“Nella telefonata ha vinto Putin, Trump sbaglia tattica e ora l’Europa rischia”

Parla l’ex consigliera del tycoon:

“Il capo Cremlino ha ottenuto quello che voleva senza fare nessuna concessione”

Paolo Mastrolilli

Fiona Hill era dentro alla stanza, quando Trump e Putin si incontrarono ad Helsinki nel 2018, e la chiamata di ieri la giudica così: «Il capo del Cremlino ha ottenuto quello che voleva». Il problema però è assai più grande dell’Ucraina, e l’ex direttrice per l’Europa nel Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca lo riassume in questo modo: «Il sistema di sicurezza nato dalla Prima e dalla Seconda Guerra Mondiale è finito. Gli europei sono minacciati insieme da Russia, Usa e Cina: se non capiscono che è arrivato il momento di costruire le loro difese, le conseguenze saranno molto tetre».

Com’è andata la chiamata?

«A giudicare dai due comunicati, non è stata molto soddisfacente per la Casa Bianca. Quello del Cremlino è parecchio più lungo, ma a parte il cessate il fuoco relativo alle infrastrutture energetiche, non c’è molto di significativo. Putin ripete le sue posizioni massimalistiche, come la fine degli aiuti militari e di intelligence a Zelensky. Considerando che Trump aveva già in mano l’accordo sulla tregua con l’Ucraina, probabilmente si aspettava di convincerlo. Ma non si capisce usando quale leva, a parte cedere Kiev. Al capo del Cremlino non interessa poi così tanto mettere fine alla carneficina, perché aveva messo in conto una guerra d’attrito. L’economia e la società russa sono sotto pressione, ma il presidente americano non sembra intenzionato a sfruttare queste difficoltà a suo vantaggio. Quello in corso sembra più che altro un negoziato personale tra loro due, per definire le relazioni bilaterali, sulla testa degli ucraini e degli europei».

Quindi Putin ha bocciato la proposta di tregua di Trump, ma senza dirgli no, guadagnando il tempo per continuare l’offensiva?

«Esatto».

Cosa significa il cessate il fuoco per l’energia?

«Buona domanda. Forse Putin vuole salvare le infrastrutture che ritiene saranno sue. Nessuna concessione invece sui massacri dei civili o le garanzie di sicurezza. Quanto al negoziato per la tregua nel Mar Nero, serve solo ai russi, perché in quel teatro gli ucraini li stanno battendo, demolendo la flotta di Mosca».

Cosa si aspetta ora, un nuovo incontro tipo Helsinki?

«È possibile, escludendo l’Europa. È una guerra europea e in gioco c’è la sicurezza del continente, ma gli europei sono esclusi. Stiamo tornando a scenari da Prima guerra mondiale, tanto per le modalità del conflitto in trincea, quanto per la volontà di rilanciare i rapporti di forza tra grandi potenze».

Se fosse ancora alla Casa Bianca, cosa suggerirebbe a Trump?

«Che questa strategia non è nell’interesse suo e degli Stati Uniti. Capisco e condivido la sua volontà di migliorare le relazioni con la Russia e prevenire i conflitti nucleari, è l’obiettivo a cui ho dedicato la mia vita professionale. Ma il modo di riuscirci non è questo. Però lui non lo capisce, e non ha nessuno vicino disposto a dirglielo».

L’Europa ne pagherà il prezzo?

«Si trova fra l’incudine e due martelli, ossia Russia e Cina, e ora anche gli Usa. Per non parlare poi dell’Iran e la Corea del Nord, che combatte sul suo territorio. Questa sarà l’ultima guerra in cui Washington farà da garante per l’Europa, il sistema di sicurezza basato sulla presenza americana è finito».

Come dovrebbero reagire gli europei?

«Sull’Ucraina, sono l’unica possibile resistenza alla svendita di Kiev e dell’intero continente. Devono rialzare la testa, come Unione, come singoli Paesi, come costellazione di tutto ciò che gravita intorno all’Europa. La premier italiana Meloni può svolgere un ruolo cruciale. Ha ragione, ad esempio, quando dice che le garanzie di sicurezza all’Ucraina possono essere date anche fuori dal contesto Nato. Poi il continente deve convincersi che ha bisogno di costruire le strutture per badare alla propria sicurezza, non contro gli Usa, ma sapendo di non poter più contare su Washington come prima. Se lo non capirà e non agirà, la conseguenze saranno molto tetre».