle autorità russe e americane e non è possibile sapere quale sia lo scopo della eventuale missione. Secondo Flightradar 24, si tratta di un aereo da trasporto militare Boeing C-17 Globemaster III dell’aeronautica statunitense, con numero di codice RCH4555.
Il velivolo sarebbe atterrato all’aeroporto civile internazionale di Vnukovo proveniente da Riga, dove era arrivato il 23 agosto proveniente da Camp Springs, nel Maryland, dove si trova la base aerea di Andrews. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato di non avere informazioni sull’aereo e ha aggiunto che questa settimana non sono previsti incontri con funzionari dell’amministrazione statunitense al Cremlino.
Quindi sembra da escludere una nuova visita a Mosca degli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, che in passato hanno svolto il ruolo di mediatori tra Mosca e Kiev. Attualmente la mediazione di Washington è sospesa. Sui canali Telegram circola un video, non verificabile, realizzato da un’automobilista fermo nel traffico nel centro di Mosca in cui si vedono passare alcune auto con targa diplomatica americana, scortate dalla polizia.
Il luogo è il viale Novy Arbat e il corteo procede in direzione della parte della città in cui sorge anche il Cremlino. Altri canali ipotizzano che l’aereo possa essere arrivato a Mosca per riportare in patria qualche cittadino statunitense rilasciato dalle carceri russe.











