Microsoft compie 50 anni: ha fatto la storia dell’informatica

La visione del tecno-hippie Bill Gates era destinata a cambiare il volto della società: «Nel futuro vedo un computer in ogni casa». La rivalità con Apple, Windows prendi-tutto, il processo Antitrust e gli anni difficili. Fino alla maturità del marchio che vuole «potenziare ogni persona sul Pianeta». E dopo i pc, il futuro prossimo è degli assistenti intelligenti personali

La data ufficiale è il 4 aprile 1975: ne abbiamo la certezza non perché la riporta Wikipedia, e a cascata tutti i siti, ma perché è nella giornata di oggi – 4 aprile 2025 – che Microsoft ha organizzato la festa per i 50 anni. Poco importa se la società – come peraltro riporta la stessa Microsoft nella bizzarra serie di video pubblicata a partire dal 2009 per raccontare la propria storia – è nata formalmente il 26 novembre del 1976. Cioè circa 7 mesi dopo la nascita di Apple (1 aprile 1976). Meglio anticipare i tempi, a quel 4 aprile del 1975 quando la società nacque di fatto, perché i due giovani (futuri) soci Bill Gates e Paul Allen – compagni, scostanti, di studi fin dall’adolescenza – si trasferirono in New Mexico, ad Albuquerque, per dare meglio seguito al primo contratto di un certo peso portato a casa: 31 mila dollari per sviluppare il software Basic per la Mits, la Micro Instrumentation and Telemetry Systems che in quell’anno iniziò a commercializzare il primo «microcomputer kit», ossia il mitico Altair 8800. Poco più di un prototipo che senza il software di Gates e Allen non era poi in grado di fare molto.

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La prima pubblicità di Microsoft, 1976

Un computer in ogni casa

Era iniziata una storia, quella dell’informatica moderna, che gira tutta intorno a una frase a dir poco famigerata, attribuita a Gates proprio in quel 1975: «Nel futuro vedo un computer su ogni scrivania e uno in ogni casa». A dirla oggi, sembrava una scommessa facile. Allora appariva come un’utopia da tecno-hippie. Perché quello erano considerati negli anni ’70 Gates e Allen, al pari di Jobs e Woznjack. A differenza dei manager Ibm, allora il colosso dei computer mainframe (quelli grandi come una stanza, per capirci), tutti camicia, cravatta e capelli in ordine. Nel 1978 Mirosoft contava «ben» 16 dipendenti e si spostò a Seattle, città di nascita di Bill Gates, dove in sostanza si trova tuttora. Nel 1980 le mosse che crearono la base di lancio: l’apertura delle vendite del software ad altre aziende, il primo ufficio internazionale dell’azienda (in Giappone), l’acquisizione (per 50 mila dollari) del sistema operativo Qdos (quick and dirty operating system, sistema operativo veloce e sporco) che sarà alla base del futuro Ms-Dos, la prima pietra angolare di Microsoft

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L’immagine iconica che compare ovunque nella sede di Redmond: i primi 11 dipendenti di Microsoft, con Gates e Allen alla «base» della piramide

Sempre del 1980 è l’assunzione del 30esimo dipendente, tale Steve Ballmer, il primo business manager assunto da Gates nonché – 20 anni dopo (spoiler) – suo successore alla guida dell’azienda, e del suo primo prodotto hardware: la Z80 Card, microprocessore su circuito stampato ideato dall’italiano Federico Faggin.

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La «softcard» di Microsoft progettata da Faggin

1975-2000: Bill Gates: la cavalcata nel futuro

Del 1981 è la foto storica di Gates e Allen circondanti da computer: era iniziata la Leggenda dei Micro-Kids (come recitava la prima pubblicità, nel 1976, dell’azienda, vedi sopra), Microsoft aveva chiuso il contratto di licenza di Ms-Dos con Ibm. Non la vendita del software, ma una percentuale sulla vendita di ogni pc. Gli hippie e i manager più che essere arrivati alle stesse conclusioni, si erano fusi nell’idea che il personal computer sarebbe stato il futuro. E con circa 3 miliardi di macchine – desktop pc o laptop – attive nel mondo, oggi possiamo dire con tranquillità che ci avevano visto bene. Di questi computer, a marzo 2025 – secondo Statista – Microsoft vanta più del 68% dei sistemi operativi installati (le varie versioni di Windows), con la principale rivale, 50 anni dopo ancora Apple, che non raggiunge il 20%. Il valore attuale dell’azienda, intorno ai 3 mila miliardi di dollari, è un record condiviso con (poche) altre big tech. Ma la strada per arrivarci è stata lunga, una storia che ci ha accompagnato nel cambiamento di molte delle nostre abitudini quotidiane, con la graduale «contaminazione» da digitale.

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Il contratto con Ibm lancia Microsoft nel futuro

In questi 50 anni Microsoft ha visto succedersi alla sua guida solo 3 amministratori delegati, tre porzioni di vita da multinazionale che corrispondono a epoche ben diverse e che possono suddividersi nei tre capitoli della storia di Microsoft. Bill Gates è lo storico co-fondatore e l’uomo della visione che ha condotto l’azienda ufficialmente fino al 2000, ma rimanendo alle spalle di Ballmer come Chief Software Architect e presidente per altri anni.

L’arrivo di Windows

Nel 1983 viene introdotto l’uso del mouse e sotto forma di un floppy disk, la prima versione di Word viene regalata (come demo) insieme alla rivista Pc World. L’anno è un altro di quelli da segnarsi in rosso: è l’esordio di Windows, di fatto un’estensione del Dos che permetteva la gestione «grafica» del sistema operativo: non più solo comandi a tastiera su sfondo nero, ma le «finestre» che utilizziamo tuttora. Quello che serviva per una reale diffusione di massa. Che poi questo nuovo prodotto Microsoft nascesse da un reverse engineering del sistema operativo fatto esordire da Steve Jobs per i propri Mac, è una storia nella storia. Di una rivalità reale e commerciale su una delle invenzioni più dirompenti della Storia, il personal computer, che spesso sfocia nella leggenda. Dalla fine degli anni Ottanta per quasi tutti i Novanta, essere Windows o Mac era un tratto distintivo da tribù. Ma nella realtà economica, per Microsoft fu una cavalcata che la portò a conquistare oltre il 90% dei pc del mondo. Eravamo intorno al 2000 e sarebbe poi iniziato un altro pezzo di storia.

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Windows 3.1, per molti utenti il primo Windows di una lunga serie

Windows continua a essere un ambiente operativo, non un vero e proprio sistema. Ma la sua adozione è miracolosa: nel 1990 Microsoft è la prima azienda di software per pc a superare il miliardo di dollari in vendite. La versione 3.1 di Windows inizia comparire in sempre più uffici e anche nelle case. E iniziano ad accumularsi le cause con l’Antitrust, quello americano e poi europeo, per comportamenti scorretti. Windows 95 vendette un milione di copie nei primi 4 giorni: il sistema operativo aveva «embedded» la prima versione di Internet Explorer, il browser della casa. Bill Gates scriveva il suo primo libro – «The Road Ahead», la strada davanti -, e Microsoft si preparava alla conquista anche dei nuovi spazi digitali, quelli online.

Il processo dell’Antitrust

Quelli a cavallo del Duemila furono però anni difficili, e Bill Gates lasciò la gestione all’uomo forte (e parecchio «tifoso» del marchio, vedi il video sotto) Steve Ballmer, dopo 25 anni alla guida della «sua» società. Nel giugno del 2000 la corte americana ordinò lo smembramento di Microsoft in due aziende separate, come soluzione del processo Antitrust iniziato nel 1998: l’azienda perse il 30% di valore, e malgrado nel 2001 la conclusione dell’iter giudiziario fosse meno drammatica (Microsoft acconsentì di aprire – a concorrenti e utenti – i segreti di Windows), l’indebolimento dell’azienda di fatto aprì la strada a vecchi (Apple) e nuovi (Google) concorrenti.

2000-2014: Steve Ballmer – La fine della magia?

I giocatolo non si era rotto, tutt’altro, solo stava prendendo anche altre forme. Di innovazione e commerciali. L’azienda da un lato dava l’idea di seguire le nuove correnti: nel 2001 entra nel mercato dei videogiochi con Xbox; nel 2009 viene aperto il primo negozio al dettaglio del marchio; si susseguono una serie di acquisizioni a dir poco strategiche: da Skype nel 2011 a Nokia nel 2013, fino a LinkedIn nel 2017. Dall’altro però la guida di Ballmer, troppo concentrata sul cosiddetto core business – il software per pc – fece in un certo qual modo deviare dal capire che la «strada davanti» stava prendendo altre direzioni. Del 2007 è la frase di Ballmer che ridicolizzava un nuovo prodotto Apple destinato a un certo successo: «Non c’è alcuna possibilità che l’iPhone ottenga una quota di mercato significativa. Nessuna possibilità: costa 500 dollari, non ha senso». Arrivò anche il momento dei Windows Phone, una storia iniziata tardi e male che durò meno di 5 anni. Il periodo più nero venne ben raccontato dal Wall Street Journal, al tramonto dell’era Ballmer: «In molti casi Microsoft aveva lavorato a progetti come smartphone, touchscreen, auto e orologi da polso intelligenti molto prima di Apple o Google. Ma l’azienda ha ripetutamente ucciso questi progetti promettenti perché minacciavano le sue mucche da latte». L’azienda innovativa per definizione era diventata un difensore fuori tempo massimo di un concetto di informatica che stava diventando vecchio. È un po’ la storia dei manager e degli hippie che torna, ma al contrario.

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Il «meme» creato da Microsoft dopo l’atto d’amore fatto da Nadella nel 2015 verso il rivale «open source»

2014-presente: Satya Nadella – La «nuova» Microsoft

Ma non era più certo epoca da hippie, anzi. Era arrivato il momento della definitiva maturità. Il 4 febbraio del 2014 divenne amministratore delegato di Microsoft Satya Nadella, definito «l’uomo del cloud» che era in azienda già da 22 anni. Una tradizione di azienda-famiglia, in proporzioni ormai oceaniche, che proseguiva. Nadella cambiò il mantra dell’azienda, coniando la frase che tuttora accompagna la strategia di Microsoft: «Dare maggior potere a ogni persona e a ogni organizzazione sul pianeta per poter raggiungere risultati più alti». Non c’erano più i nemici di Ballmer, ma altre aziende con cui fare affari: dalla pace con Linux alla collaborazione con Apple, l’azienda vendeva i propri software e servizi a tutti. A due anni dalla gestione Nadella il valore in borsa era salito del 60% sfiorando il record del 1999, nel 2023 il valore era decuplicato, con una crescita annua media del 27% dopo in sostanza 14 anni di calma piatta.